Incontri

Pubblicato il settembre 15th, 2016 | by Danilo Sala

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ARTI E MESTIERI: l’universo dentro la musica

Il ritorno degli Arti & Mestieri è uno di quegli avvenimenti che fanno bene alla musica e alla cultura. Negli ultimi anni il gruppo era rimasto più che attivo tra concerti, album live e pubblicazioni dal carattere prevalentemente antologico, ma da tanto (troppo) tempo mancava un album in studio realizzato con la dovuta cura e attenzione. L’uscita di “Universi Paralleli”, per di più su etichetta Cramps, ha colto un po’ tutti di sorpresa, ma la sorpresa è stata ancora più grande durante l’ascolto: si tratta infatti di un lavoro notevole, che rimanda direttamente ai fasti di “Tilt” ma senza alcun sapore nostalgico. Ne abbiamo parlato con i due membri storici, Furio Chirico (batteria e percussioni) e Gigi Venegoni (chitarre, tastiere) proprio alla vigilia del concerto che vedrà protagonisti gli Arti & Mestieri alla XVIII edizione del Moncalieri Jazz Festival 2015. Un concerto in cui insieme alla storica band ci sarà uno special guest d’eccezione… (foto Elena Vecchi)

Universi Paralleli è un disco importante per diversi motivi: è il primo “vero” album in studio dopo 15 anni, è quello che sancisce il ritorno con la Cramps, ma forse non tutti sanno che è figlio di un progetto che è partito dal Giappone…

Furio Chirico: E’ vero. Dopo tanti anni gli A&M finalmente hanno un vero e proprio team, formato dal management, ovvero Sfera Entertainment nella persona di Amy Ida, dalla direzione artistica fatta da me, e dalla produzione musicale che è ritornato a fare Gigi Venegoni, come era accaduto con Tilt. Solo che all’epoca al posto del management giapponese c’era Mamone, che era un grandissimo manager e che fu l’artefice del contratto con la Cramps. L’attuale management invece ha reso possibile il contratto con la King Records, una major giapponese, che è stato essenziale per poter uscire in maniera importante in quel territorio. Il primo obiettivo che si è posto questo team è stato quello di creare un paio di eventi fondamentali per rilanciare la formazione, tra cui il concerto del quarantennale a Tokyo dello scorso luglio, in cui sono stati coinvolti quanti più elementi possibili della storia degli A&M.

Quanti musicisti della formazione originale erano presenti a Tokyo?

Furio Chirico: In Giappone eravamo in quattro elementi sui sei della formazione storica. Oltre a me c’erano Gigi Venegoni, Arturo Vitale e Beppe Crovella.

Il fatto di essere partiti proprio dal Giappone non è casuale: il rapporto tra gli A&M e il Paese del Sol Levante da sempre è molto forte, molto particolare…

Gigi Venegoni: Ogni volta che andiamo lì, sembra di prendere un’astronave e scendere su un altro pianeta. Spiace un po’ dirlo, ma è così. La cosa che mi colpisce di più è che da parte loro si percepisce tutto il rispetto per il musicista in quanto donatore di emozioni e di felicità. Contrariamente a quanto accade nella società italiana, in Giappone come musicista sei assolutamente messo sullo stesso piano, se non preferito, ad altri professionisti come l’avvocato o il dottore, perché sei uno considerato in grado di donare gioia in senso spirituale ed emotivo. Quando alla fine del concerto di Tokyo tutto il pubblico si è alzato in piedi e ci ha tributato tre minuti di applausi mi sono emozionato. Non è una questione di egocentrismo, è che senti proprio la vibrazione di un gruppo di persone che ti sta ringraziando per una cosa che gli hai donato.

Universi Paralleli potrebbe essere definito un concept album, in quanto tutti i brani sono legati da una sorta di filo conduttore. Come è nata l’idea?

Furio Chirico: Stavamo tornando dal concerto al Gouveia Art Festival dell’aprile del 2013 e in aereo stavo leggendo un articolo molto interessante su questi “universi paralleli”. E’ veramente un concetto che racchiude tante cose, sia dal punto di vista scientifico che psicologico, come il doppio e tante altre situazioni. Così sono andato da Gigi Venegoni e Iano Nicolò che erano seduti lì vicino e gli ho detto che secondo me sarebbe stato un ottimo tema per un disco nuovo, sia a livello di testi che come ispirazione musicale. E’ partito tutto da lì. Ci è voluto un anno di lavoro continuativo ma alla fine ce l’abbiamo fatta.

Come è avvenuta la composizione dei brani?

Gigi Venegoni: Ho cominciato con quella che chiamo “composizione auto distruttiva”: compongo 100 pezzi e ne butto via 90, ho una specie di dissenso interiore che mi dice quando bisogna andare avanti e quando bisogna fermarsi perché non c’è niente di buono. Questo lavoro ferreo di selezione ha fatto in modo che quando ho portato i primi provini al gruppo da parte loro ci sia stato un discreto entusiasmo. Ovviamente ho aperto una strada perché poi anche gli altri potessero metterci del loro, però n questo modo si partiva da un buon punto di partenza. Il primo brano che ho salvato tra quelli composti è stato Alter Ego: l’ho fatto ascoltare a Furio e mi ha detto che secondo lui la strada era quella giusta. Da lì siamo andati avanti. E’ stato molto importante l’apporto di Piero Mortara perché mi ha aiutato a lavorare sugli arrangiamenti ritmici, armonici e melodici. Personalmente come chitarrista sono legato mani e piedi e anche emotivamente alla presenza di un tastierista, un po’ come avveniva per Pat Metheny e Lyle Mays: secondo me sono stati uno dei più grandi esempi di proficua collaborazione tra un chitarrista e un pianista. Lavorare con i due strumenti è molto difficile. Se non ti coordini bene, ti sovrapponi e fai dei pasticci. Bisogna capire dove sta lo spazio armonico del pianoforte, che è molto più esteso rispetto alla chitarra. Poi c’è proprio un gusto di arrangiare che io e Piero abbiamo sviluppato grazie a una collaborazione che dura ormai da sette anni.

Come si sono svolte le sedute di registrazione?

Gigi Venegoni: Il disco è stato registrato come si fa oggi. Tutto quello che necessitava di una sala di presa sonora coibentata acusticamente è stato registrato in questo studio stupendo che è Aenima Recordings. Lì abbiamo fatto la batteria, le voci, il violino e alcune parti di chitarra di Marco Roagna. Poi io mi sono portato tutto il lavoro a casa e ho cominciato a occuparmi della post produzione: ho aggiunto strumenti, ho registrato tutte le mie chitarre, in qualche situazione ho dovuto registrare anche degli altri violini. Ho lavorato in questa regia che ho portato a casa mia dove ho impiegato non meno di 60 giorni tra post produzione e mix perché andavano messe a posto tutta una serie di cose. Ma soprattutto perché tutti gli A&M ma soprattutto io e Furio seguivamo questo sogno di realizzare finalmente un disco degli A&M che non desse la sensazione ai nostri fan di essere l’ennesimo disco fatto solo per far vedere che esistiamo ancora.

Sicuramente è stato sorprendente che la Cramps vi abbia consentito di realizzare un album completamente nuovo invece di puntare sulle solite e pur encomiabili ristampe, magari con bonus tracks…

Furio Chirico: E’ vero. La proposta, abbastanza sorprendentemente anche per noi, ci è arrivata direttamente dalla Sony, grazie probabilmente anche ad Alfredo Tisocco che era proprietario della Cramps e che l’ha ceduta alla Sony, ma che è rimasto un personaggio importante all’interno di questo tipo di operazione. L’idea era quella di rilanciare una formazione storica ma ancora funzionante, forse l’unica insieme agli Area che continua a suonare senza cambiare direzione, non inquinandosi come purtroppo hanno dovuto fare altre formazioni per sopravvivere. In realtà alcune cose con la Sony erano già avvenute, come l’acquisizione e la ristampa di TiltGiro di Valzer. Probabilmente ha influito anche il successo della collana sul Prog italiano uscita in edicola con La Repubblica: ha venduto quattro volte di più di quella inglese. Anche i titoli della collana che hanno venduto meno hanno raggiunto comunque le 8 mila, 10 mila copie, che sono comunque tantissime per progetti non commerciali. Magari ora alla Sony proveranno a far fare un disco nuovo anche agli Area, chissà.



 

Tra gli ospiti presenti nell’album, spicca indubbiamente il nome di Mel Collins…

Furio Chirico: Possiamo dire che Mel ormai è diventato un nostro collaboratore, dato che con noi aveva già fatto anche altre cose in passato. Tutto è nato da un incontro a Parigi con Gigi Venegoni. Mel gli ha confessato che per lui gli A&M rappresentano il modo “diverso” di fare il prog. Suonare con i KC o con gli A&M per lui significa stare su due mondi differenti: uno anglosassone e uno mediterraneo. E’ per questo che la sua collaborazione con noi è così incisiva: non si tratta di comparsate magari limitate al classico solo, sui due pezzi in cui è presente ha lavorato di brutto. Specialmente il brano di sax soprano non è per niente facile: l’interpretazione è molto libera, ma non è un libero “free” in cui puoi fare quello che vuoi, il tempo c’è e non c’è ma devi stare dentro a una struttura. Per farlo bene non ci vuole solo tecnica ma anche espressività e Mel ci ha perso del tempo prima di essere completamente soddisfatto del risultato. Noi d’altro canto nei concerti che facciamo insieme omaggiamo sempre i King Crimson: quando uscirà il live che abbiamo registrato in Giappone ti renderai conto della versione di Starless che abbiamo suonato. Lo stesso Mel mi diceva che è stato come suonare Starless negli anni 70 ma con dei suoni di oggi.

Un’altra particolarità di Universi Paralleli è quella di avere in scaletta anche quattro brani cantati, con testi lunghi e articolati. Sembra che nell’economia del gruppo la voce e i testi siano diventati più importanti rispetto al passato…

Furio Chirico: Sicuramente è dipeso molto dalle tematiche dell’album, perché “universi paralleli” come contenuto andava trasmesso anche attraverso la poetica, la parola. Iano Nicolò ha delle caratteristiche particolari che in futuro riusciremo a sfruttare ancora meglio, ovvero la capacità di dare vita a queste “investigazioni vocali” che non sono facili da gestire. Trattandosi in origine di tecniche tibetane, ma poi riprese da Demetrio Stratos, c’è sempre il rischio che chi ascolta si faccia un’idea sbagliata. In questo album Iano ha deciso di escludere queste tecniche, cantando in modo forse più tradizionale
Gigi Venegoni: Per me esiste solo un prototipo di cantante prog, che è Jon Anderson degli Yes. Lui è un cantante che non ha nulla a che vedere con la vocalità del rock, si è formato sugli stilemi del prog con una voce originalissima e con un registro che quasi nessuno al mondo ha. Iano ha fatto degli sforzi enormi per entrare nella filosofia del prog, del jazz rock, della produzione originale degli A&M. Tra l’altro è molto importante dire che a parte “L’ultimo imperatore” dove io ho scritto il testo, gli altri testi sono suoi. C’è stata finalmente una collaborazione come si deve: lui mi ha mandato dei testi, io e Piero abbiamo provato a comporre delle musiche, lui ha provato a cantarle… insomma, abbiamo provato fino a quando lui non si è sentito a suo agio.

Ho saputo che sono stati realizzati anche dei videoclip promozionali, quando li vedremo?

Furio Chirico: Per L’ultimo imperatore è stato realizzato un doppio video, uno più semplice e l’altro più artistico. Quest’ultimo, girato da Michelangelo Dotta verrà proiettato il 12 novembre in occasione del concerto al Jazz Festival di Moncalieri.
Gigi Venegoni: Michelangelo Dotta ci ha aiutato per il piacere di aiutarci e questa è una cosa bellissima che mi fa tornare un po’ ai tempi di quando si stava in Cramps e Eugenio Finardi veniva in studio, mi toglieva il mio Les Paul e mi diceva “devo andare a fare un video, ho dimenticato la chitarra a casa te lo tolgo per un’ora e poi te lo riporto”
Furio Chirico: E’ giusto citare anche un’altra persona importante, che è Raffaello Palma: è grazie a lui che siamo entrati in contatto con Michelangelo. Ma d’altronde in questo lavoro ci sono molte forme d’arte collegate tra loro. Le presenteremo tutte il 12 novembre a Moncalieri.

Ad esempio le sculture presenti in copertina e nel booklet del cd?

Furio Chirico: Esatto. Si tratta di sculture realizzate principalmente da Luigi Farina che è un importante sculture torinese, e di una lastra in cui siamo riflessi incisa da Alma Zoppegni. Queste due sculture a Moncalieri saranno presenti sul palco come scenografia. Le foto del booklet sono di Sergio Cippo, la copertina è una foto d’arte, non è trattata. Hanno partecipato tutti senza chiedere niente.

Quindi il tour di Universi Paralleli parte ufficialmente da Moncalieri il 12 novembre?

Furio Chirico: In realtà siamo partiti dal Giappone a luglio, in Italia partiamo il 12 novembre a Moncalieri ma sicuramente dall’inizio del 2016 ci saranno altre date, perché in questo momento Mel Collins è occupato con i King Crimson e quindi non è disponibile. Sono previste date a Milano, Verona, Trieste, siamo in contatto con Veruno. Avendo un management e un ufficio stampa le cose stanno migliorando anche dal punto di vista dei concerti.

La bonus track presente nella versione italiana dell’album sancisce anche la nascita della collaborazione con Lino Vairetti degli Osanna…

Furio Chirico: Lui aveva scritto questo testo su Francesco Di Giacomo, intitolato NATO e a noi faceva piacere averlo come ospite nel nostro disco…
Gigi Venegoni: La cosa interessante è che io non sapevo che il testo era dedicato a Francesco: mi sono solo trovato in mano un testo che mi ha commosso, tant’è che ho composto la musica in dieci minuti. Come diceva Lucio Battisti, un buon testo ti suggerisce sempre una buona melodia, e infatti questo era il segreto di Mogol e Battisti. Dopo aver arrangiato e suonato il nuovo brano, Lino l’ha cantato in un giorno in un modo strepitoso e poi dopo ci ha detto a chi era dedicato. In questo modo la cosa ha assunto una valenza doppia.
Furio Chirico: a Moncalieri ci sarà anche una novità nel nostro concerto. Lino farà due o tre brani con noi: NATO, uno con Gigi e con il violinista Lautaro Costa e poi nel finale rientrerà e canterà Gravità in versione acustica con un suo testo. Sarà un modo interessante di far riascoltare Gravità nella versione originale come l’aveva compsta Gigi, cioè con percussioni chitarra acustica e i temi suonati dal violino e dal vibrafono. A questo verrà unito il nuovo testo di Lino. Per il futuro c’è la possibilità di una grande collaborazione tra A&M e Osanna, perchè tra noi ci sono affinità di vario tipo, abbiamo in comune una mediterraneaità nel vedere le cose. Magari negli Osanna questo aspetto è più sviluppato perché sono di Napoli, ma io considero la nostra “l’altra mediterraneità”, quella di chi non è nel sud Italia. L’idea è di fare dei concerti insieme e mostrare queste due facce, diverse ma molto italiane.

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