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Pubblicato il marzo 18th, 2018 | by Antonio De Sarno

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BENT KNEE – Milano, La Casa di Alex – 10/3/2018

Eccoci finalmente al ritorno in Italia dei Bent Knee, sempre grazie a Massimo Cataldi e agli amici della Casa di Alex. L’ultima volta, nel luglio del 2016, era stata una folgorazione sia per il gruppo che per il pubblico, specie questo pubblico un po’ esigente, che fiuta la qualità a distanza e difficilmente si sbilancia.

La band statunitense ha quattro album all’attivo, sempre attuali e da riascoltare a lungo, certi che non sveleranno presto i loro segreti. Melodie misteriose che esplodono senza preavviso e grandi variazioni ritmiche e tonali. Per chi conosceva già i Bent Knee, e immagino che i presenti potessero essere annoverati tra questi, non è certo una sorpresa il mix esplosivo del sestetto di Boston. Quella ricetta perfetta dove il languido canto giocoso di Courtney Swain, come sarebbe lecito immaginare, rimane il fulcro di tutto: vederli muoversi all’unisono, infrangendo la barriera linguistica che in inglese vorrebbe divisi i significati di “play” (sia suonare che giocare), altro non è che un atto intimo di partecipazione. Non a caso il gruppo (tranne l’ombroso tuttofare Vince Welch) sembra più commosso di tutti! Ecco, il ruolo del misterioso elemento “seduto” (nel senso che è l’unico elemento che non salta durante la serata) è assolutamente fondamentale nei concerti. Non un mero fonico, ma un abile manipolatore e creatore di suoni e atmosfere che proietta il live in una dimensione assolutamente inedita. Un imperscrutabile scultore di onde sonore. Gli altri sembrano essere parte della stessa musica che scaturisce senza il minimo sforzo apparente dalle loro mani (e strumenti!) come se vivesse di vita propria. Niente da fare, sono dei fuoriclasse. Il risultato è un dialogo musicale che parte dal palco per essere restituito, con gli interessi, dal calore della gente del pubblico. Poco prima del concerto, qualcuno sosteneva che il progressive fosse un genere nostalgico per una manciata di fanatici prossimi alla pensione? Direi proprio di no. Almeno non questa sera!

Ma, a proposito di dialogo, non dimentichiamoci lo scambio di battute surreali, per esempio “Essendo l’ultima data europea vi obblighiamo a comprare il merchandising rimasto così viaggiamo più leggeri. Vi inviamo un messaggio subliminale (a mo di mantra ) comprate la nostra roba, comprate la nostra roba!” E allora, oltre ai mille ringraziamenti del caso, la front-woman non nega “che siamo sporchi capitalisti americani” ma ormai può permettersi di tutto. La battaglia è stata ampiamente vinta anche questa volta. Ormai siamo vostri eterni devoti. (Foto e video Antonio De Sarno)



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