Over 40

Pubblicato il Novembre 30th, 2016 | by Massimo Forni

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TRAFFIC – Traffic (1968)

Tracklist

Lato A
1. You Can All Join In
2. Pearly Queen
3. Don’t Be Sad
4. Who Knows What Tomorrow May Bring
5. Feelin’ Alright?

Lato B
1. Vagabond Virgin
2. Forty Thousand Headmen
3. Cryin’ To Be Heard
4. No Time To Live
5. Means To An End


Personell
Dave Mason – vocals, guitars, harmonica ● Steve Winwood – Hammond organ, guitars, bass, piano, vocals ● Jim Capaldi – drums, percussions, vocals ● Chris Wood – saxophone, flute, vocals


L’inizio di carriera dei Traffic è folgorante, ma le divisioni interne non si fanno attendere molto: Dave Mason, dopo la fortunata pubblicazione di Mr. Fantasy, in polemica con Stevie Winwood sulla conduzione artistica del gruppo, abbandona i compagni…

Per nostra fortuna, Mason ci ripenserà ed entrerà in sala di incisione per registrare assieme ai Traffic il secondo, omonimo album del 1968. Siamo un po’ lontani dai bagliori psichedelici di Mr. Fantasy, non ritroviamo quelle arditezze armoniche del primo disco (originale e sperimentale impasto di suoni e colori) e non ci sono ancora quelle composizioni lunghe, caratterizzate da strutture complesse, arrangiamenti sofisticati e numerose divagazioni strumentali, che saranno presenti nelle opere del decennio successivo. Se, rispetto al precedente lavoro, minore è la propensione alla sperimentazione, è pur vero che non è riscontrabile quella certa frammentarietà che si rileva in Mr. Fantasy.

Sono completamente disorientato dallo scioglimento. Ho sempre avuto la sensazione che i Traffic stessero montando e montando, migliorando di giorno in giorno. Ogni sessione di registrazione stava abbattendo nuove barriere. Non sono riuscito ancora ad accettare completamente lo scioglimento. Eravamo tutti molto molto felici del nuovo disco. Magari ero un po’ triste perché non ne avevo seguito da vicino la realizzazione come il primo album, dato che in quel periodo ero molto preso con Beggar’s Banquet degli Stones. Passavo quattro giorni con i Traffic e i quattro successivi con i Rolling Stones. Il nuovo album è sicuramente migliore del precedente. Steve è molto turbato, e vuole andare via per un po’. E’ disorientato dalle sue stesse creazioni, e per riuscire ad aprire qualche altra porta ha bisogno di andare con dei musicisti inglesi conosciuti. Non abbiamo ancora molto a disposizione. Abbiamo inciso un singolo la scorsa settimana intitolato Medicated Goo, che mi piace molto. Era un riff molto orecchiabile in cui si sono imbattuti per caso, perfetto per un singolo. Penso che vi conquisterà. Abbiamo anche dei nastri registrati durante un concerto al Fillmore East, ma oltre a questo non c’è molto altro. Credo davvero che l’album attuale raccolga l’ultima manciata di pezzi originali dei Traffic. È stato bellissimo lavorare con loro. Traffic era un gruppo che sapeva sperimentare con la forma, spingendo per espandere la musica. È bellissimo che le persone degli Stati Uniti apprezzino quello che hanno fatto. Qualcuno ha detto che il nuovo album è tutto di Steve, ma non è vero. È metà di Steve e metà di Dave Mason — JIMMY MILLER

Il disco, pur sorretto da due anime compositive (Winwood e Capaldi da un lato e Mason dall’altro), evidenzia un’apprezzabile linearità e coerenza stilistica. Pur in una sobria semplicità espressiva, i Traffic realizzano fluide alchimie, grazie alla evidente ricchezza di ispirazioni (blues, folk, jazz, soul e rock) e una multistrumentale miscela di suoni. Non vanno oltre la “formula song”, ma conferiscono alle loro canzoni una forma elegante e un contenuto robusto. In un certo senso, lo possiamo considerare un disco di transizione, ma in un’accezione tutt’altro che negativa: è una superba conferma delle qualità di quattro musicisti che, pur essendo poco più che ventenni, dimostrano una notevole capacità tecnica e maturità artistica. I Nostri, poi, confermano la volontà di sottrarsi a quella corrente neoclassica che caratterizza sempre di più la scena musicale inglese: alle suggestioni dell’imperante rock sinfonico preferiscono, pur nell’elaborazione di una proposta musicale originale, confrontarsi con il collaudato linguaggio del blues, del folk e del jazz. C’è chi fa attentamente notare che «l’impatto dei Traffic sulla scena musicale è meno sconvolgente rispetto a quello generato da Jimi Hendrix e dai Pink Floyd, né la formazione è in grado di fare affidamento, come nel caso dei Beatles, su una autorevolezza conseguita negli anni del beat. Eppure, la loro musica (forse proprio per il fatto che evita clamori sperimentali, preferendo attingere a svariate e tradizionali fonti d’ispirazione) è un importante momento propositivo destinato a far scuola, e va considerata come la prima riuscita sintesi nel campo del rock progressivo». Punto di forza, poi, della formazione è, oltre alla notevole perizia strumentale dei singoli, la superba prestazione vocale di Winwood, che non possiede certamente un tono levigato: la sua è una voce ruvida, graffiante, piena di energia, dalle caratteristiche soul.

Entriamo nel dettaglio dei brani del nostro album: You Can All Join In di Dave Mason è una spensierata e gradevole espressione di folk che richiama alla mente paesaggi campestri, una rilassante ballata acustica contraddistinta dalla semplicità della struttura musicale. Spigolosa ed elettrica la successiva Pearly Queen, un rock-blues di Stevie Winwood (pregevole l’assolo di chitarra elettrica) e Jim Capaldi, dagli echi vagamente hendrixiani, dotato di notevole dinamismo ritmico. Di nuovo Mason protagonista in Don’t Be Sad, con la sua voce duttile ed espressiva, impreziosita da un efficace commento dell’armonica, per un suggestivo, indimenticabile momento di riflessione. Piacevoli striature jazz e un apprezzabilissimo inserto delle tastiere di Winwood in Who Knows What Tomorrow May Bring, canzone pop-blues accreditata anche a Capaldi e Wood, oltre che al giovanissimo leader della formazione, alle prese con un istrionico falsetto. E poi di nuovo Mason sugli scudi: sua è Feelin’ Alright?, ritmicamente coinvolgente, un hard-soul davvero esuberante, che sarà in seguito magistralmente ripreso ed immortalato da Joe Cocker. Brioso ed elegante anche l’intervento di Chris Wood al sax. A seguire, lo stesso Mason (coadiuvato nella composizione da Wood) ritorna alla ballata gioiosa e vivace (Vagabond Virgin), dal sapore folk, un delizioso quadretto dall’ambientazione quasi agreste, contraddistinto dalla prevalenza degli strumenti acustici e dagli intrecci vocali molto gradevoli. Si continua, poi, con uno dei migliori pezzi dell’opera: Forty Thousand Headmen, degli affiatatissimi Stevie Winwood e Jim Capaldi. L’introduzione ha delle sfumature evocative e misteriose, con l’arpeggio della chitarra acustica e il flauto protagonisti, seguiti da linee sonore corpose; una melodia intensa e profonda, che ci lascia alfine con una sensazione di sottile indefinitezza. Un arcano che soggioga l’ascoltatore. Il livello musicale si innalza ulteriormente con lo stacco imperioso del coro di Cryin’ To Be Heard, composta da Dave Mason. Vellutati arpeggi e un tappeto armonico avvolgente con il clavicembalo che accompagna in modo soave un cantato particolarmente struggente: un’accorata richiesta d’aiuto, una ricerca forse senza approdo. E subito dopo il duo Winwood-Capaldi confeziona una splendida e introspettiva No Time To Live, forse il momento più alto e toccante del disco. Ipnotica, ammaliante, percorsa per intero da un delicato e fascinoso velo di tristezza, con un’introduzione pianistica dal grande potere di suggestione e un accompagnamento dell’Hammond che enfatizza le tinte malinconiche, i toni elegiaci. Straordinaria, commovente. Al termine del lavoro i Traffic veleggiano nuovamente verso lidi sereni con Means To An End, dalla dimensione gioiosa e solare: una canzone (per la verità, non indimenticabile) del più che collaudato binomio Winwood-Capaldi.

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L’attività del gruppo in quest’anno di uscita del disco è particolarmente intensa: l’importante tour americano viene rimandato di una settimana a causa di un collasso che ha colpito Chris Wood e per dicembre i Traffic sono attesi da una grande serie di concerti in Inghilterra. È stata, poi, fissata l’uscita di un 45 giri a sorpresa e un nuovo album è in via di definizione. Passano, invece, soltanto due mesi (siamo agli inizi di novembre) e, incredibile, ma vero, l’annuncio clamoroso: i Traffic si sono sciolti! La notizia viene data a Londra proprio quando il gruppo è riuscito ad ottenere un grande successo negli USA. In più, l’album Traffic ha venduto nel Regno Unito 125.000 copie in soli cinque giorni, salendo vertiginosamente nelle classifiche di vendite, ma rischiando di rimanere l’ultimo disco della formazione. E poi voci insistenti riferiscono anche che Steve Winwood starebbe per registrare un disco con l’ex chitarrista dei Cream: Eric Clapton.

Appena il tempo di pubblicare questo secondo album e, come detto, è di nuovo separazione in “casa-Traffic”, ma fortunatamente neanche stavolta definitiva.

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