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Pubblicato il febbraio 23rd, 2017 | by Paolo Formichetti

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FATES WARNING – Bologna, Zona Roveri, 10/2/2017

I Fates Warning rappresentano, assieme ai Dream Theater, una delle più alte espressioni mondiali del prog-metal e stupisce non poco constatare come nella loro carriera abbiano ricevuto, rispetto ai connazionali, altrettanti riconoscimenti di critica ma non la stessa attenzione da parte del pubblico. Dischi come DISCONNECTED o il concept album A PLEASANT SHADE OF GREY hanno infatti tutti i numeri per competere ad armi pari con capolavori come IMAGES AND WORDS o METROPOLIS PART 2, ma non ne condividono né la notorietà né il volume di vendite. Nell’impossibilità di trovare una spiegazione razionale a questo mistero, è stato un grande piacere intraprendere il viaggio fino a Bologna per poterli ammirare nuovamente dal vivo a tanti anni di distanza da quel 6 marzo 1995, quando, in un Palladium di Roma stipato all’inverosimile, aprirono alla grande il concerto dei Dream Theater presentando un disco meraviglioso come INSIDE OUT.  Al tempo la formazione era stellare e vedeva tra le sue fila il funambolico chitarrista Frank Aresti, lo storico bassista Joe DiBiase (uno dei membri fondatori), e quella raffinata macchina da ritmo di Mark Zonder, oltre al “mastermind” Jim Matheos alla chitarra e a Ray Alder alla voce. Questi ultimi due sono gli unici superstiti di quella line up che attualmente è completata dagli ottimi Joey Vera al basso e Bobby Jarzombek alla batteria.

Il Zona Roveri è un capannone sperduto nella periferia industriale di Bologna ed appare come il tipico luogo da concerto metal. Alle 22,45, con il locale a dire il vero non troppo pieno, la band sale su un palco piccolo e abbastanza spoglio: l’unica nota di colore è infatti data da uno sfondo rappresentante la copertina dell’ultimo disco THEORIES OF FLIGHT. Ed è proprio con la prima traccia di questo disco, From The Rooftops, che iniziano le danze. Nonostante un’acustica lontana dalla perfezione e qualche iniziale problema di ronzii al microfono, la band appare in ottima forma e al trascinante brano iniziale fa seguire la storica e bellissima Life In Still Water, che manda in delirio il pubblico. Da questo momento in poi i musicisti iniziano a rilassarsi: Ray Alder, la cui voce non tiene più gli acuti come un tempo, ma di certo non sfigura, dialoga col pubblico e lo incita a lasciarsi andare, cosa che invece riesce assai facile a Joey Vera, che sul palco non trova un attimo di pace e sembra divertirsi da matti. La bellissima One fa gli onori di casa per il primo dei tre gioielli estratti dal concept-capolavoro A PLEASANT SHADE OF GREY, mentre dall’ultimo album vengono tratte l’orecchiabile e coinvolgente Seven Stars, cantata in coro da tutti, e la suite The Light And Shade Of Things. Il passato ancor più remoto fa capolino con un estratto dalla suite The Ivory Gates Of Dreams, tratta da NO EXIT, album che vedeva l’ingresso in formazione di Ray Alder, mentre da PARALLELS vengono selezionate The Eleventh Hour e Point Of View. Il tempo passa veloce e senza nemmeno accorgersene giunge la fine con un paio di acclamatissimi bis. Si tratta di due classiconi come Through Different Eyes e la micro suite Monument, che in poco più di sei minuti mostra l’immensa classe e fantasia di questo gruppo. Il clamore di un pubblico caloroso e appagato saluta l’uscita dal palco della band e vede finalmente Jim Matheos, concentratissimo per tutta la durata del concerto, lasciarsi andare ad un sorriso pieno di soddisfazione.

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