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Pubblicato il aprile 5th, 2018 | by Roberto Paravani

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Yes – Fly From Here – Return Trip (2018)

Tracklist
1. Fly From Here – Overture
2. Fly From Here Pt 1 – We Can Fly
3. Fly From Here Pt 2 – Sad Night at the Airfield
4. Fly From Here Pt 3 – Madman at the Screens
5. Fly From Here Pt 4 – Bumpy Ride
6. Fly From Here Pt 5 – We Can Fly (Reprise)
7. The Man You Always Wanted Me to Be
8. Life on a Film Set
9. Hour of Need
10. Solitaire
11. Don’t Take No for an Answer
12. Into the Storm

Etichetta Yes ’97 LLC/CD

Durata 53’21”

Personell
Chris Squire (bass and vocals) ● Alan White (drums) ● Geoff Downes (keyboards) ● Steve Howe (guitars and vocals) ● Trevor Horn (vocals)

Nel 2011, a ben dieci anni dalla precedente prova discografica in studio, gli Yes pubblicarono FLY FROM HERE con una formazione anomala che vedeva in campo i quattro quinti della line up di DRAMA ma con Trevor Horn alla regia e sostituito al microfono dal simpatico Benoît David, un succedaneo di Jon Anderson pescato in una cover band degli Yes. L’album, che peraltro prevedeva il riutilizzo di certo materiale composto proprio ai tempi di DRAMA e rimasto inedito, si rivelò una mezza delusione, denso com’era di riempitivi, di momenti flosci e di qualche banalità. Ma soprattutto deluse perché dopo dieci anni di silenzio, era lecito aspettarsi qualcosa di più.

A distanza di ben sette anni, gli Yes ripubblicano quell’album, con alcune piccole variazioni che andiamo ad esaminare nel dettaglio. Il lavoro è stato remixato e ricantato da Trevor Horn; in questo modo si è ricostruita in maniera postuma la stessa identica formazione di DRAMA, una reunion utile agli addetti al marketing ma abbastanza artificiosa, visto che Chris Squire è nel frattempo passato a miglior band. Il titolo è diventato FLY FROM HERE – RETURN TRIP e per l’occasione il vecchio Roger Dean ha approntato una nuova (si fa per dire) cover. Infine, la versione di Hour of Need inclusa è quella più lunga contenuta all’epoca nella stampa giapponese del CD ed è stato aggiunto un brano di quelle sessioni rimasto inedito, Don’t Take No For An Answer: sorpresona doppia visto che, per la prima volta in cinquanta anni di storia, alla voce solista c’è Steve Howe, il vero ed unico leader rimasto, uno che però dovrebbe limitarsi a cantare al massimo un “tanti auguri” o una “ninna nanna”, possibilmente in ambiti privati. A ben ascoltare, si nota pure qualche sovraincisione e qualche effetto sonoro aggiunti qui e là; ma ovviamente tutti questi cambiamenti così marginali non vanno ad intaccare una struttura musicale che modesta era e modesta rimane. Anzi, ad essere pignoli, forse il piccolo Benoît David alla voce se l’era cavata meglio del grande (produttore) Trevor Horn.

Insomma, la prima uscita discografica prevista per i festeggiamenti del cinquantennale della band non scalda gli animi e anche in questo caso ci si aspettava di più. Speriamo in un colpo di coda nell’immediato futuro, dato che altre uscite discografiche sono previste a breve.


 

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