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Pubblicato il ottobre 9th, 2017 | by DDG

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The Residents: le identità (non più) nascoste degli occhi col frac

Li ho visti dal vivo nel 1986, e due di quelli con le maschere da occhio erano chiaramente delle ballerine professioniste: non sono mai stati davvero in quattro.” Si tratta di uno dei commenti allo slide show che nel 2014 aveva ufficiosamente “svelato” i volti dei Residents, e fornisce un minimo di bizzarro contesto alla “notizia” ufficializzata qualche giorno fa sul sito del musicista Hardy Fox, che senza squilli di tromba inserisce nel suo curriculum il ruolo di “autore principale e produttore” ricoperto dal 1972 al 2015 nel misteriosissimo collettivo artistico di San Francisco, responsabile di decine di dischi di “musica assolutamente aliena”.

We are simple, you are simple: life is simple too. (The simple song)

I Residents sono stati una delle più grandi anomalie dell’avant-garde USA: pure icone, volontariamente invisibili grazie a show e pubblicazioni realizzati dietro lo schermo di maschere e nomi falsi, hanno prodotto musica sperimentale in forma di canzoni e suite ancora oggi affascinanti e inquietanti, applicando in maniera sistematica i principi dell’arte concettuale all’industria discografica. I capolavori degli anni d’oro sono spesso riconducibili a definizioni: che si trattasse di riscrivere in forma di incubo elettronico gli anni ’60 (THE THIRD REICH ‘N’ ROLL, 1976), o di costruire una propria sinistra idea di “musica commerciale” (le 40 canzoni da 1 minuto di COMMERCIAL ALBUM, 1980: se il numero spaventa, i quattro ONE MINUTE MOVIES circolati all’epoca anche su MTV forniscono una buona sintesi), dietro ogni passo c’erano teorie iperboliche e paradossali, e una quantità di ironia che non permetteva di capire se i dogmi citati fossero parte di una filosofia, o piuttosto di una gigantesca beffa.

Can tomorrow be more than the end of today? Or do posies just bloom for the feel of a may? (Edweena)

Ma anche questo stesso concetto ritorna con la visione teorica del gruppo: “Mostrarsi o essere messi in mostra? Questa è una domanda di cui molti ignorano addirittura l’esistenza…”, recita Never known questions (da NOT AVAILABLE, 1974), e l’idea di approfondire cercando altre domande, laddove in genere ci si lambicca piuttosto sulle risposte, li portò sicuramente ad arrivare prima di altri a suoni ed esperimenti inauditi, in territori talmente anomali da risultare ancora oggi di difficile sintonia. I Residents e la loro Ralph Records hanno inventato formati musicali interattivi e continuato a promuovere fino a oggi commistioni ardite tra forme differenti di spettacolo, dopo aver prodotto a suo tempo artisti come Snakefinger, Tuxedomoon, Chrome e MX-80 Sound, loro sì ispiratori di gruppi usciti decenni dopo, in quanto “anni luce avanti”, piuttosto che bizzarramente “anni luce altrove” come i Residents.

There’s something I must tell you, there’s something I must say: the only really perfect love is one that gets away (Perfect love)

La rivelazione ufficiale conferma di fatto che i “portavoce” Hardy Fox e Homer Flynn erano i veri componenti della band: già poco dopo gli esordi, quelli mascherati da Residents, nelle loro interviste o sul palco con loro, erano spesso solo session men e figuranti, come sospettato da molti. Una notizia al contrario, sia in termini di climax – perché dopo tanti anni, nessuno credeva più davvero che sotto le maschere si fossero avvicendati ex Beatles, Frank Zappa, David Byrne e gli altri artisti variamente sospettati (come Fred Frith, Andy Partridge e Lene Lovich, che effettivamente collaborarono al COMMERCIAL ALBUM), che rispetto ai tempi – perché oggi i Residents non sono sicuramente le stelle della controcultura che furono negli anni ’70 e ’80.

E però, anche questa non-notizia si può leggere come parte del gigantesco progetto dei Residents: nell’era delle fake news, anche una piena confessione diventa oggetto di spiegazioni complottiste, e il fatto che Hardy Fox abbia ammesso il proprio presunto ruolo potrebbe servire a coprire le tracce dei veri Residents, che resteranno indisturbati nei ruoli di rilievo ormai sicuramente assunti nella società – magari, come ministri o addirittura presidenti…

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