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Pubblicato il Novembre 24th, 2016 | by Paolo Carnelli

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Gianni Nocenzi – Roma, Planet Live Club, 23/11/2016

Il ritorno live di un grande artista come Gianni Nocenzi non poteva essere banale: dal vivo, la magia delle composizioni presenti nello splendido Miniature assume una forza ancora maggiore e quasi insostenibile.

Gianni Nocenzi è tornato, e questa è la prima buona notizia. La seconda è la presenza in sala, ad accoglierlo, di un pubblico numerosissimo e curioso, nonostante sia un giorno infrasettimanale. C’è grande attesa, si avverte in maniera palpabile. E allora è giusto arrivare al concerto per gradi, con Guido Bellachioma e Vittorio Nocenzi a fare gli onori di casa, dialogando con il sorriso sulle labbra ma introducendo elementi di riflessione profonda, sulla musica di Gianni e non solo. Poi finalmente il Maestro si palesa nella sua inconfondibile figura filiforme, dai movimenti eleganti e misurati. A metà strada tra il miracolo e l’apparizione divina. Ma soprattutto si materializza quello che ha da dire, il suo verbo: dalle sue dita sgorgano note di una bellezza assordante, trame di gemme inanellate con fili d’oro e argento. Miniature, il titolo del suo nuovo album solista, che ripropone per intero in due tempi, rimanda inequivocabilmente al lavoro certosino dell’artista, che dedica un tempo infinito a partorire qualcosa di estremamente piccolo ma al tempo stesso tremendamente prezioso. In studio c’erano solo Gianni e il pianoforte, e così è anche dal vivo, al Planet Live Club di Roma per la presentazione ufficiale dell’album.

Il maestoso Yamaha C7 fornito da Cherubini, marchio storico della Capitale che rimanda direttamente ai grandi raduni pop (prog) degli anni ’70, è lì, pronto ad accogliere il suo cavaliere e a “sciogliere le briglie” per alzarsi in volo. La microfonazione, curata nei minimi dettagli da Toni Armetta, a restituirci ogni singolo sussurro (ma anche ogni cannonata) proveniente dai tasti e dalle corde. E’ un canto delle sirene, quello che si sprigiona dalle dita di Gianni e arriva al pubblico presente in sala, attento, partecipe. Un viaggio che trova la sua ispirazione in Chopin, Bartòk, Rachmaninov, Schoenberg…  eppure anche se Miniature giunge a ben 23 anni di distanza dal precedente Soft Songs (1993), nelle sei composizioni non c’è voglia di strafare, non c’è una nota in più o una nota in meno rispetto a quanto necessario per rendere il messaggio sonoro limpido e profondo. Il concerto è finito, ma dopo le domande del pubblico c’è ancora tempo per un ultimo regalo: 750.000 anni fa l’amore? e Traccia II riallacciano il filo anche con il Banco del Mutuo Soccorso. Un passato così lontano, ma anche così vicino. Un passato che nessuno potrà mai cancellare.

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