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Pubblicato il ottobre 2nd, 2017 | by Paolo Carnelli

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Mick Moss: l’antimateria contro la depressione

A guardarlo nelle foto, specialmente quelle senza barba, Mick Moss ricorda un po’ Michael Charles Chiklis prima di trasformarsi nella Cosa. Ma al contrario del celebre super eroe, il ragazzone di Liverpool (8 agosto 1975) la forza la tira fuori con la musica: da un cuore grande travasa la capacità di mettere in note le proprie emozioni più intime, la propria vita, le proprie paure, come un catalizzatore di energia primordiale. Positiva? Secondo noi sì, anche se qualcuno ha definito la produzione degli Antimatter, il progetto fondato da Moss ben diciassette anni fa con all’attivo sei album in studio, “rock depressivo”. “Ma la malinconia sta passando” assicura lui. E si prepara ad approdare nella Capitale…

  

Venerdì 6 ottobre sarai al Wishlist di Roma con gli Antimatter, per la prima volta in versione elettrica e con la band al completo. Già per questo possiamo parlare di un evento importante…
Non solo: quello di Roma sarà il concerto numero 310 con gli Antimatter e l’ultimo per un bel po’ di tempo, dato che ho deciso di prendermi una pausa dall’attività live; abbiamo fatto tantissimi concerti dal 2012 a oggi e ora sento proprio l’esigenza di fermarmi per un po’. Anche per questo motivo cercheremo di celebrare questa occasione nel migliore dei modi. Sarà un concerto molto speciale, non vedo l’ora.

L’ultimo album di Antimatter, THE JUDAS TABLE, ha un suono molto pulito. E’ complicato riprodurre lo stesso sound anche dal vivo?
E’ praticamente impossibile riprodurre lo stesso sound dell’album dal vivo. Ma questo vale per qualsiasi disco. Ci sono dei fattori ben precisi che hanno il loro peso, come il tipo di strumentazione utilizzata durante le registrazioni, l’atmosfera in studio, l’input da parte del produttore di turno… allo stesso modo, anche dal vivo ogni sera è differente, ogni posto in cui suoniamo è differente. Quello che posso garantire è che l’immediatezza della performance live riesce a infondere una nuova energia alle composizioni. E questa energia poi passa direttamente al pubblico presente in sala.

Quello di Roma sarà il concerto numero 310 con gli Antimatter e l’ultimo per un bel po’ di tempo… – Mick Moss

In questi quasi diciotto anni di Antimatter, qual’è stato il momento più bello e quello più brutto che hai vissuto?
Il più brutto è stato probabilmente quella volta che abbiamo suonato a un festival metal nel 2003, in versione acustica. Non so perché ci avessero invitato, ma ci siamo ritrovati schiacciati tra tre band power metal/prog metal. Ovviamente se lo avessi saputo prima non avrei accettato, ma essendo nuovo nel settore ero convinto che fosse stata una scelta ponderata da parte degli organizzatori. Invece ci hanno dato in pasto alla gente che era interessata solamente ad avere la sua razione di metal quotidiana. I momenti più belli invece sono stati tanti, per fortuna!

 

Su Wikipedia la musica di Antimatter viene definita senza mezzi termini “rock depressivo”. Sei d’accordo?
Non lo so… magari questa definizione va bene per una parte della nostra produzione musicale, ma non per tutto quello che abbiamo fatto. La componente malinconica è sempre meno rilevante nei nostri brani, a mio giudizio. C’è una vena Synthpop/Darkwave che percorre molta della nostra musica e che viene spesso ignorata dalla critica, non so perché.

Ascoltando la discografia di Antimatter sono rimasto un po’ sorpreso dal fatto che nei primi album i pezzi fossero affidati a voci femminili, quando invece la tua voce mi sembra perfetta per tutti i brani…
E’ stata una decisione del mio ex compagno di avventura, Duncan Patterson. Gli piaceva l’idea delle voci femminili e io all’epoca non ero ancora sicuro delle mia capacità canore. E quindi non mi sono opposto, anche se ho cantato alcune parti qua e là. A posteriori, avrei dovuto cantare tutto quanto io, calcolando anche che poi dal vivo ero io a cantare tutte le canzoni, quindi era un po’ strano per il pubblico ascoltare i brani cantati da una voce completamente differente da quella presente in studio. Ma potremmo andare avanti un’intera giornata a parlare di tutte le cose che potevano essere fatte diversamente…

C’è una vena Synthpop/Darkwave che percorre molta della nostra musica e che viene spesso ignorata dalla critica Mick Moss

In ogni caso, credo che uno dei fattori più importanti per la riuscita dei brani di Antimatter stia nel perfetto bilanciamento tra elementi acustici ed elettrici… come scrivi le tue canzoni?
Compongo principalmente utilizzando la chitarra acustica, anche se recentemente ho iniziato ad utilizzare anche la strumentazione presente in studio, come tastiere o chitarre elettriche, perché la direzione che ho intenzione di prendere in futuro prevede sempre più elettricità. E compongo in continuazione, da qualche parte nella mia testa c’è sempre qualcosa, un tema o un’idea da sviluppare, un argomento su cui scrivere. La parole in particolare hanno bisogno di tempo per sedimentarsi nella mia testa prima di trovare casa nella canzone più adatta a loro.

 

C’è una canzone che hai scritto che è più importante delle altre per te?
Epitaph e Conspire. Sono entrambe molto molto personali. Un esorcismo verso delle emozioni molto estreme. Ogni volta che le suono o semplicemente che le ascolto mi sento toccato in maniera molto profonda.

La compilation TIMELINE: AN INTRODUCTION TO ANTIMATTER è uscita quasi in contemporanea con THE JUDAS TABLE. Come mai?
Mentre stavo registrando l’album, il mio agente mi ha fatto notare che su Spotify il materiale più ascoltato di Antimatter era quello proveniente da ALTERNATIVE MATTER, una collezione di pezzi reinterpretati in chiave lo – fi ed elettronica. Dato che avevamo in programma una serie di date estive in Festival di grande rilevanza e in cui era previsto un notevole afflusso di pubblico, mi ha consigliato di pubblicare al volo una compilation che fosse realmente rappresentativa di quello che avrebbe ascoltato dal vivo la gente. In questo modo chi avesse conosciuto Antimatter durante i concerti e fosse poi andato su Spotify non avrebbe avuto la sensazione di essere capitato nel posto sbagliato. Tutto qui. La scelta delle canzoni non è stata difficile. Il titolo è importante: non si tratta di un greatest hits o di un best of, ma di un punto di partenza per chi aveva ascoltato Antimatter per la prima volta dal vivo.

Sei nato a Liverpool. Cosa significa per te?
Liverpool è casa mia. E’ una città che ha una personalità molto spiccata.

 

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