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Pubblicato il agosto 27th, 2016 | by Roberto Paravani

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Jon Anderson – Open (2011)

Tracklist

Open

1. Sun is Calling
2. Please To Remember
3. Who Better Than Love
4. Sun it Sings You / Given Chase

Etichetta Open Music/MP3

Durata 20’55”

Personell
Jon Anderson (vocals, acoustic guitar) ● Stefan Podell (music and orchestration, 6 and 12 string guitars, classical guitar, electric guitar, percussion, bass, additional vocals) ● Zach Page (classical and electric guitar) ● Kevin Shima (acoustic guitar, vocals) ● Zach Tenorio-Miller (piano, organ) ● Alexandra Cutler-Fetkewicz, Jon Fink and Susan Lerner (string arrangement and recording) ● Brian Hobart (percussion) ● Stephan Junca (drum kit, African percussion) ● Charles Scott (drum kit) ● Jane Luttenberger Anderson (“angel vocals”) ● Robert Foster, Ian O’Rourke, Madelyn Frey, Jacob Stringfellow, Aaron Wolfe, Amy Stevens (vocals) ● Billy James (additional backing vocals)

Il 25 ottobre del 2011, giorno del suo sessantasettesimo compleanno, Jon Anderson ha regalato (si fa per dire) ai suoi fan una suite di venti minuti, disponibile al momento solo in formato liquido, scaricabile legalmente da siti quali iTunes, Amazon e eMusic. Open è un lavoro epico, caratterizzato da una profonda natura orchestrale costruita da Stefan Podel, in uno stile tipicamente, meravigliosamente Yes, decisamente più Yes di quanto i quattro affannati reduci riescano oggi a fare. Per Anderson è un ritorno alle proprie radici; era un po’ che non lo si sentiva coinvolto nella composizione di un pezzo così lungo ed articolato, così magniloquente; perdonate un facile luogo comune: il suo ambiente naturale! Non che non sia abile o credibile quando si esprime nella forma canzone, ma siamo convinti che nella costruzione di suite sinfoniche, molto melodiche ma allo stesso tempo strutturalmente complesse e irregolari, sia una specie di genio. In questi minuti ci sono un po’ tutti i temi, i sapori, gli afrori della storia degli Yes: cambi di ritmo, impetuose intromissioni orchestrali, attimi di pura quiete e gli immancabili intarsi vocali. Il basso sembra di Squire, la chitarra ricorda quella di Howe, le tastiere di Wakeman sono invece sostituite dall’orchestra. Insomma, l’Anderson che molti amano di più. Vista l’età, è normale che non siamo all’apice della qualità; la tensione emotiva non è costante, qualche breve riempitivo è inserito qua e là e manca forse un momento melodico indimenticabile. E poi la voce che ha perso parecchio sia in termini di pulizia che di potenza. Però questo è un decorosissimo lavoro, che nella scala di valori delle suite di stampo yessiano, il cui vertice più alto è ovviamente rappresentato da Close to the edge ed il più basso da quella robaccia pubblicata di recente dai sopravvissuti, Open occupa una dignitosissima posizione intermedia. E forse anche qualcosa in più.

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