Ristampe

Pubblicato il giugno 15th, 2017 | by Roberto Paravani

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Emerson Lake & Palmer ‎– Works Volume 1 (2017/1977)

Tracklist
CD 1
1. Keith Emerson – Piano Concerto No. 1
2. Greg Lake – Lend Your Love To Me Tonight
3. Greg Lake – C’est La Vie
4. Greg Lake – Hallowed Be Thy Name
5. Greg Lake – Nobody Loves You Like I Do
6. Greg Lake – Closer To Believing

CD 2
1. Carl Palmer – The Enemy God Dances With the Black Spirits
2. Carl Palmer – L.A. Nights
3. Carl Palmer – New Orleans
4. Carl Palmer – Two Part Invention in D Minor
5. Carl Palmer – Food for Your Soul
6. Carl Palmer – Tank
7. ELP – Fanfare for the Common Man
8. ELP – Pirates

Etichetta BMG/2 CD

Durata 41’06” + 46’02”

Personell
Keith Emerson (tastiere) ● Greg Lake (basso, chitarra, voce) ● Carl Palmer (batteria, vibrafono, xilofono, percussioni) ● Joe Walsh (chitarra in L.A. Nights) ● James Blades (marimba in Two Part Invention in D Minor) ● London Philharmonic Orchestra diretta da John Mayer ● Orchestre de l’Opéra de Paris diretta da Godfrey Salmon

Con BRAIN SALAD SURGERY (1973) gli ELP avevano toccato il vertice della loro creatività, raggiungendo anche ottimi riscontri nelle classifiche di mezzo mondo. Il seguente tour mondiale è un ulteriore trionfo, documentato dal faraonico live WELCOME BACK MY FRIENDS TO THE SHOW THAT NEVER ENDS del 1974 che chiude di fatto una fase della carriera del trio, senza dubbio la migliore. Dopo il tour, il gruppo si prende una pausa in cui ogni membro inizia a pensare a progetti propri. Poi i tre si ritrovano in studio per iniziare la lavorazione del loro progetto più ambizioso, anzi… presuntuoso: un doppio LP con una facciata destinata ad ogni elemento e una al gruppo, ma soprattutto un album in cui i nostri immodesti eroi hanno a disposizione una intera orchestra sinfonica con cui giocare: nasce WORKS VOLUME 1, il cui titolo già minaccia ulteriori episodi.

Il lato A del primo disco è appannaggio di Emerson: finalmente può appagare un sogno figlio della sua passione per la musica classica e comporre un concerto per piano e orchestra eseguito niente meno che dalla London Philharmonic Orchestra diretta da John Mayer. Mancano totalmente la batteria e ogni strumento avvicinabile al rock ma rimane il fatto che Emerson sa quello che sta facendo e si trova totalmente a suo agio nel ruolo di pianista classico. La sua “facciata”, per quanto priva di particolari invenzioni, è la più riuscita e, paradossalmente visto che non c’è nulla di rock, la più credibile tra quelle dei singoli ELP. Il “lato” di Lake è dedicato al suo grande amore per le ballate ultra-melodiche, con cui si cimenta con un certo gusto sin dai tempi dei King Crimson. E proprio con il supporto ai testi del vecchio sodale di quei tempi, Pete Sinfield, compone cinque pezzi caratterizzati dalla sua splendida voce e con qualche tiepida venatura rock e soul. Pezzi non particolarmente ispirati che non necessiterebbero assolutamente del tronfio supporto orchestrale con cui invece vengono arricchiti tramite la complicità dell’Orchestre de l’Opéra de Paris diretta da Godfrey Salmon. Tra i brani spicca C’est La Vie, che diventerà un cavallo di battaglia del Nostro: peccato che oltre all’orchestra irrompa anche il coro a ingolfare una composizione già di suo al pesante gusto di melassa. L’amore di Palmer è la batteria e la sua facciata è dedicata al suo strumento. Tutti i pezzi, poco strutturati e fin troppo eterogenei, sono solo stratagemmi per dar luogo al suo drumming funambolico. Palmer è nettamente il più sprovveduto dei tre dal punto di vista compositivo e quindi si affida all’aiuto di Emerson, a due trascrizioni classiche e a una rilettura di Tank (dal primo album di ELP del 1970): ma il risultato finale è veramente modesto.

Finalmente nella quarta ed ultima facciata un gruppo sempre meno gruppo, si ritrova in studio e si impegna in uno sforzo collettivo quasi all’altezza dei giorni migliori: il marziale rifacimento di Fanfare for the Common Man di Aaron Copland diventerà come e più di Hoedown, dello stesso autore, il momento cruciale di tutti i futuri concerti, mentre la chiusura è affidata ad una composizione di Emerson, Lake e Sinfield, la divertentissima Pirates. WORKS esce il 17 marzo del 1977 proprio mentre il punk sta incendiando Londra, senza ottenere il successo sperato. Il gruppo, ormai in pieno delirio di onnipotenza, decide di portarsi in tour una intera orchestra sinfonica, ma dopo poche date in cui i costi divorano i ricavi, il gruppo stesso decide di tornare alla realtà e di proseguire in proprio. Gli ELP ancora non se ne rendono conto, ma il declino artistico e commerciale è già arrivato e ringhia all’uscio. Questa nuova ristampa prevede solo la rimasterizzazione dei brani originari e non aggiunge elementi d’archivio, visto che tutto il materiale in esubero sarà repentinamente riciclato in WORKS VOLUME 2. Ma questa è un’altra (triste) storia che affronteremo presto.

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