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Pubblicato il dicembre 14th, 2017 | by Massimo Forni

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LE ORME – Contrappunti (1974)

Tracklist

Lato A
1. Contrappunti
2. Frutto acerbo
3. Aliante
4. India

Lato B
1. La fabbricante d’angeli
2. Notturno
3. Maggio


Personell
Aldo Tagliapietra – voce, basso, chitarra ● Tony Pagliuca – tastiere ● Michi Dei Rossi – batteria, percussioni ● Gian Piero Reverberi – pianoforte


Nel 1974 le Orme, dopo la felice esperienza di FELONA E SORONA, continuano a percorrere (accelerando) la strada della contaminazione del rock con la musica classica…

CONTRAPPUNTI può essere idealmente considerato la fine di un ciclo aureo, forse irripetibile, quello cioè iniziato con COLLAGE, di precipua marca progressiva. Per l’occasione, Gian Piero Reverberi, che era già stato determinante nello spingere il gruppo verso la musica classica, diventa il quarto elemento aggiunto. “Per me fare questo tipo di composizione – ha precisato Reverberi – era del tutto normale, non avevo problemi grazie al mio percorso di studi, il mio background classico. Per le Orme si trattava di ricerche, per me di esperienze già fatte. Ero molto affiatato con loro, soprattutto con Pagliuca. Con le Orme sin da COLLAGE c’era sempre l’obiettivo di fare qualcosa di nuovo, qualcosa di più. Ma non era un’esigenza solo nostra, si trattava di fermenti che erano nell’aria, erano condivisi, in primo luogo, dai gruppi inglesi, dai Moody Blues e Procol Harum ai Genesis ed ELP, per fare qualche nome. Non esistevano barriere, per noi l’essenziale era comporre buona musica. Qualunque esperienza rappresentava per noi un tassello per costruire, non era importante se provenisse da altre culture musicali. Nei precedenti album c’era il mio contributo, ma non ero accreditato nella formazione perché, come per la citazione di Scarlatti in Collage o per Cemento armato, si trattava di parti brevi, di inserti che potevano sembrare casuali, posticci. In questo disco, invece, i miei inserimenti sono fissi, rilevanti e, inoltre, ci sono composizioni che non potevano essere eseguite dal vivo con la formazione a tre”. Sulla stessa “lunghezza d’onda”, Tony Pagliuca ha avuto modo di precisare che: “per fare CONTRAPPUNTI ho approfondito gli studi classici. Avevo studiato armonia quattro anni con Aldo Casati, allievo di Tagliapietra (è solo una curiosa omonimia) e per l’occasione ho voluto studiare il contrappunto. Mi piaceva la materia. Ho letto un po’ di libri anche sul contrappunto dodecafonico. C’era la voglia di sperimentare il classicismo in versione rock, in chiave ritmica. Il musicista cerca sempre di trovare qualcosa di migliore, non è mai soddisfatto. Mi piaceva e mi piace ancora molto quel disco. Sono andato poi oltre con FLORIAN e PICCOLA RAPSODIA DELL’APE. Era proprio un bel periodo. Per questo disco pensammo di inserire un altro tastierista. Prima di Reverberi avevamo provato un musicista di Lendinara (RO), Leonello Capodoglio. Era un ottimo compositore, un pianista diplomato, che però, dopo varie titubanze, rinunciò. Era forse troppo legato al classico e non aveva una mente elastica per fare l’uno e l’altro genere con disinvoltura. Ed allora Reverberi si è reso disponibile a lavorare con noi. Fu il primo tentativo di inserire un quarto elemento “aggiunto”, anzi il secondo, dopo quello con David Jackson per FELONA AND SORONA”.

L’idioma rock è ben riconoscibile nella sezione ritmica, così come traspare evidente l’ispirazione classica, ma i veneziani riescono a coniugare i due diversi generi in maniera molto felice. Il disco, pur non riscuotendo all’epoca un grande successo commerciale come i precedenti, non è certo da meno. Aldo Tagliapietra, in un’intervista di qualche anno fa, ha spiegato che il calo di vendite era da attribuire non ad un abbassamento della qualità, ma all’incipiente e negativo mutamento dei gusti musicali. Di diverso avviso, Tony Pagliuca: “Non penso che nel ’74 i gusti del pubblico fossero già cambiati. Penso piuttosto che un lavoro che si presenta già con il nome CONTRAPPUNTI sia in un certo senso indirizzato ad una più ristretta cerchia di ascoltatori. Perciò, possiamo dire che il rischio era già calcolato”. Reverberi sostiene, invece, che l’insuccesso commerciale sia attribuibile anche ad un altro fattore: “FELONA E SORONA fu accompagnato da un viaggio a Londra, SMOGMAGICA fece seguito ad un viaggio a Los Angeles. CONTRAPPUNTI, invece, è un disco “nato in casa”, molto buono, ma con l’esperimento di un sound un po’ freddo, che lo rende forse troppo intellettuale, meno emotivo e sanguigno rispetto ai precedenti. Anche per questo ha venduto di meno e di questo mi assumo io la responsabilità, perché, per certi versi, l’ho un pochino imposto”.

Sta di fatto, comunque, che si tratta di un disco di avanguardia, di difficile ascolto e la contrazione delle vendite è un fatto del tutto normale: il pubblico, sebbene amante delle novità, si aspettava forse qualcosa di diverso e rimase un po’ disorientato. Ciò, d’altra parte, costituisce un elemento a favore degli artisti veneziani che, in modo consapevole, dopo il secondo disco d’oro, conseguito con il rock “spaziale” di FELONA E SORONA, hanno scelto di “complicarsi la vita”, rinunciando a riproporre formule già collaudate. “Avevamo bisogno di cambiare e lo abbiamo fatto senza pensare alla classifica”, ha dichiarato Michi Dei Rossi. E tutta la carriera artistica della band è contrassegnata dalla continua evoluzione del linguaggio musicale, dagli esperimenti, dall’estrema coerenza ed onestà intellettuale.

CONTRAPPUNTI è il primo lavoro nel quale i musicisti adoperano la tecnica della politonalità (o meglio delle tonalità indefinite, come ha avuto modo di precisare Tagliapietra), segno tangibile di una maturità artistica davvero notevole. Ed è anche l’ultimo disco nel quale si fa uso abbondante di tastiere, relegando la chitarra in un ruolo marginale.

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