Isole

Pubblicato il settembre 18th, 2016 | by Paolo Carnelli

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Courtney Swain (Ben Knee, Ben Levin Group, solo artist)

I dieci album dell’isola deserta di COURTNEY SWAIN. Straordinaria cantante e pianista, Courtney è dal 2009 al centro del progetto Bent Knee, funambolica formazione trasversale di Boston recentemente approdata alla corte della prestigiosa etichetta americana Cuneiform. La giovane artista nata e cresciuta in Giappone ha pubblicato anche due album come solista e ha preso parte ad altri progetti, tra cui quello interessantissimo del chitarrista dei Bent Knee Ben Levin. More info:www.courtneyswain.com


THE IDLER WHEEL – Fiona Apple (2012)
I’m ashamed to admit that my mentality as a music-listener is that of a hermit. Once in a while I’ll come out of my little bubble to find a new album I enjoy, but then I’ll retreat back into my handful of favorites and listen to them until I can’t anymore. When this record came out, I was obsessed with it for a year. I was startled by the simple yet peculiar writing and orchestration, and I was floored by how brutal the lyrics were. My favorite track is “Regret” Mi dispiace dover confessare che come ascoltatrice sono un po’ una eremita. Ogni tanto esco fuori dalla mia bolla per cercare qualcosa di nuovo, ma poi me ne torno nella mia tana e ricomincio ad ascoltare i miei album preferiti fino alla nausea. Quando è uscito questo disco, l’ho ascoltato ossessivamente per un anno intero. Mi ha colpito la semplicità e al tempo stesso la particolarità delle composizioni e delle orchestrazioni, e sono rimasta sconvolta dalla brutalità dei testi. Il mio pezzo preferito è Regret

KARUKI ZAMEN KURI-NO-HANA – Ringo Sheena (2003)
I grew up in Japan, and Ringo was a Japanese alternative pop/jazz artist that I idolized. I’m not a huge fan of her work past 2010, but I loved her lyric writing, album production, and how she portrayed herself in public. This is her third and my favorite album. Around the time this album came out she had a very dark goth image with an added Japanese flare. Uncharacteristically for a female Japanese mainstream artist, Ringo was non-conformist and open to taboo topics. The title of the album translates to “Kalk, Semen, A Chestnut Flower (alluding to the clitoris)”. The lyrics are very cryptic and dark, and some of it is written and spelled using archaic Japanese. The album is terribly heavy with topics tackling guilt, depression, and death. The last song called “?? (Sô-retsu)” or “Funeral March” seems to be written in a perspective from beyond the grave, which reminds me a lot of Emily Dickinson’s poem “Because I could not stop for death…” which is also a very chilling piece — Sono cresciuta in Giappone, e Ringo era una cantante pop/jazz alternativa che idolatravo. Non mi piacciono molto gli album che ha pubblicato dopo il 2010, ma adoravo i suoi testi, il modo in cui erano prodotti i suoi lavori e la sua immagine. Questo è il suo terzo disco: all’epoca aveva un look molto dark goth con delle sfumature giapponesi. Stranamente, per essere una cantautrice donna giapponese, era assolutamente anticonformista e senza preclusione nel trattare anche temi generalmente considerati tabù. Basti pensare al titolo dell’album che allude alla sessualità e agli organi sessuali maschili e femminili. I testi sono molto oscuri e complicati, in parte sono scritti in giapponese arcaico. Tutto il disco è molto cupo, si parla di senso di colpa, depressione e morte. L’ultima traccia, Funeral March, sembra scritta da una persona che sta già dentro la tomba e mi ricorda molto il poema di Emily Dickinson “Because I could not stop for death…”, che è a sua volta tremendamente agghiacciante.

MOCKROOT – Tigran Hamasyan (2015)
I heard this album at a friend’s apartment on tour last June, and over the course of dinner I couldn’t stop remarking about how incredible the writing is. At first I found Tigran’s style of ornamenting phrases a bit jarring, but as I listened more I fell in love with it. This album is packed with tracks full of twists and turns, and I still haven’t figured out how the band stays together for a lot of them. The harmony is adventurous and uplifting, and I love how the dynamics encompass loving tender passages right along with heavy, intense riffs — Ho ascoltato per la prima volta questo disco a casa di un mio amico lo scorso giugno, mentre ero in tour. Mentre stavamo cenando non riuscivo a smettere di sottolineare quanto fossero straordinarie le composizioni. Magari all’inizio lo stile di Tigran può essere un po’ irritante, ma mano a mano che ascoltavo mi sono innamorata. Questo disco è pieno di sorprese e di svolte improvvise, ancora non sono riuscita a capacitarmi di come i musicisti riescano ad eseguire certi passaggi. Le armonie sono coraggiose e stimolanti, e adoro il modo in cui le dinamiche passano da momenti molto dolci e delicati a riff decisamente duri e energici.

…LIKE CLOCKWORK – Queens of the Stone Age (2013)
I am a big QOTSA fan, and it’s really difficult for me to chose between “Songs for the Deaf” (2002) and this album. I decided to go with this just because I haven’t listened to it quite as much as the other one. What I like about QOTSA is that they write amazing songs based on really quirky and interesting guitar riffs. As a piano player, I have a hard time getting out of chords and intervals when I write. Thus, I find the riff-driven writing and the unison guitar/bass/vocal lines to be really charged and exciting. This is an exhilarating album — Sono una grande fan dei QOTSA, quindi per me è stato molto difficile scegliere tra quest’album e “Songs for the Deaf” (2002). Alla fine ho scelto “…Like Clockwork” perchè l’ho ascoltato un po’ di meno. Quello che mi piace di più dei QOTSA è il modo in cui riescono a comporre delle straordinarie canzoni basate su dei riff di chitarra molto bizzarri e interessanti. Come pianista ho faticato molto ad uscire fuori dagli schemi, a comporre senza ragionare necessariamente in termini di accordi e intervalli tonali. Per questo mi esalto quando ascolto questo tipo di pezzi, guidati dagli unisoni di chitarra, basso e voce: ti danno una grande carica. Un album semplicemente esaltante.

SIR COLIN DAVIS CONDUCTS SIBELIUS – Sir Colin Davis, London Symphony Orchestra (2003)
One of the best classes I took at my alma mater was a course that analyzed that symphonies of Finnish composer Jean Sibelius. I learned a lot about how Sibelius used several “germs” or very small motivic ideas to weave into larger sections and textures. My favorites are the first and sixth symphonies. Sibelius has a way of blurring the barline or the beginning/ending of phrases and sections, and I find it very mysterious and intriguing. I also have fond memories of the sixth symphony, because the final exam for the course was to submit an analysis of that piece. During that time I was living with Jessica for a week, and we stayed up until 3 or 4 am every night trying to finish each of our final projects. I was working on the analysis project in a piano practice room, and when I looked over across the hall I would see Jessica working on her final projects, too. Her company helped me keep going through the night — Uno dei corsi di musica più interessanti che ho frequentato è stato quello che analizzava le sinfonie del compositore finlandese Jean Sibelius. Ho imparato molto su come Sibelius utilizasse tante piccole “cellule” di motivi musicali per andare a formare poi delle parti più complesse e strutturate. Le mie sinfonie preferite sono la prima e la sesta. Sibelius aveva l’abitudine di rendere meno definito il passaggio da una battuta al’altra o l’inizio e la fine di una frase musicale, una tecnica che trovo molto misteriosa e interessante. Sono molto legata alla sesta sinfonia anche perché l’esame alla fine del corso consisteva nell’elaborare un’analisi di quella composizione. All’epoca vivevo con Jessica Klon (la bassista dei Bent Knee) e ogni giorno facevamo le tre o le quattro di notte per cercare di ultimare i nostri elaborati per i corsi di musica. Mi ricordo che mentre ero impegnata al pianoforte per il mio progetto, lei era dall’altra parte della stanza alle prese con il suo. La sua compagnia mi ha aiutato a lavorare durante tutte quelle notti.

IN RAINBOWS – Radiohead (2007)
I love all of Radiohead’s albums, so it was difficult to chose one. I think I ended up with this one because it was the album that opened the door to Radiohead for me. Befor I heard this I had listened to “Hail to the Thief” (2003) but I didn’t get it. I think “Hail to the Thief” would have been my second choice. My favorite track off “In Rainbows” is “Weird Fish/Arpeggi”, and every time I hear it I get swallowed up in the folds of arpeggios and the beautiful harmony — Adoro tutti gli album dei Radiohead, quindi la scelta non è stata facile. Alla fine ho deciso per “In Rainbows” perché è stato l’album che mi ha aperto al loro mondo sonoro. In precedenza avevo ascoltato “Hail to the Thief” (2003) ma non mi aveva conquistato. Ora invece sarebbe stata la mia seconda scelta. Il mio pezzo preferito dell’album è Weird Fish/Arpeggi”: ogni volta che l’ascolto è come se venissi inghiottita nei meandri di tutti questi arpeggi e di queste stupende armonie

ABBEY ROAD – The Beatles (1969)
Growing up, we didn’t have a TV at our house. When we would have dinner, we always listened to my dad’s old CD’s. We rarely got new ones, and we would just play the same old ones over and over (which is probably why I listen to music the way I do…). My favorites were Cream, “Fresh Cream” (1966); Led Zeppelin, “Early Days” (yes, yes, I know it’s a best-of but I still loved listening to it); Creedence Clearwater Revival, “Bayou Country” (1969); The Rolling Stones, “Beggar’s Banquet” (1968); and “Abbey Road” This album is so different from everything else I picked, and it’s very nostalgic in addition to being a wonderful album — Quando ero piccola non avevevamo la tv in casa. Così mentre cenavamo mettevamo su qualche cd della collezione di mio padre: ascoltavamo sempre gli stessi titoli, dato che raramente c’era qualche nuovo cd in circolazione. Ripensandoci, forse è per questo motivo che sono diventata un’ascoltatrice così seriale e ripetitiva. In ogni caso, i miei preferiti erano “Fresh Cream” dei Cream (1966); “Early Days” dei Led Zeppelin (lo so che è un best of ma mi piace un sacco); “Bayou Country” (1969) dei Creedence Clearwater Revival, “Beggar’s Banquet” (1968) dei Rolling Stones e “Abbey Road”. E’ un disco completamente diverso rispetto agli altri che ho scelto, forse dentro c’è anche un po’ di nostalgia da parte mia, ma si tratta comunque di un album fantastico

IN ABSENTIA – Porcupine Tree (2002)
The production on this album always astounds me. It always sounds so full and the harmonies are lush. My partner and Bent Knee’s producer Vince Welch introduced me to Porcupine Tree, so whenever I listen to Porcupine Tree I feel like I’m melding with some part of Vince’s mind — Quello che mi ha sempre sorpreso di questo album è la qualità della produzione. Il suono è molto pieno e le armonie sono gustose. E’ stato il mio compagno Vince Welch, che è anche il produttore dei Bent Knee, a farmi conoscere i Porcupine Tree. Ogni volta che ascolto la loro musica ho come la sensazione che la mia mente si fonda con quella di Vince

DOUBLE BOOKED – Robert Glasper Trio (2009)
Since last summer, I’ve been trying to expand my palate as a pianist. I’m mostly a classically-trained pianist, but after Tigran Hamasyan’s “Mockroot” hit me, I’ve been thirsting to hear more tasty and jazzy harmonies. I love the relaxed and effortless mastery of the musicians that powers this album, and every time I turn it on my brain become engrossed in following the path of the notes and the shapes of the phrases — A partire dalla scorsa estate, ho cercato di ascoltare più musica in cui ci fosse il pianoforte. Sono una pianista classica, per lo più, ma dopo aver ascoltato l’album di Tigran Hamasyan mi è venuta voglia di approfondire anche l’ambito jazzistico dello strumento. Mi piace molto la rilassatezza e la scioltezza che trasmettono i musicisti presenti in questo album, e ogni volta che lo ascolto il mio cervello viene stimolato dalla voglia di seguire quel particolare percorso di note e frasi musicali

HUNKY DORY – David Bowie (1971)
This is an album that I enjoy, and I want to get deeper into. The songs sound simple but I gather there are a lot of odd phrases and really lovely harmonies. When I first heard the album through (quite recently, I’m ashamed to say), I was surprised that most of the songs were so familiar to me. David Bowie was a giant — Un album che mi piace ma che vorrei riuscire ad apprezzare ancora meglio. Anche se le canzoni apparentemente sono semplici, al loro interno ci sono un sacco di frasi musicali originali e delle armonie molto interessanti. Quando l’ho ascoltato per la prima volta (molto recentemente, devo ammettere) sono rimasta sopresa di conoscere già molti dei brani. David Bowie era un vero gigante

Those that were left behind…
Nine Inch Nails “Year Zero” (2007)
Kimbra “The Golden Echo” (2014)
Punch Brothers “Who’s Feeling Young Now?” (2012)
Dawn of MIDI “Dysnomia” (2013)

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