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Pubblicato il Novembre 18th, 2016 | by Massimo Forni

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BANCO DEL MUTUO SOCCORSO – Banco Del Mutuo Scoccorso (1972)

Tracklist

Lato A
1. In volo
2. R.I.P. (Requiescant in pace)
3. Passaggio
4. Metamorfosi

Lato B
1. Il giardino del mago
2. Compenetrazione


Personell
Francesco Di Giacomo – voce ● Vittorio Nocenzi – organo Hammond, clarino, voce ● Gianni Nocenzi – pianoforte, clarinetto piccolo mib, voce ● Marcello Todaro – chitarra elettrica, chitarra acustica, voce ● Renato D’Angelo – basso ● Pierluigi Calderoni – batteria


Succede a volte che decisioni “miopi” alla lunga producano involontariamente effetti più che benefici per la storia dei protagonisti coinvolti: è il caso del Banco del Mutuo Soccorso, gloriosa band del rock progressivo italiano…

Più di quarant’anni fa, agli albori del proprio cammino artistico, il Banco era legato contrattualmente alla RCA: i responsabili della prestigiosa casa discografica nel lontano 1971 avevano avuto modo di ascoltare brani come Il giardino del mago, Metamorfosi e R.I.P. (che poi saranno inseriti nel disco d’esordio), ma li avevano ritenuti, con spiccata “lungimiranza”, troppo complessi e privi di potenzialità di vendita.

Se mai ci fu una decisione priva di dubbi e di incertezze fu quella di rescindere il contratto che ci legava alla RCA. La casa discografica aveva già ampiamente dimostrato di non essere in sintonia con la nostra lunghezza d’onda. Noi volevamo incidere dischi perché fossero pubblicati, non perché i nastri finissero sommersi dalla polvere negli archivi. Riuscimmo ad ottenere la tanto agognata liberatoria e dopo un convincente pre-accordo con Sandro Colombini firmammo per la Ricordi — BMS

Il 33 giri omonimo, dagli appassionati rinominato “Salvadanaio-rock” per l’originale copertina a forma di salvadanaio (dalla cui fessura si può estrarre una striscia di cartoncino, sul quale sono stampate le foto dei musicisti, una sorta di contraltare alla celebre banana di Andy Warhol, realizzata per i Velvet Underground) viene pubblicato nel 1972 ed evidenzia, anche dalla mancata utilizzazione di strumenti elettronici, l’intento di non voler imitare modelli stranieri: i musicisti conferiscono al proprio suono (contraddistinto da una ricerca timbrica molto oculata) un’impronta marcatamente personale, molto “italiana” (sottolineata dall’inconfondibile e gradevole timbro del cantante Francesco Di Giacomo, una voce ben impostata, che può ricordare anche suggestioni e atmosfere operistiche), rifuggendo in tal modo le atmosfere esterofile, così in voga nel periodo.

L’album si rivela un grande successo di critica e di pubblico. Saranno vendute oltre trecentomila copie, nonostante la non impeccabile qualità della registrazione: proprio un bel gruzzolo, che fa onore alla simpatica copertina, che commenta il nome stesso della formazione, accostando in modo ironico al concetto di solidarietà quello di previdenza. Una musica decisamente nuova e moderna (soprattutto per l’Italia), fortemente evocativa, che abbandona definitivamente ogni retaggio beat, con una scrittura tecnicamente competente anche nella musica “colta”, che conosce le tecniche compositive della musica classica e ne fa sapiente uso, integrandole efficacemente con la lezione appresa da altri generi musicali. Notevole la differenza con altri gruppi italiani dell’epoca, che affondano le proprie radici nel rock angloamericano. Sulla scia di grandi formazioni, come i Procol Harum, il Banco del Mutuo Soccorso (quando le mode saranno cambiate e i nomi subiranno abbreviature generalizzate, il gruppo romano sarà citato semplicemente come Banco), predilige la doppia tastiera (costituita da organo e pianoforte), le cosiddette “twin keyboards”, tanto imitate da altri gruppi progressivi italiani (Locanda delle Fate e Corte dei Miracoli, per citare due tra i vari epigoni).

Il dialogo iniziale esprime il desiderio dell’uomo di ogni tempo di cercare la verità per poi toccare il giusto (In volo). Questo desiderio, d’altra parte, è tutt’altro che facile da realizzare; ci si può trovare davanti a realtà sconcertanti (R.I.P. è una delle tante), a constatazioni dolorose, che possono portare a non voler riconoscersi negli altri uomini (come in Metamorfosi) o addirittura all’alienazione (Il giardino del mago). Questo brano, che occupa non a caso quasi interamente la facciata conclusiva del disco, è il luogo ove ogni uomo potrebbe ritrovarsi un giorno qualsiasi, quando le delusioni, l’angoscia e la disperazione hanno logorato ogni sua resistenza spirituale. Arriva così ad una lucida follia, popolata da esseri orribili ed irreali, animata da assurde speranze — BMS

Il lavoro, con le sue composizioni molto articolate, ispirate da un ideale contrasto tra lo slancio della fantasia e il dramma del reale, rivela uno spiccato amore per la musica classica (sono citati il Secondo Preludio in Do minore dal Clavicembalo Ben Temperato di J.S. Bach e la Patetica di Beethoven) e una maturità artistica piena, non riscontrabile normalmente nelle “opere prime” ma neanche nei dischi successivi del Banco, superbamente ispirati, di grande fascino, ma forse privi di questa “primaverile” esplosione. I virtuosismi tastieristici dei fratelli Nocenzi (ben supportati dalla chitarra di Marcello Todaro e dalla sezione ritmica composta dalla batteria di Pierluigi Calderoni e dal basso di Renato D’Angelo), le tessiture complesse e la voce potente, densa di passione e grinta di Di Giacomo, figura imponente e carismatica (e anche per l’importanza riservata all’elemento vocale il Banco prende le distanze da tanti altri gruppi coevi, concentrati esclusivamente sugli aspetti musicali), conferiscono grande spessore musicale e suggestione ai pezzi. Di grande impatto è l’attacco di R.I.P. (divenuto poi un classico irrinunciabile nei loro concerti, col suo incandescente magma sonoro) e molto interessante la suite Il giardino del mago, lunga più di diciotto minuti e divisa in quattro movimenti: una durata smisuratamente ampliata, un segnale di forte discontinuità rispetto al passato (peraltro molto recente), una frammentazione in una pluralità di episodi, che avvicinano il linguaggio rock al mondo classico. Nell’album si alternano in modo sapiente umori diversi, momenti romantici, di grande intensità, tastiere che si distendono in modo fluido e ritmi vibranti, fraseggi morbidi e toni decisamente più aspri, mentre i testi (a volte ispirati ad episodi fantastici e luoghi immaginari, altre volte alla cruda realtà quotidiana) evidenziano momenti di alto lirismo, dall’incipit “ariostesco” di In volo (“Da qui messere si domina la valle / ciò che si vede è”…) alla riflessione intimista di Metamorfosi.

I viaggi coi pulmini erano molto precari. Spesso abbiamo corso il rischio di non arrivare per tempo ai concerti. A proposito, c’è un aneddoto legato ai nostri esordi. Andavamo a Novate Milanese, in maniera quasi clandestina perché non eravamo ancora conosciuti come la PFM o gli Osanna, a un raduno dove c’erano anche i Colosseum. Io ero a fare i tre giorni per la visita di leva. Feci solo un giorno e mezzo e poi sono, letteralmente, scappato. Suonava come l’occasione della vita, da non perdere per nessuna cosa al mondo. Così siamo partiti con altri gruppi alla volta di questo festival. Sull’autostrada ci fu una moria di pulmini, compreso il nostro. Fummo caricati sul furgoncino di un altro gruppo e il tratto finale, da Firenze, l’ho fatto viaggiando sdraiato sui pedali del mio pianoforte acustico, dovendo fare anche attenzione a non sbattere la testa contro la tastiera. Avevo insistito tantissimo per avere il mio pianoforte e quindi ne pagavo le conseguenze. Un’avventura… — GIANNI NOCENZI

Le soluzioni tecniche particolari o innovative non mancano, come ad esempio, la chitarra elettrica suonata con l’archetto, gli equilibri sull’organo Vox Continental filtrato nell’eco Binson, registrato a metà velocità e poi accelerato, il clarinetto in Mi bemolle adoperato con lo wah-wah e con un lungo eco ribattuto, il canto accompagnato da un vero quartetto d’archi, l’unisono della chitarra e del basso con la divergenza in coda. La fantasia creativa, la cura meticolosa del dettaglio, l’audacia armonica, la capacità esplorativa, che coglie fino in fondo ogni possibilità relativa al modello espressivo o ritmico, fanno di quest’album un autentico capolavoro. …E il “salvadanaio” fa il giro dell’Italia, da un festival alternativo all’altro, come è prassi consolidata nell’ambiente, anche se non sono sempre tour agevoli

E dopo quarant’anni, nel 2012, il “salvadanaio-rock” è tornato di nuovo in giro per la Penisola, stavolta in compagnia di degni compagni di viaggio: Le Orme, per festeggiare insieme l’importante ricorrenza.

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