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Pubblicato il settembre 9th, 2016 | by Paolo Carnelli

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Peter Hammill – …all that might have been… (2014)

Tracklist
1. In Overview
2. The Last Time
3. Never Wanted
4. As for Him
5. Nowhere Special
6. Piper Smile
7. Wanted to Belong
8. This Might….
9. Inklings, Darling
10. Be Careful
11. Alien Clock
12. Drifting Through
13. Washed Up
14. Rumpled Sheets
15. Fool-proof
16. Can’t Get Home
17. Washed Away
18. Back Road
19. The Line Goes Dead
20. He Turns Away
21. Hooks

Etichetta Fie!/CD

Durata 48’53”

Personell
Peter Hammill (All instruments and vocals)

Esattamente come avveniva negli anni ’70, il leader dei Van der Graaf Generator continua a perseguire a ogni nuova uscita il suo personale percorso artistico, senza mai ripetersi. In un recente ed eccezionale incontro/seminario tenutosi al Conservatorio di Piacenza, Peter Hammill aveva rivelato come per lui, dopo oltre 40 anni di carriera, i momenti della scrittura e della registrazione fossero definitivamente collassati uno dentro l’altro, dando origine a un processo artistico che non prevedeva più tempi e momenti differiti. Dopo le esperienze già liminali dei precedenti Thin Air (2009) e Consequences (2012), ora con questo …all that might have been…viene a sfaldarsi definitivamente anche la forma canzone, involucro per eccellenza della musica rock, lasciando spazio a un flusso creativo libero e incontrollato, ideale stream of consciousnesscostituito da suoni e parole. Il contenuto dell’album si presenta infatti come un unico lungo brano di 48 minuti, suddiviso in 21 tracce quasi tutte di breve durata, brandelli di una storia esposta in un percorso non sequenziale, caratterizzato da una totale frammentazione armonica e dall’assenza di un vero e proprio centro tonale. Unico filo conduttore, la tensione sotterranea e tangibile, l’inquietudine lenta e inesorabile, che inchioda l’ascoltatore all’interno di un labirinto sonoro in cui risulta difficile districarsi. Novello Caronte (o Capitano Achab?) di una navigazione a dir poco perigliosa, Hammill fa ancora una volta tutto da solo, concentrandosi in particolare sui suoni delle tastiere e dei sintetizzatori, utilizzati spesso in maniera cinematografica, secondo la lezione di Angelo Badalamenti, e su graffianti interventi di chitarra elettrica distorta. Tutto intorno, le voci: cantanti, recitanti, parlanti, supplicanti, in una polifonia e una coralità che Hammill ha sviluppato da sempre in modo meticoloso quanto anticonvenzionale. Per chi volesse provare a penetrare ulteriormente l’opera, …all that might have been… è disponibile anche in una versione box contenente altri due cd, uno dei quali riconduce la sequenza musicale nell’alveo di dieci “songs”, le quali in realtà rappresentano il sedimentato su cui Hammill ha poi deciso di intervenire ulteriormente, facendo ancora un passo in più… per cercare di donare una nuova qualità al buio.

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