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Pubblicato il novembre 25th, 2016 | by Lorenzo Barbagli

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Carlo Pasceri – Pink Floyd 1967-1972: Gli anni sperimentali (2016)


Casa editrice CreateSpace Independent Publishing Platform

Pagine 186

La discografia dei Pink Floyd, nonostante conti solo quindici album in studio ufficiali, è una tra le più ricche di tesori sepolti tra bootlegs, versioni alternative mai pubblicate ufficialmente, ma comunque oggetto di interesse, singoli e lati B introvabili (una problematica a cui il recente mastodontico e costoso box set The Early Years ha in parte ovviato). La stessa cosa si può dire della loro bibliografia, nella quale ci si può sbizzarrire nella ricerca dei particolari, declinata in monografie dedicate a singoli album oppure accurate biografie agiografiche. La collana “Dischi da Leggere” si è già occupata in passato dell’album Wish You Were Here sempre a firma di Carlo Pasceri, che ora focalizza invece l’attenzione su un periodo storico ben preciso, in questo caso quello che va dal 1967 al 1972, prima che la perfezione formale conseguita da The Dark Side of the Moon desse inizio all’inesorabile processo di disgregazione tra i quattro musicisti. La storia dei Pink Floyd a partire dal ’67 è quella di una lenta maturazione sul versante della ricerca sonora, che segna meglio di qualunque altro gruppo il passaggio dal beat alla psichedelia. E il libro di Pasceri ha proprio il merito di porre l’accento su quanto fosse all’avanguardia la musica della band inglese nei primi anni di carriera, pur rimanendo nella sua essenza tutt’altro che complessa: viene infatti messo a fuoco come sia stata di primaria importanza la ricerca sul suono, portata a compimento poi su Meddle, passando per una buona dose di approssimazione e sperimentazione forse un po’ ingenua che, senza volerlo, si è avvicinata alla musique concrete e all’aleatorietà. Chi conosce la grammatica musicale potrà apprezzare il volume in modo più completo, in quanto si dedica ad analizzare minuziosamente ogni canzone sia dal punto di vista costruttivo che formale, ma si tratta comunque, per conclusioni e spunto di riflessioni, di una lettura consigliata a tutti. “Pink Floyd 1967-1972: Gli anni sperimentali” riesce infatti bene a cogliere l’essenza di una band che, come sintetizza Pasceri, “attraverso il cesellamento di pochissima materia ha prodotto molti contenuti” e che ha raggiunto l’eccellenza senza sfoggio di tecnicismi, ma lavorando più sulla sostanza che sulla forma.

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