Incontri

Pubblicato il novembre 2nd, 2016 | by Paolo Carnelli

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DAVID CROSS & JINIAN WILDE : into “The Pool”

Nubi oscure sull’umanità, ma fortunatamente c’è sempre un raggio di luce a cui avvinghiarsi. Il violino infuocato di David Cross torna a splendere e regalare emozioni in SIGN OF THE CROW (Noisy Records, 2016), settimo album solista dell’ex King Crimson. All’interno della tracklist c’è un brano, The Pool, che spicca rispetto agli altri per intensità e bellezza: ce lo siamo fatti raccontare da Cross e dal cantante Jinian Wilde…

DAVID CROSS: The Pool è indubbiamente uno dei brani che piacciono di più al pubblico anche quando lo eseguiamo dal vivo. Quando ho scritto la melodia volevo creare qualcosa che potesse sintonizzarsi con lo stato d’animo delle persone, che potesse sostenerle nel momento del bisogno. Non so se ci sono riuscito, ma sicuramente abbiamo dato vita a qualcosa di molto prezioso. La difficoltà maggiore è stata riuscire a evitare di sovraccaricarlo di note. E’ una canzone molto personale ma al tempo stesso anche universale. E’ una melodia fragile che chiunque potrebbe cantare, ma al tempo stesso nella parte centrale del brano c’è anche un dialogo abbastanza complesso tra la chitarra elettrica e il violino. C’è una contrazione di energia, un’alternanza che è propria anche dell’animo umano. Abbiamo parlato molto tra noi, all’interno della band, su quale potesse essere il significato del testo scritto da Richard Palmer James, e ognuno di noi ha dato una spiegazione differente. Per me è qualcosa che ha a che fare con la filosofia buddista: siamo tutti destinati a vivere e a morire. E siamo tutti destinati un giorno a ritrovarci nello stesso posto.

JINIAN WILDE: non appena ho ascoltato questo brano, mi sono reso conto delle sue potenzialità. The Pool è stata la prima canzone della David Cross Band ad essere stata scritta specificatamente per la mia voce: questo significa che è perfetta per la mia estensione vocale e che con la mia voce ho potuto esplorarne tutte le possibilità espressive. Personalmente penso che il testo parli delle trasformazioni che ognuno di noi subisce interiormente ed esteriormente nel corso della sua esistenza. Affronta il tipo di relazione che abbiamo con noi stessi, a livello molto profondo (“into the pool, deep and dark all day”). L’argomento è il modo in cui riusciamo o meno ad accettare tutti i cambiamenti che la vita ci porta, positivi o negativi… cambiamenti che siamo costretti in qualche modo ad accettare per poter andare avanti. Penso anche che “the pool” sia la metafora di quel posto buio e oscuro che è presente in ognuno di noi, in cui sentiamo il bisogno di ritirarci quando la vita diventa troppo difficile da affrontare e ci sentiamo schiacciati da quello che sta accadendo intorno a noi. A volte non possiamo fare a meno di nasconderci, ed è assolutamente comprensibile. Il rischio però è quello di entrare in una dimensione apparentemente confortevole da cui diventa sempre più complicato uscire. Fortunatamente quasi sempre è la combinazione tra la nostra crescita interiore e l’aiuto di chi ci sta intorno (“and if you need a friend, my friend, you know I’ll be your guiding light”) a permetterci di riemergere. Uguali, apparentemente, ma in realtà diversi rispetto a come eravamo prima.



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