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Pubblicato il Novembre 21st, 2016 | by Massimo Forni

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KING CRIMSON – In The Wake Of Poseidon (1970)

Tracklist

Lato A
1. Peace
2. Pictures of a City
3. Cadence and Cascade
4. In the Wake of Poseidon

Lato B
1. Peace – A Theme
2. Cat Food
3. The Devil’s Triangle
4. Peace – An End


Personell
Robert Fripp – guitars, mellotron, celesta, electric piano, devices ● Greg Lake – vocals except Cadence and Cascade ● Mel Collins – saxophones, flute ● Michael Giles – drums ● Peter Giles – bass guitar ● Gordon Haskell – vocals on Cadence and Cascade ● Keith Tippett – piano


Nessun discorso sul progressive-rock può prescindere dai King Crimson, il cui album d’esordio del ’69 In The Court Of The Crimson King è il capostipite di questo importante genere musicale…

Un disco che non evidenzia i limiti consueti delle opere prime: tutt’altro! È il primo in ordine cronologico, ma anche l’espressione più compiuta e insuperata (probabilmente insuperabile) del mondo progressivo. Una circostanza davvero rara, forse unica. Prescindendo dal valore artistico delle loro opere, possiamo notare facilmente come i King Crimson differiscano dalle altre band per la capacità di intuire dei percorsi inaspettati, per un grado di sperimentazione maggiore, che significa anche la realizzazione di un mondo sonoro che in certi momenti ti sorprende. I nostri dimostrano di possedere la capacità non solo di elaborare i linguaggi musicali preesistenti, ma di andare oltre, ponendo in essere soluzioni sonore del tutto innovative. Ecco l’autentica novità che li differenzia, ad esempio dai Genesis (i quali armonizzano efficacemente il loro linguaggio musicale con la lezione del passato, coniugano il loro stile con la migliore eredità del mondo classico): qui ci troviamo di fronte non a belle alchimie, che rimandano comunque a scritture, culture, composizioni musicali già conosciute; c’è una modernità che oltrepassa la semplice elaborazione, una composizione che risulta sempre più avanti dell’oggi. Intendiamoci: “ex nihilo nihil”. Anche i King Crimson hanno inventato qualcosa di importante, ma non dal nulla: la loro proposta musicale è debitrice nei confronti del classicismo dei Nice, dello sperimentalismo dei Pink Floyd e del melodismo dei Beatles e dei Moody Blues. Hanno, però, oltre a un notevole tasso tecnico (uno dei più elevati nell’intera storia del rock), la capacità di realizzare una sperimentazione che li porta su strade, non dico sconosciute, ma inaspettate e impervie. Il loro linguaggio musicale, raffinato e complesso, è senza dubbio nuovo di zecca e darà il via a quel grande movimento di gruppi inglesi, che aderiranno all’istanza di rinnovamento in modo diverso e personale. È veramente «giunto il momento di usare la testa nel rock’n’roll», tanto per citare una dichiarazione dello stesso chitarrista del “Re Cremisi”.

E’ passato un solo anno dall’uscita del capolavoro In the Court of the Crimson King, eppure gli equilibri interni al gruppo sono già precari, al punto che ben tre musicisti decidono di abbandonare la band: Ian McDonald, Greg Lake e Mike Giles (questi ultimi due contribuiranno però alla realizzazione, sebbene come semplici turnisti, del secondo album dei King Crimson, In The Wake Of Poseidon). La nuova formazione è saldamente nelle mani del chitarrista Robert Fripp (l’unico presente nell’intera discografia della band), impegnato anche al mellotron, ed è completata da Peter Giles al basso, Keith Tippett al pianoforte, Mel Collins ai fiati, come detto con la collaborazione di Greg Lake (voce solista in tre dei quattro brani cantati) e Mike Giles alla batteria, oltre che del vocalist Gordon Haskell nel brano Cadence And Cascade (uno dei pezzi all’epoca maggiormente riproposti dal vivo anche dalla nascente Premiata Forneria Marconi, quando si esibiva ancora come cover-band). I testi anche in questa occasione sono scritti dal poeta visionario Pete Sinfield. Simboli, magia, allegorie, personaggi fantastici colorano il secondo lavoro, così come era successo per il primo, ma ora l’esplorazione intellettuale si eleva ulteriormente e ha di mira la filosofia presocratica. Con Eraclito si riscopre l’unità degli opposti; l’armonia del mondo non risiede nella conciliazione dei contrari: la vita è lotta e opposizione e il suo rapporto consiste proprio in questo fatto, senza cui non ci sarebbe l’essere. L’universo è inteso come unità di tutti i contrari, mutamento continuo e fuoco generatore. Nella copertina del disco sono riprodotti i dodici archetipi dell’umanità (che nella successione dei loro stadi, rappresentano ciascuno precisi passaggi nel processo evolutivo della nostra esistenza) e nei testi si affacciano numerosi simboli esoterici di vaga ispirazione orientale, come nell’onirica e pessimistica Cadence And Cascade, che si infrange contro un muro di illusioni e ingannevoli miti. Nella mini-suite strumentale The Devil’s Triangle è esplicita, poi, la rivisitazione del primo movimento (Mars, The Bringer Of War) dell’opera The Planets, dell’eccentrico compositore classico Gustav Holst, grande appassionato di astrologia, peraltro nemmeno citato come coautore della composizione. Il testo della stravagante Cat Food ci riporta, invece, realisticamente dagli spazi siderali sul livello “terreno” di una concitata denuncia contro un mondo di plastica, che fagocita col suo consumismo ogni essere vivente.

Ciò che mi attira nel rock’n’roll è usarlo come mezzo per entrare in contatto, molto direttamente, molto personalmente, con qualsiasi cosa lo spirito della musica possa essere. La musica può comunicare un senso di qualcosa non proprio di questo mondo. Probabilmente ogni musicista professionista, e la maggior parte del pubblico che va ad assistere ai concerti, sarà stata toccata dalla musica in questo senso in più di un’occasione… Data l’universalità della musica, ne segue che chiunque può connettersi a questa corrente, essendo il musicista il conduttore di corrente… Alcuni strumentisti particolarmente dotati raggiungono un alto livello di contatto, sia in maniera innata o attraverso un periodo di allenamento. Per tutti quelli che hanno questa convinzione ne segue che la musica di tale natura è sacra e che il performer con la capacità di far passare la corrente o, cambiando di metafora, di aprire la porta a un altro livello di esperienza, appartiene in effetti alla categoria dei sacerdoti. — ROBERT FRIPP

Dal punto di vista musicale si ha una ulteriore conferma di quella prodigiosa rivoluzione dei suoni posta in essere nell’opera prima, un’innovazione profonda nella tecnica compositiva ed esecutiva, fonte di un amalgama sonoro a volte magico, ipnotico, altre volte straordinariamente dinamico e trascinante, altre volte ancora inquietante e minaccioso. Anche se non vengono raggiunte le vette artistiche del precedente disco, a causa del particolare momento di transizione dovuto ai repentini cambiamenti nella formazione, il lavoro rivela un’estrema densità di idee ed equilibrio strumentale, con sublimi aperture sinfoniche del mellotron, dal sapore epico, una ricerca spericolata e concitata nei meandri e negli abissi più remoti dell’intero cosmo, incursioni nel free-jazz, delicati sussurri onirici e una cura del particolare a volte quasi maniacale. Soprattutto il caos sonoro di The Devil’s Triangle lascia quasi attoniti per il suo avanguardismo, stupefatti di fronte al suo crescendo vertiginoso, in cui prevale l’estro geniale e individuale del leader, che sembra voler prendere le distanze dal melodismo romantico di McDonald. È vero: Pictures Of A City, lanciato sulla evidente scia di 21st Century Schizoid Man, pur ricalcandone le atmosfere estremamente tese con i suoi ritmi convulsi, è priva della potenza devastante di quel magma sonoro, ma l’album può essere considerato comunque la degna continuazione dell’elegante sinfonismo del primo lavoro (soprattutto per quanto riguarda la prima facciata del vinile, trattandosi di brani in gran parte già composti nella prima fase d’azione della band), con una coraggiosa sperimentazione (con tempi dispari e composti davvero inusuali per il mondo del rock) e un pizzico di intimismo e meditazione in più, che addolcisce il tessuto cristallino dell’acustica Peace, poetico atto introduttivo, centrale e finale di questa affascinante opera.

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