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Pubblicato il febbraio 25th, 2018 | by DDG

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Fluxus – Non si sa dove mettersi (2018)

Tracklist

A
1. Nei secoli fedeli
2. Licenziami
3. Ma ero già indietro
4. Ami gli oggetti
5. Prescrivimi qualcosa
6. La decima vittima

B
1. Mi sveglio e sono stanco
2. Gli schiavi felici
3. Bianca materia
4. Datemi il nulla
5. Alieni per la strada

Etichetta Fluxus (Musicraiser)
Durata 33’ 46’’

Personnel
Franz Goria (vocals, guitar) ● Luca Pastore (bass) ● Roberto Rabellino (drums) ● Fabio Lombardo (guitar)

Non abbiamo risposte, non cerchiamo ragioni. L’approccio, il disagio e la distanza sono gli stessi di allora: per i Fluxus, leggenda del nostro post-hardcore, il ritorno è la riapertura, sensata, di un discorso interrotto in maniera improvvisa dopo il capolavoro omonimo del 2002.

È il lavoro lasciato in sospeso, non la nostalgia, a far riunire quei revenants che non vogliono essere la cover band di sé stessi. I Fluxus, come i Wire di CHANGE BECOMES US, affrontano consapevolmente il proprio passato, scegliendo un suono in presa diretta che richiama le durezze dei dischi degli anni ’90; e sono in grado di esprimere in maniera credibile una rabbia attuale, contingente, come i Mission of Burma di ONOFFON. Da questo punto di vista, NON SI SA DOVE METTERSI riesce a dare continuità e a sviluppare le intuizioni di FLUXUS (2002), con rudezze che rimandano anche a PURA LANA VERGINE (1998): e certe linee di cantato meno melodiche echeggiano addirittura CCCP e CSI, più che gli esperimenti portati avanti dai musicisti durante la lunga pausa. Onde gravitazionali mi portano indietro: ma ero già indietro, cantano loro stessi.

La necessità che ha riportato i quattro musicisti in sala prove è palpabile, negli spigoli (Licenziami, Amo gli oggettiMi sveglio e sono stanco) e nei momenti riflessivi (La decima vittima, o la conclusiva Alieni per la strada, uno dei vertici del disco): le parole di Luca Pastore e Franz Goria sintetizzano efficacemente lo stato d’animo di NON SI SA DOVE METTERSI, lo straniamento (io non rinuncio a niente, sono le cose che rinunciano a me) che evoca quello degli Stormy Six di AL VOLO (disco citato nel titolo dell’opera), con i momenti di rabbia solo a tratti repressa (non mi dispiace di perdere la pazienza) di chi è cresciuto aspettando un cambiamento (mi avevano promesso la pace, dove cazzo è la pace?) e oggi si ritrova adulto sapendo che, se mai la svolta arriverà, sarà comunque deludente (quando ci sarà la rivoluzione, tutti saliranno sul carrozzone). Intenso e poco conciliante (come l’inquietante personaggio mascherato sulla bella copertina gatefold), NON SI SA DOVE METTERSI è un disco riuscito e pieno di significato: un ottimo punto di (ri)partenza per i quattro alieni per la strada e per chi li ha aspettati per quasi venti anni, ma anche per chi volesse provare a scoprirli.



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