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Pubblicato il luglio 24th, 2017 | by Paolo Carnelli

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Roger Waters – Is This the Life We Really Want? (2017)

Tracklist

1. When We Were Young
2. Déjà Vu
3. The Last Refugee
4. Picture That
5. Broken Bones
6. Is This the Life We Really Want?
7. Bird in a Gale
8. The Most Beautiful Girl In The World
9. Smell the Roses
10. Wait for Her
11. Oceans Apart
12. A Part of Me Died

Etichetta Columbia Records/CD

Durata 54’06”

Personell

Roger Waters (voce, chitarra acustica, basso) ● Nigel Godrich (tastiera, chitarra, effetti, arrangiamenti) ● Gus Seyffert (chitarra, tastiera, basso) ● Jonathan Wilson (chitarra, tastiera) ● Roger Joseph Manning Jr. (tastiera) ● Lee Padroni (tastiera) ● Joey Waronker (batteria) ● Jessica Wolfe (voce) ● Holly Laessig (voce)

Ascoltare un nuovo album in studio di Roger Waters, 25 anni dopo AMUSED TO DEATH fa uno strano effetto. Come quando sull’autobus ti capita di sederti vicino a un vecchio che tira invettive con voce sommessa, lamentandosi della vita e di come sono peggiorate le cose negli anni. Per un attimo c’è sempre la tentazione di limitarsi ad annuire e fare finta di ascoltare quelle parole dolcemente sconnesse, attraverso cui emerge in tutta la sua drammaticità il disagio che ci circonda. Del resto l’indifferenza è la chiave di lettura per capire appieno il momento che stiamo vivendo: non siamo diventati forse tutti “piacevolmente insensibili”? E quindi i bagnanti che prendono placidamente il sole sulla spiaggia mentre a pochi metri da loro sbarca l’ennesimo carico di disperati, come racconta Waters. Storie tristi nella cui cruda materializzazione sonora la produzione di Nigel Godrich (Radiohead, U2, Paul Mc Cartney, Beck, REM…) ha un peso notevole: al centro di IS THIS THE LIFE WE REALLY WANT? ci sono totalmente e indiscutibilmente la voce e soprattutto le parole di Waters. Il resto è quasi solo cornice e sottofondo: chitarra acustica, bellissimi arrangiamenti di violini, pianoforte, una batteria strascicata, un po’ di basso; i consueti inserti di spezzoni di dialoghi radiofonici ed effetti sonori. Le citazioni di brani dei Pink Floyd sono talmente tante che è inutile anche solo divertirsi ad elencarle, del resto Godrich è da sempre un grande fan del gruppo inglese. Però una cosa che colpisce, oltre alla rinuncia a qualsiasi edulcorazione del messaggio, è l’assenza pressoché totale della chitarra elettrica solista. Niente Gilmour ovviamente, niente Eric Clapton, niente Jeff Beck. Quell’idea sonora, quel marchio di fabbrica che era rimasto nonostante tutto in vita in THE FINAL CUT, THE PROS AND CONS, RADIO KAOS e AMUSED TO DEATH ora sembra relegato definitivamente nel dimenticatoio. Davanti a noi, nel bene e nel male, c’è solo Waters: con i suoi settantatrè anni, la sua voce soffocata, le sue invettive sommesse e la sua chitarra acustica. Sembra quasi di vederlo, seduto accanto a noi, sul sedile dell’autobus. Ok Roger, facciamo un pezzo di strada insieme.

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