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Pubblicato il maggio 30th, 2017 | by Paolo Carnelli

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Gianluca De Rossi (Taproban)

Da oltre vent’anni Gianluca De Rossi è alla guida dei Taproban. Unico vero leader e detentore del nome del gruppo, De Rossi ha proseguito in tutti questi anni imperterrito sulla strada da lui tracciata fin dall’inizio: un prog rock sinfonico, tastieristico, a tratti barocco, ma mai fine a se stesso. Con i Taproban De Rossi ha all’attivo cinque album (il più recente PER ASPERA AD ASTRA è stato pubblicato nel 2017) e diverse partecipazioni a compilation e tributi. More info: www.taproban.com

CLOSE TO THE EDGE – Yes (1972)
Il capolavoro degli Yes, la cui musica qui raggiunge delle vette altissime. Mi ricordo che un’estate di qualche anno fa ascoltavo la suite mentre ero sopra una montagna, ad alto volume, e arrivato alla sezione: “I get up, I get down”, con l’organo da chiesa, mi sembrava di raggiungere il cielo, come in una specie di estasi auditiva; la musica degli Yes, infatti, può essere intesa come una sorta di scala per raggiungere il cielo (The Ladder… ), ma in un senso pienamente laico.

BRAIN SALAD SURGERY – ELP (1973)
Il mio preferito degli ELP. Una sensazione di terrore tecnologico pervade tutto il disco e ti tiene attaccato alla poltrona ad ascoltarlo come davanti ad un film dell’orrore. La freddezza che per anni gli è stata rinfacciata rappresenta la sua intrinseca bellezza, l’ipertecnicismo il solco che nessuno ha saputo più tracciare con la stessa maestria e consapevolezza, il suo sperimentalismo sonoro la chiave che ha aperto nuove porte alla musica elettronica in ambito rock. Più un piccolo/grande gioiello acustico: Still You Turn Me On

FOXTROT – Genesis (1972)
Album capolavoro dei Genesis, la summa della loro arte. Dall’intro di mellotron dell’epica Watcher of the Skies, regale e malinconico, agli arpeggi sofisticati di Can Utility and the Coastliners fino alla suite Supper’s Ready e la sua Apocalisse in 9/8, parabola musicale sull’eterna lotta tra Bene e Male… Tutto è meraviglioso e magnifico in questo album. Imprescindibile.

EXIT… STAGE LEFT – Rush (1981)
Un gruppo tecnico e spettacolare come i Rush ha saputo dare il meglio di sé soprattutto nelle esibizioni dal vivo, cosa che accade ancora oggi, a distanza di 40 anni dalla formazione della band. Per questo motivo il disco dei Rush che porterei sull’isola è il doppio live del 1981, dove raccolgono il meglio del loro periodo d’oro, quello degli album che vanno dal 1977 al 1981. Le versioni dal vivo dei brani inoltre risultano di gran lunga migliori di quelle in studio, forse perché interpretate con una maturità e una consapevolezza maggiori acquisita con gli anni (Xanadu, La Villa Strangiato). Neil Peart ci regala uno dei migliori assoli di batteria di sempre nella leggendaria YYZ.

BURSTING OUT – Jethro Tull (1978)
Anche per i Jethro Tull vale lo stesso discorso dei Rush, legato anche al fatto che quella del 1978 è stata senza alcun dubbio la loro migliore line up. Il direttore d’orchestra che ha sempre curato gli arrangiamenti sinfonici di tutti i loro dischi in studio, David Palmer, entra infatti in pianta stabile come secondo tastierista della band, cosa che, insieme alla definitiva maturazione di Barriemore Barlowe, divenuto ormai uno dei migliori batteristi in circolazione, porta i Jethro Tull a raggiungere in questi anni (1977-78-79) una perizia tecnica invidiabile e un’attenzione agli arrangiamenti che nei primi anni non c’era, quando l’esibizione live era invece maggiormente orientata a sconvolgere l’ascoltatore piuttosto che deliziarlo (LIVE AT ISLE OF WIGHT).

PER UN AMICO – Premiata Forneria Marconi (1972)
Album bellissimo in cui si condensa tutta la maestria italiana del fare Prog. Melodie mediterranee si fondono con la musica classica e con il rock anglosassone, servito in una salsa originale ed inconfondibile. Grandi arrangiamenti di chitarra e tastiere, su tutto però spicca la genialità cristallina di Mauro Pagani, sia al flauto che al violino, con cui ricama magistralmente melodie e fraseggi che donano al sound della Premiata quel valore aggiunto che altri gruppi non potevano permettersi, anche imitandone la formazione, semplicemente perché non all’altezza degli originali.

FELONA E SORONA – Le Orme (1973)
Tematica fantascientifica a me tanto cara per il capolavoro delle Orme e forse di tutto il Prog italiano. Le melodie e i testi si dipanano su una tela sonora di grande suggestione ed eleganza. Certo non dei maestri di tecnica, ma maghi delle sonorità: una sorta di Pink Floyd italiani, ma più poetici e romantici. Considero Ritorno al nulla uno dei brani più belli mai eseguiti al sintetizzatore Moog…

DARWIN! – Banco del Mutuo Soccorso (1972)
Il mio album preferito del Banco, anche se i primi tre sono tutti allo stesso altissimo livello. E’ forse la tematica evoluzionistica velatamente anticlericale a farmelo amare (“prova a pensare un po’ diverso, niente da grandi dei fu fabbricato…”), o le problematiche insite nella natura umana come le difficoltà per chi nasce con un’indole solitaria ad inserirsi in un gruppo (Cento mani e cento occhi) oppure come riuscire a farsi amare nonostante le apparenze (750.000 anni fa… l’amore?), o ancora la consapevolezza che la ricchezza e il progresso diventano inutili senza una discendenza (Miserere alla Storia). Tutte tematiche molto profonde queste, che invitano a riflettere sul presente alla luce del passato, che poi è la ragione di essere della Storia.

GREATEST HITS – Goblin (1979)
L’album migliore dei Goblin non può che essere la raccolta dei loro brani più famosi, dalle colonne sonore come PROFONDO ROSSO, SUSPIRIA e ZOMBI, passando per i dischi in studio svincolati dai film come ROLLER e IL FANTASTICO VIAGGIO DEL BAGAROZZO MARK. Questo gruppo ha sempre rappresentato per me una fonte inesauribile di ispirazione musicale.

IN THE COURT OF CRIMSON KING – King Crimson (1969)
Il capolavoro assoluto da cui tutto ha avuto inizio. La cosa che mi ha sempre sorpreso maggiormente in questo album è l’età dei musicisti, così giovani eppure così geniali e maturi da inventare un genere così difficile e ambizioso e un modo così originale e personale d’interpretarlo. Persino il loro disco successivo, IN THE WAKE OF POSEIDON, che in buona sostanza è una riproposizione del primo, risulta proprio per questo un altro capolavoro. Poi cambieranno tante volte strada, ma la loro maestria indiscussa rimarrà la stessa fino ad oggi. Inarrivabili.

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