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Pubblicato il gennaio 29th, 2018 | by Antonio De Sarno

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Parco Lambro – Parco Lambro (2017)

Tracklist
1. #5
2. Nord pt. 1
3. Nord pt. 2
4. Not for you
5. Notturno
6. Ibis pt. 1
7. Ibis pt. 2

Etichetta Lizard/CD

Durata 55’12”

Personell
Clarissa Durizzotto (sax alto) ● Mirko Cisilino (trombone, farfisa, moog, nordlead) ● Giuseppe Calcagno (chitarra, basso, microbrute) ● Andrea Faidutti (chitarra, basso, voce) ● Alessandro Mansutti (batteria)

Ottimo album d’esordio per il quintetto Fruiliano (o bolognese? Marziano?) Parco Lambro, autoprodotto e registrato (e si sente) in presa diretta. Apertura lanciatissima con un brano dal fantomatico titolo, #5, che se da una parte ci fa immediatamente capire il non indifferente livello tecnico del gruppo, dall’altra ci fa provare l’inquietudine che nel giro di pochi minuti si insinua nel disco tutto, quasi interamente strumentale. Il brano funge quasi da sigla del gruppo, presentandoci le sue varie sfaccettature musicali, compreso un divertente accenno a Blue Rondo Alla Turk.

Nord (in due parti) accoglie delle venature quasi funky, prima di abbandonarsi a una bellissima psichedelia libera da ogni schema, in cui ogni sezione lascia spazio ai singoli musicisti permettendogli di esprimersi al massimo delle loro capacità. A sorpresa arriva Not For You, che cresce lentamente per arrivare all’unico momento cantato del disco. L’album di certo ci guadagna tantissimo, e possiamo solo auspicare che in futuro la cosa possa ripetersi. Chiusura con la voce che si arrampica sul sax impazzito e un magma incandescente di suoni dirompenti, prima di una coda imprevedibile in tutto e per tutto che ci riporta per un attimo ai Floyd di Syd Barrett. Poi le lunghe note solitarie del sax e un finale epico per questa grande composizione di oltre 12 minuti.

Sì, il suono è sporco ma, in tempi di un’ovattata perfezione formale (e aggiungerei senza cuore) di tanti gruppi nostrani senza un briciolo di personalità, non dispiace affatto il tocco di follia umana che sovente affiora nelle esecuzioni, soprattutto nel sax di Clarissa Durizzotto, che riesce a giganteggiare nei momenti in cui l’ensemble si lascia andare a lunghe cavalcate lisergiche. Come in Notturno, lunghissimo pezzo posto quasi in coda a un disco non lunghissimo ma molto denso, con finale quasi alla Van Der Graaf prima maniera. Anche Ibis part one sembra provenire direttamente da qualche archivio di inediti degli anni ’70, tanto è forte l’atmosfera vintage che si respira. Riusciamo quasi a sentire il sudore dei musicisti! La part two risulta forse un po’ ridondante e, almeno in una prima parte, ci riporta su binari jazz rock più consueti. A tratti rumoristico, mai consolatorio e sempre graffiante, questo esordio è assolutamente da sentire. Davvero bravi!

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