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Pubblicato il dicembre 18th, 2017 | by Antonio De Sarno

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THE WATCH – Veruno, Forum 19 – 9/12/2017

Gli adepti della setta adoratrice del quintetto Gabriel/Banks/Rutherford/Collins/Hackett si sono radunati durante il ponte dell’immacolata per celebrare il rito ieratico prenatalizio e aperiodico, quest’anno grazie all’inossidabile Alberto Temporelli che, per rimanere in tema di doni natalizi, ci ha svelato parzialmente i protagonisti del prossimo Festival di Veruno, con grande plauso dei presenti. I Watch, freschi della pubblicazione del settimo album in studio (SEVEN) e un numero interminabile di date, soprattutto all’estero, ci trasportano indietro di 45 anni e, di colpo, quella musica così arcaica riprende vita senza perdere in fascino. Anzi, così come per tutto il repertorio genesisiano degli anni ’70, col passare degli anni veniamo risucchiati dentro dall’apparente familiarità, abbassando le nostre difese quanto basta per essere colpiti come sempre. L’età del pubblico non sembra contare più di tanto a questo punto, anche perché è improbabile che tutti abbiano conosciuto FOXTROT al momento dell’uscita. Ma tutti quelli della congregazione hanno, ad un certo punto della loro vita, e con probabilmente tutt’altra musica nell’aria, subito il fascino di una musica nata antica.

L’intero FOXTROT arriva energico e fuori dagli schemi oggi come nel 1972. Il drammatico incedere di Watcher of The Skies e la triste ineluttabiltà di ogni sforzo umano di Time Table (mai eseguita dal vivo dai Genesis) sono due grandi affreschi di fantascienza grottesca e storia di un passato per metà romanzato.  L’apice del rock theatre è sempre quel Get ‘Em Out By Friday che anche oggi ride in faccia ad ogni tentativo di categorizzazione  e rende inverosimile l’accostamento dei Genesis a qualsiasi gruppo “rock” dell’epoca. I repentini cambi di scena/periodo/personaggi/registro hanno fatto scuola senza diventare eccessivi come nella meno riuscita Battle of Epping Forest, dove l’ingenuo Gabriel tenta di cantare sopra ogni spazio musicale disponibile e toglie quella magia che, invece, la parte centrale di Get ‘Em Out conserva inalterata dopo quasi mezzo secolo. Anche Can Utility and The Coastliners rimane una pietra miliare della scrittura mai banale del gruppo, tra l’acustico e il sinfonico, il serio e il comico. Che motivo abbiamo di citare Supper’s Ready a questo punto?

La messa giunge al termine e l’annuncio della Nuova Gerusalemme, attuale come un tweet di Trump, ci lascia intravvedere un angelo alle porte del sole, dopo aver attraversato cumuli di carne umana sul terreno della battaglia perenne per le nostre anime. Giorgio Gabriel, chitarrista ormai erede del sound di Hackett, nonché in combutta con il grande John Hackett nel gruppo parallelo Playing the History, ci emoziona ogni volta con il fraseggio finale della suite, sul disco quasi assente e nelle versioni dal vivo un gioiello di luce purissima. Perenne catarsi all’ombra dell’apocalisse.
Vassalli e vascelli di fasti innarrivabili, i Watch adornano il tutto con altri brani che qualcuno dei presenti potrebbe conoscere (mi sembra di aver riconosciuto The Musical Box, Dancing With The Moonlit Knight e The Fountain of Salamacis), e qualche chicca come Happy The Man e Twilight Alehouse. Per il repertorio proprio dobbiamo invece accontentarci di Damage Mode e Soaring On e sperare che un giorno si potrà sentire tutto il resto. Per oggi il verbo è stato ampiamente divulgato.

PS: Il sommergibile della classe Foxtrot è stato ufficialmente dimesso dall’unione sovietica alla fine degli anni ’90 ma si pensa che una parte della flotta originale di 74 esemplari sia rimasta in servizio attivo in altri paesi del mondo, e non pochi sostengono che Gheddafi ne avesse addirittura acquistati ben undici a metà degli anni ’80. È quindi possibile che possiate avvistarne uno.

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