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Pubblicato il dicembre 28th, 2017 | by DDG

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The Cornshed Sisters – Honey & Tar (2017)

Tracklist
1. The Message
2. Cuddling
3. Jobs For The Boys
4. We Have Said This Is Impossible
5. Waiting For Audreya
6. Black and White
7. Honey And Tar
8. Running
9. Show Me
10. Sunday Best / Small Spaces
11. A&E
12. Holding On
13. Variety

Etichetta Memphis Industries

Durata 43’ 38’’

Personnel

Jennie Brewis (Guitar, Ukulele, Vocals) ● Liz Corney (Piano, String Arrangements, Synthesizer, Vocals) ● Marie Nixon (Guitar, Ukulele, Vocals) ● Cath Stephens (Bass, Guitar, Piano, Vocals) ● Peter Brewis (Bass, Drums, Engineer, Guitar, Producer, String Arrangements)

Nel 2017 Memphis Industries ha lanciato una serie di dischi pop notevoli – dopo i Dutch Uncles, sono tornati a incidere Weaves, Go! TeamWarm Digits, mentre gli alfieri dell’etichetta, i capiscuola Field Music, hanno pubblicato a fine anno il nuovo singolo che preannuncia OPEN HERE, in uscita a febbraio 2018.

HONEY & TAR, il secondo album delle the Cornshed Sisters, è probabilmente la meno “rumorosa” tra le uscite dell’etichetta inglese, ma è in effetti un ottimo disco pop, dove le quattro cantautrici di Tyne & Wear fanno subire una significativa evoluzione al loro stile, passando dai brani quasi folk o a cappella del loro debutto del 2012, TELL TALES, a una gamma di colori pop più ampia e moderna, sempre densa di armonie vocali, ma con un mix di strumenti acustici ed elettronici dove si sente l’influenza degli amici/parenti dei Field Music di Peter Brewis (che ha prodotto il disco) e delle altre band collegate (Slug, The Week That Was, School of Language).

Jennie Brewis (moglie di Peter Brewis), Cath Stephens, Liz Corney (tastierista e corista con i Field Music) e Marie Nixon continuano a mescolare pop, folk, ballate e musica di protesta, come da comunicato Memphis Industries: ma il primo, divertente singolo, The Message, mostra chiaramente che il quartetto è ora in qualche modo nel mezzo tra le proprie radici tradizionali e la ricerca sul pop moderno della famiglia Brewis.

La scaletta del disco, divisa in maniera puntuale tra le quattro autrici (Non era stato pianificato, eh, è più che altro capitato per caso… Tutte noi scriviamo parecchio, e a tutte noi piace molto arrangiare  e suonare i pezzi delle altre… fortunatamente!) comprende altre canzoni che parlano di …amore, maternità, falsa gioia, amicizia, famiglia, femminismo e la complessità crescente della vita quando diventi più vecchia, ma non più saggia, sviluppate secondo il nuovo stile pop del gruppo (A&E, Running, Black & White), alternate a momenti più riflessivi e tradizionali (Sunday Best / Small Spaces), con un paio di momenti di vaudeville scherzoso a separare le sezioni e chiudere il disco (Jobs for the Boys, Variety).

Le intense e appiccicose  (…sensibilità e senso dell’umorismo!, sottolineano loro) The Message e Show Me (entrambe di Liz), e la più eterea Honey & Tar (di Jennie), insieme all’autoironia che traspare nel buffo video di The Message (una canzone pop abbastanza allegra che parla di un momento triste – quando qualcuno sta per mollarti e tu non vuoi essere quella che inizia la conversazione finale, dato che non sei tu quella che vuole rompere, e quindi che sia lui a parlare per primo!), può dare un’idea del tipo di pop che caratterizza HONEY & TAR: via mail, le quattro musiciste hanno aggiunto altri dettagli al quadro.

Siete tornate a incidere dopo 5 anni, e le differenze tra il gruppo vocale quasi folk del 2012 e la band pop moderna del 2017 è visibile… come riassumereste questa evoluzione?
Cinque anni sono un sacco di tempo, e le nostre vite sono davvero cambiate, si sono evolute durante questo periodo. Abbiamo avuto la possibilità di fare esperienze diverse – partecipare a sonorizzazioni cinematografiche dal vivo, scrivere e suonare in altre band, aprire centri artistici, traslocare un milione di volte, avere un paio di figli e passare tantissimo tempo a suonare insieme e a parlare del tipo di musica che ci piace davvero, e di quella che vorremmo fare. Il nuovo album riflette tutti questi cambiamenti, queste evoluzioni. Noi amiamo ancora la musica folk, quella dove le voci sono la parte principale, ma ci andava veramente di sperimentare con differenti tipi di strumentazione, di provare a spingerci oltre. Speriamo di riuscire anche ad andare in tour di più nei prossimi anni, magari uscendo anche fuori dal Regno Unito… Intanto, stiamo lavorando su alcune proposte di musica su commissione, per commemorare eventi significativi della nostra città, Sunderland, e avremo l’opportunità di collaborare con persone che potremo aiutare a scoprire l’amore per la musica, attraverso il canto corale, l’insegnamento. la composizione…

I Field Music sembrano una delle vostre attuali influenze fondamentali, siete d’accordo? Ci sono altri musicisti o gruppi che piacciono a tutte voi, o che vorreste comunque citare come riferimenti?
Abbiamo chiaramente una grande ammirazione per i Field Music, ci piacciono anche le The Roches – un gruppo di New Jersey / New York che abbiamo scoperto qualche anno fa grazie a un amico… La loro musica è stupenda, spiritosa e strana, e sono sicuramente tra i nostri preferiti. Abbiamo suonato anche molto con Ian Black degli Slug, recentemente, e ci piace molto il suo nuovo album, che uscirà tra qualche mese.

Le armonie vocali erano il vostro principale marchio distintivo, e anche nel nuovo disco ci sono alcuni brani “classici”, alternati alle canzoni scritte col nuovo approccio più pop, come i singoli RunningThe Message, e le altre composizioni – come la toccante Show meHolding on A&E. Pensate che la vostra direzione principale per il futuro sarà quella di questo tipo di “pop moderno”?
Difficile a dirsi quale sarà la nostra direzione futura, stiamo diventando molto più audaci – e tranquille! – rispetto a quello che sperimentiamo in questi giorni… ma sicuramente le forti linee melodiche vocali rimarranno sempre in primo piano, perché a noi piace davvero, davvero tanto cantare insieme!

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