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Pubblicato il febbraio 21st, 2018 | by Paolo Carnelli

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Ivan Santovito e Ilenia Salvemini (ISPROJECT)

Ivan Santovito (classe 1991) e Ilenia Salvemini (classe 1993), sono l’anima, il corpo e la musica di Isproject. Il giovane duo pugliese, forte di radici classiche e ascolti che vanno dal prog storico al metal sinfonico, debutta nell’autunno del 2017 con THE ARCHINAUTS, un concept di progressive contemporaneo prodotto da Fabio Zuffanti e suonato con la Z Band al completo. Dieci ascolti come dieci punti di partenza e di approdo per il loro disco d’esordio.

GRACE FOR DROWNING – Steven Wilson (2011)
È un album importante per il percorso Isproject poiché è “colpevole” d’aver dato inizio a tutto. Poetico, sognante, senza tempo. Già dall’intro Grace for Drowning ma anche con Deform to Form a Star si riconosce quella spontaneità tanto cara al nostro pensiero musicale e artistico. È stata una rivelazione, un faro di speranza per chi come noi ha sempre sognato di lasciare un’impronta nel panorama musicale.

WE’RE HERE BECAUSE WE’RE HERE – Anathema (2010)
Il nostro sodalizio vocale si stabilisce e viene consolidato da quell’indissolubile amore e dall’ammirazione per le voci di Vincent e Lee degli Anathema, che con questo album segnano la svolta verso il cosiddetto post-progressive. Hanno accompagnato i nostri viaggi in auto e hanno ispirato le parti vocali di THE ARCHINAUTS.

THE RESISTANCE – Muse (2009)
Un album pazzesco, una miriade di suoni e di atmosfere apocalittiche e regali, il picco più alto della produzione Bellamy-Wolstenholme-Howard. Da Uprising a Unnatural Selection, arrivando alla fantastica Exogenesis Symphony, è un lavoro ispirato, figlio del precedente BLACK HOLES AND REVELATIONS (che vede anche la collaborazione di Mauro Pagani), segnando un passo importante nella nostra vita da musicisti.

WE WILL TAKE YOU WITH US – Epica (2004)
Strano vedere un album video in questa lista, non trovate? E invece no: la voce di Simone, l’orchestra da camera, i coristi, tutto studiato ad hoc per una performance di pura eleganza. Metal operistico, trascinanti sezioni orchestrali, che rivangano (come la su citata Exogenesis Symphony dei Muse) le nostre radici classiche.

UOMO DI PEZZA – Le Orme (1972)
Un gruppo e un album che non necessitano di presentazioni. Il trio italiano nel ’72 estrae dal cilindro un lavoro a cavallo tra il prog puro, il cantautorato e la psichedelia, ispirati dall’alter ego britannico ELP. La carica emotiva è trascinante e, nonostante sia di molto precedente alla nostra generazione, denota l’immortalità di questo album.

PICTURES AT AN EXHIBITION – ELP (1970)
Ecco che ritornano di prepotenza le reminescenze classicheggianti: l’opera di Musorgskij riarrangiata in chiave rock dalla leggenda Keith Emerson. La sintesi del pensiero progressivo sta proprio in questa azione, affatto semplice, e grande insegnamento: imparare dal passato e dalle proprie esperienze per guardare al futuro.

CONCERTO GROSSO N. 1 – New Trolls (1971)
La nostra pietra miliare: la musica rock e la musica barocca in un Concerto Ggrosso scritto e diretto dal grande Bacalov e suonato dai giovanissimi New Trolls. Partitura orchestrale e clavicembalo, musiche partorite direttamente da epoche lontane, immortali così come quest’opera. Non esiste un brano preferito o uno meno, il tutto si mantiene sempre a livelli altissimi. Mostruoso.

SCENES FROM A MEMORY – Dream Theater (1999)
È l’opera rock che ci ha regalato diversi spunti compositivi, a partire dall’utilizzo dei leitmotiv in Ouverture 1928 o Strange Deja Vu: anche la nostra Ouverture presenta questa particolarità. La ballad Through Her Eyes, come altri pezzi dell’album, è per noi un segno indelebile che mostra l’altra faccia dei Dream Theater, cioè concentrata sulla semplicità e la spontaneità compositiva.

THE BLACK HALO – Kamelot (2005)
Un grandissimo concept album che narra le vicende del Faust di Goethe e conclude alla perfezione la vicenda iniziata nell’album precedente EPICA (2003). Una band atipica etichettata come power metal ma che, nonostante il suo lavoro sia caratterizzato da ritmi frenetici, pone la cura maggiore su orchestrazioni elaborate e melodie raffinate e toccanti, con continui cambi di tempo. Brani di spicco in assoluto: Memento Mori e Abandoned.

PLANETARIUM – Sufjan Stevens/Nico Muhly/Bryce Dessner/James McAlister (2017)
Eh si, anche un album del 2017. Entrato a gamba tesa nella classifica (e per questo si ringrazia Fabio Zuffanti per la segnalazione), rappresenta un punto di svolta del pensiero progressive. Il suono diventa importante, avvolgente, carico di sensazioni e lontano da tecnicismi. La chiusura dell’opera, Mercury, è un’autentica perla: pensare che sia stata pubblicata nel 2017 ci fa ben sperare per il futuro della musica di qualità.

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