Cuore

Pubblicato il ottobre 19th, 2016 | by Lorenzo Barbagli

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Todd Rundgren’s Utopia – Todd Rundgren’s Utopia (1974)

Tracklist

Lato A

1. Utopia Theme (14:18)
2. Freak Parade (10:14)
3. Freedom Fighters (4:01)

Lato B

1. The Ikon (30:22)


Personell

Todd Rundgren (guitar, vocals) ● Mark “Moogy” Klingman (keyboards) ● Ralph Schuckett (keyboards) ● Jean Yves “M. ” Labat (synthesizers) ● John Siegler (bass, cello) ● Kevin Ellman (drums, percussion)


Molte delle mie canzoni erano scritte con le tastiere e stavo cercando un ruolo che mi permettesse di suonare di più la chitarra. Mi sentivo come se stessi sprecando tutti gli anni che avevo dedicato ad imparare l’improvvisazione con la chitarra dato che non ne stavo traendo vantaggio. Così, uno dei motivi per cui nacquero gli Utopia, almeno dal mio punto di vista, è che potevo dedicarmi di più alla chitarra.  — TODD RUNDGREN

Todd Rundgren è uno di quegli artisti poliedrici e geniali che ha avuto riconoscimenti soprattutto per la sua carriera di cantautore rock. Quando scoprii che la sua folle ed eterogenea discografia comprendeva anche una notevole parentesi dedicata al progressive rock, tra gli anni 1974 e ’75, portata avanti con il suo gruppo Utopia, lo apprezzai ancora di più. In realtà la band era stata assemblata già prima che debuttasse ufficialmente con il nome Utopia e il prog non risultava una materia estranea nei dischi da solista di Rundgren. Messe da parte le velleità individualiste di Something/Anything (1972), Rundgren aveva deciso di condividere con altri musicisti l’esperienza delle sue opere successive: A Wizard, A True Star (1973) e il doppio Todd (1974). In quegli album, da cui scaturì la prima line-up degli Utopia, ci fu un graduale e forse involontario avvicinamento di Rundgren nei confronti del progressive rock che andò a concretizzarsi pienamente in Todd Rundgren’s Utopia e che proseguì con Initiation (1975), altro capolavoro solista che, con i suoi 67 minuti condensati in un unico LP, viene considerato uno degli album singoli più lunghi della storia del rock. Rundgren aveva già sfidato i limiti temporali imposti dal 33 giri proprio con il primo lavoro degli Utopia, che comprendeva solo tre tracce nel lato A e la leggendaria The Ikon nel lato B. Fu proprio leggendo che nell’album era presente una suite da oltre trenta minuti che si risvegliò in me la parte curiosa e masochista di prog nerd, facendomi acquistare l’album a scatola chiusa. Ciò che mi trovai di fronte era un lavoro sontuosamente prog barocco e orgoglioso di esserlo ma, provenendo dagli USA, anche molto differente come sound da tutto quello che veniva prodotto in Europa negli anni ‘70.

Rundgren era praticamente l’unico chitarrista tra i sei elementi e, anche se a dominare erano inevitabilmente le tre tastiere, tutti gli strumenti trovavano il proprio spazio negli assoli. Se infatti ogni brano aveva minime parti cantate, il progetto Utopia consisteva principalmente nello sfogo strumentale dei musicisti, come avveniva nella jam psichedelica Utopia Theme, che non fu registrata in studio, ma bensì dal vivo per catturarne l’energia. Il secondo brano era il tortuoso nonsense funk fusion simil-zappiano Freak Parade, mentre Freedom Fighters rappresentava l’unico pezzo a possedere la classica “forma canzone”, comunque infarcito di polifonie vocali e sintetizzatori spaziali. Infine la debordante The Ikon era tutto quello che si poteva chiedere ad una suite e anche di più, ma senza gli arzigogoli classicheggianti e le atmosfere bucoliche. Piuttosto scandagliava con piglio futuristico le possibilità del flash rock attraverso la disco-dance anni ’70, lo space rock, il pop soul e la fusion. D’altra parte le radici stilistiche di Rundgren erano ben lontane dal classico progressive rock, la sua visione assomigliava più ad una versione estesa della propria musica ed è anche per questo che Todd Rundgren’s Utopia rimane un album unico. Semmai, un punto di contatto con il genere si rifletteva nelle liriche che sposavano, in un certo senso, idealisti e utopici simbolismi che andavano dai fantascientifici universi di The Ikon allo spiritualismo hippie presente su Initiation e nel successivo Another Live (1975), tematiche mutate dai trattati teosofici dell’esoterista Alice Bailey.

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