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Pubblicato il settembre 14th, 2017 | by Paolo Carnelli

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#AMY34: buon compleanno Amy

Si è detto e scritto di tutto a proposito di Amy Winehouse. Ma come vive il rapporto con l’artista londinese chi ha deciso di interpretare le sue canzoni sui palchi di tutta Europa, guadagnandosi la stima e l’approvazione degli stessi musicisti che suonavano con lei? Quello di Sara Antonelli e del suo The Winehouse Show è molto più di un tributo: è il tentativo “di regalare un piccolo sogno” a chi viene a vedere i concerti… come quello del 14 settembre al Kill Joy di Roma, nel giorno in cui Amy avrebbe compiuto 34 anni.

Parlaci di Amy: la musica e il personaggio…

Ti confesso che la mia attenzione è sempre stata rivolta principalmente alla sua musica, più che al personaggio per come ci è stato raccontato dalla stampa. Fin dall’inizio ho avuto l’impressione che fosse una ragazza a cui non importava assolutamente nulla di ciò che potesse pensare la gente, e per questo si è subito guadagnata il mio rispetto; tutto il resto, il gossip, le foto e i video rubati dai paparazzi… la sua intera esistenza messa sotto una lente d’ingrandimento ad uso e consumo di tutti noi, prima e dopo la sua morte… ecco, quello non avrei voluto vederlo. Lo trovo inutile e disgustoso. Quello che trovo estremamente interessante invece è il personaggio che lei è riuscita a cucirsi addosso: Amy Winehouse aveva la penna della poetessa e una voce che sembra provenire da un’altra dimensione spazio-temporale, questo è evidente fin dal suo esordio… ma quello che trovo davvero straordinario è la sua evoluzione nella seconda fase della carriera, la trasformazione dallo stereotipo di cantautrice con la chitarra (seppur con un’identità molto moderna e unica) a vera Diva e icona di stile, un’immagine estremamente curata e perfettamente coerente con il sound di BACK TO BLACK. Il mio interesse nei suoi confronti è nato per caso: sono rimasta folgorata da una sua esibizione televisiva, io che la televisione non l’ho mai guardata… Be’, quella sera dell’estate 2004, per mia grande fortuna, qualcuno in casa stava guardando il Festivalbar. Mi sono soffermata a guardare questa perfetta sconosciuta che somigliava tanto a mia madre da giovane. Ha cominciato a cantare e ha tirato fuori quella voce che non somigliava a nulla di quello che si potesse ascoltare in quel periodo. Cantò dal vivo Stronger than me; subito dopo le fecero una breve intervista, da cui ho scoperto che come me aveva appena 20 anni ed era anche autrice del brano. “Questa è forte sul serio!”, mi sono detta. Ricordo di aver canticchiato quel pezzo per giorni, poi mi sono procurata il suo primo album Frank: me ne sono innamorata. Il resto di questa storia lo conoscete 🙂

Amy lascia un vuoto incolmabile e tanta tristezza per tutto ciò che non è stato. Si è raccontata e ha raccontato l’amore come nessuna altra cantautrice della sua generazione… – Sara Antonelli

Impersonare Amy sul palco con il suo look, i suoi tatuaggi, i suoi movimenti… cosa vedi negli occhi di chi assiste ai concerti di The Winehouse Show?

Stupore, a volte commozione, tanta curiosità. I ragazzi ed io cerchiamo di regalare un piccolo sogno a chi viene ai nostri concerti, per questo cerchiamo di curare ogni aspetto del nostro spettacolo: la parte visiva ha la stessa importanza di quella prettamente musicale. Ho la fortuna di avere una band incredibile… e siamo uno più matto dell’altro! Sul palco ci divertiamo tantissimo e questo per fortuna viene percepito

Hai preparato qualcosa di speciale per l’evento del 14 settembre?

Potrei… 😉 Ma non sperate nella torta.

 

I tuoi 5 brani preferiti di Amy e un tuo commento su ognuno di essi

Questa classifica è soggetta a variazioni, a seconda del periodo…

5. Me and Mr Jones – il motivo? lo scoprirete giovedì

4. In my Bed – un brano dalle forti influenze hip hop che dal vivo ha una carica incredibile

3. What is it About Men – ovvero come trasformare la scrittura in terapia. Un brano molto intenso in cui Amy racconta il suo tormentato rapporto con la figura paterna e analizza lucidamente il suo modo di relazionarsi con l’altro sesso

2. Stronger than Me – per ragione puramente affettiva, è stata la prima canzone che ho ascoltato dalla sua voce, tuttora una delle mie preferite

1. I Heard Love is Blind – come si fa a non perdonare una che parla di tradimento con tanta ironia? Il brano attinge a piene mani dal jazz ed è uno dei suoi testi migliori… si fa davvero fatica a credere che sia stato scritto da una ragazza che all’epoca aveva solo 18 anni

Cosa farebbe oggi Amy se la sua storia non si fosse bruscamente interrotta nel 2011?

Credo che nell’ultimo periodo della sua vita fosse davvero stanca dello showbiz ed esausta di cantare i brani di BACK TO BLACK, che le ricordavano una parte tanto intima quanto dolorosa della sua esistenza. Probabilmente aveva un disperato bisogno di normalità: se avesse avuto il controllo della sua sorte credo che si sarebbe allontanata dalle scene per un po’, avrebbe evitato quel ritorno forzato. Sognava di essere madre, prima di morire aveva espresso il desiderio di adottare una bambina… forse sarebbe tornata sull’isola di St. Lucia, dove avrebbe continuato a fare del bene (silenziosamente, come ha sempre fatto) e avrebbe fatto perdere le sue tracce; dopo qualche anno sarebbe tornata a suonare con la super band che stava mettendo insieme con alcuni elementi dei The Roots e altri musicisti straordinari… oppure non avrebbe fatto nulla di tutto questo, e avrebbe continuato a prenderci per il culo. Purtroppo non lo scopriremo mai

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