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Pubblicato il ottobre 11th, 2017 | by Roberto Paravani

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Fabio Rossi – Rory Gallagher: il bluesman bianco con la camicia a quadri (2017)


Casa editrice Chinaski Edizioni/Libro

Pagine 112

Il giorno della morte di Rory Gallagher – il 14 giugno del 1995 – tutte le televisioni irlandesi interruppero i programmi per darne la notizia, e il funerale venne trasmesso in diretta nazionale. Questo la dice lunga non tanto sul successo che il cantante-chitarrista riscuoteva in patria, quanto piuttosto sull’affetto che la gente comune nutriva per lui. In Italia, quel giorno in pochi piansero: Gallagher da noi era un artista poco conosciuto e quel poco lo si doveva principalmente ad una manciata di fulminanti apparizioni dal vivo nella nostra penisola; perché poi chiunque assisteva ad un concerto di Gallagher, non poteva rimanere indifferente al fascino sonoro di quest’uomo comune, senza l’aura da divo. Oggi Gallagher è stato quasi completamente dimenticato; la sua morte prematura non lo ha portato al livello di gloria di Jimi Hendrix, il chitarrista cui spesso viene paragonato, sia per l’abilità chitarristica, sia per i retaggi blues, sia per la consuetudine ad esprimersi spesso in trio. Forse a Gallagher è mancata un po’ della follia di Hendrix, la capacità di confrontarsi e assorbire altri generi musicali oltre il blues e il rock’n’roll, magari più attuali e moderni. Soprattutto, gli è mancato il disco immortale, quello che per copie vendute o per soluzioni innovative, lo proiettasse nell’empireo del rock. A Gallagher non piaceva molto suonare in studio, mentre adorava suonare dal vivo, assorbire l’energia del pubblico e restituirla amplificata. A testimonianza di ciò ci sono parecchi album in studio, di un livello medio costantemente buono ma letteralmente surclassati da quelli registrati dal vivo.

Dicevamo di quanto oggi sia ormai dimenticato in Italia; ma non da tutti. Fabio Rossi, scrittore che già avevamo conosciuto per il saggio musicale QUANDO IL ROCK DIVENNE MUSICA COLTA: STORIA DEL PROG, si è preso la briga di ricordare questo personaggio naif e fuori dagli schemi. RORY GALLAGHER: IL BLUESMAN BIANCO CON LA CAMICIA A QUADRI è infatti il primo libro mai pubblicato in italiano sul formidabile chitarrista irlandese. Operazione in verità non facile, oltre che coraggiosa, poiché di materiale su Gallagher in Italia se ne trova veramente poco e l’opera di ricerca non deve essere stata semplice. Nonostante ciò l’autore riesce a ricostruirne la vita ponendo il massimo dell’attenzione sulle attività musicali e tralasciando quasi interamente le questioni personali. Alla biografia si aggiungono un capitolo con una raccolta di dichiarazioni da parte di colleghi, l’elenco dei concerti in Italia, sitografia, bibliografia, discografia, videografia, oltre ad un esteso inserto fotografico. Il tutto introdotto da una prefazione a cura di Francesco Gallina, redattore del sito Metallized.it. Ma la parte più interessante è senz’altro rappresentata dalla raccolta di scritti di coloro i quali hanno visto e sentito Gallagher dal vivo: una selezione di ricordi scoloriti ma per nulla appannati di concerti che, a quanto pare, hanno segnato indelebilmente tutti gli interlocutori coinvolti. Nel complesso quindi, un lavoro coraggioso quanto meritorio, che ha nella passione il tratto somatico principale.

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