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Pubblicato il Giugno 22nd, 2016 | by Roberto Paravani

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Steven Wilson – Insurgentes (2008)

Tracklist
1. Harmony Korine
2. Abandoner
3. Salvaging
4. Veneno Para Las Hadas
5. No Twilight within the Courts of the Sun
6. Significant Other
7. Only Child
8. Twilight Coda
9. Get All You Deserve
10. Insurgentes

Etichetta KSCOPE/CD

Durata 55’22”

Personell
Steven Wilson (vocals, acoustic & electric guitars, acoustic & electric pianos, keyboards, synthesizers, harmonium, mellotron, bass guitar, percussion, drum & keyboard programming, ambient noise, loops) ● Gavin Harrison (drums, cymbals) ● Tony Levin (bass) ● Mike Outram (electric guitar) ● Dirk Serries (guitar drones) ● Jordan Rudess (piano) ● Clodagh Simonds (vocals) ● Sand Snowman (acoustic and processed acoustic guitars, recorders) ● Theo Travis (wah-flute, clarinet, saxophone) ● Michiyo Yagi (17-string bass koto, 21-string koto)

Il debutto di Steven Wilson non nasce frettolosamente nei ritagli di tempo tra mille attività, ma è un lavoro ambizioso cui l’autore ha riservato le sue migliori idee e parecchie energie. Wilson compone testi e musica, produce, si occupa del mix e suona una sfilza di strumenti, con il supporto di pochi illustri session-man. Lui stesso introduce il lavoro raccontando di essere stato influenzato da noise, post-punk e shoegaze, e cita Joy Division, Killing Joke, The Flaming Lips, My Bloody Valentine e The Cure: “la musica in forma canzone più sperimentale che abbia fatto”. Ormai è chiaro quanto il vestito dei Porcupine Tree inizi a stargli stretto e quanto si senta condizionato dagli altri componenti della band nella stesura dei pezzi. Così diventa un’esigenza creativa, il desiderio di esprimere le proprie idee senza condizionamenti esterni. E quindi i musicisti vengono scelti in base alla musica e non viceversa. E’ chiaro che lo stile melodico dei Porcupine Tree, soprattutto quelli del periodo , rimane palpabile, vedi , ma viene abbandonata in maniera quasi netta quella deriva heavy che ha caratterizzato le produzioni più recenti. Non mancano però quelle tipiche esplosioni sonore che ormai fanno parte del modo di fare musica di Wilson; la potentissima si giova proprio di queste alternanze, mentre è uno dei pezzi migliori per il contrasto creato mettendo insieme generi molto diversi tra loro. Il clima generale è spesso ancorato ad un rock malinconico ed onirico: il breve acquarello , unico strumentale di un album non cantato tantissimo, rende l’idea meglio di ogni altro. Ma a volte i sogni si trasformano in incubi: inizia come una morbida ballata pianistica per terminare in un inferno sonoro. Insomma, Wilson è in splendida forma creativa e è sia uno dei momenti più alti della propria vicenda artistica, sia un punto di svolta verso un nuovo, moderno concetto di progressive rock.

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