Live report

Pubblicato il maggio 19th, 2017 | by Paolo Carnelli

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INGRANAGGI DELLA VALLE + IL TEMPIO DELLE CLESSIDRE – Roma, L’Asino che Vola, 10/5/17

Secondo appuntamento con la musica Progressive Rock all’Asino che Vola, accogliente locale romano che ha da poco deciso di offrire una casa alle idee e proposte artistiche dell’amico Eugenio Stefanizzi. Grande partecipazione di pubblico, atmosfera stile CBGB, musicisti celebri e meno celebri a presenziare in un clima di complicità che nella Capitale non si respirava da tanto tempo.

Da applausi a scena aperta la performance degli Ingranaggi della Valle, giovane formazione romana che con il secondo album WARM SPACED BLUE (Black Widow, 2016) ha compiuto un salto di qualità notevole rispetto al già positivo esordio del 2013, lanciandosi in un jazz prog a tinte nordiche ad alto tasso di originalità. Anche dal vivo il gruppo capitanato dal chitarrista Flavio Gonnellini e dal tastierista Mattia Liberati ha confermato gli enormi progressi, omaggiando il pubblico con un’esibizione tirata ed equilibrata al tempo stesso, puntando intelligentemente sulla forza del collettivo piuttosto che sulle esternazioni dei singoli componenti (fatta eccezione per l’assolo di batteria del formidabile Shanti Colucci). Ottima anche la resa sonora, grazie a un mix che ha permesso ai presenti di apprezzare nel dettaglio tutte le sfumature sonore delle nuove composizioni.

Più sanguigna e tendente all’hard prog la proposta del Tempio delle Clessidre, guidati con inarrivabile eleganza dalle tastiere della bella Elisa Montaldo. C’era grande curiosità per ascoltare i brani del nuovissimo IL-LUDERE e per osservare in azione una vera e propria celebrità in ambito prog come il batterista Mattias Olsson (White Willow, Kaukasus, Änglagård): l’alchimia all’interno del gruppo funziona a meraviglia e l’energia dei cinque musicisti ben presto contagia anche i presenti. A riportare all’ordine i distratti di turno, più concentrati sullo schermo del proprio telefono piuttosto che sulla musica live, ci ha pensato lo stesso Olsson con un lancio “mirato” di bacchette destinato ad entrare di diritto nella storia di questa appassionante serie di concerti.  (foto Paolo Carnelli)

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