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Pubblicato il maggio 8th, 2018 | by Antonio De Sarno

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FABIO ZUFFANTI – Storie Notturne


Casa editrice Ensemble /Libro

Pagine 66

Fabio Zuffanti è da sempre stato molto prolifico. Ormai non si contano più i progetti in cui è coinvolto, sia in campo musicale che letterario/divulgativo. Aveva già pubblicato un paio di saggi (tra cui l’importante O CASTA MUSICA del 2012) e una raccolta di poesie (IL GIORNO SOTTILE nel 2016) ma questa è la prima volta che tenta la via della narrativa, anche se, chiaramente, in maniera poco convenzionale. Non un romanzo ma, piuttosto, una serie o sequenza di storie molto brevi (diciamo attorno alle due pagine ciascuna) che ruotano attorno all’inquietudine della notte, come ci suggerisce il titolo. Sembra quasi lo sviluppo naturale di AMORE ONIRICO, l’ultimo lavoro musicale di Fabio, concepito e realizzato in una sola notte, ma stavolta le riflessioni sono molteplici, così come i vari narratori non sono mero veicolo per i pensieri dell’autore.

La raccolta si apre con Storia Notturna #2, quasi come per non volere affrontare il problema dell’incipit, o quasi per suggerire al lettore che la prima storia sarà, inevitabilmente, la sua. Per non rivelare troppo, questa prima storia narra di un rapporto a distanza perfettamente funzionale che, però, nel finale, ha bisogno di un contatto reale, della presenza fisica, per potere affrontare il silenzio “senza remore”. Dal bar sulla spiaggia del primo brevissimo racconto, alla trincea della Grande Guerra, il salto sembrerebbe azzardato, ma è nella presenza del silenzio (“assoluto, incondizionato”), nell’attesa di un ordine che arriverà/non arriverà, che si risolve tutto. Il limbo è il luogo prediletto di questi sguardi su mondi lontani così simili al nostro, dove si cerca invano di sfuggire all’incombente vecchiaia (Storia Notturna #4) oppure si viene inghiottiti dal silenzio finale della propria morte (Storia Notturna #5) mentre il primo nome che appare, G, non può che farci pensare ai personaggi kafkiani con tutte le loro paure e incertezze. Il surrealismo “cosmico” prende il sopravvento a partire dalla Storia #6. Come non considerare surreale, per esempio, il portaombrelli sotto il quale “si trova il centro della terra” (#29)? Gli oggetti nascondono sempre qualcosa di oscuro in queste pagine.

“L’ora che va dalle tre alle quattro del mattino è la più misteriosa dell’esistenza” e con questo pensiero la storia #11 sembra volerci svelare qualcosa della natura della raccolta. Ma è solo con la storia successiva, una lettera del narratore (che poi tornerà più avanti per dissertare sul legame tra notte e pazzia), che ci viene rivelato che il protagonista “recita la parte della persona consapevole mentre non c’è alcuna consapevolezza”. Un’altra storia è composta solo da dialoghi e rimanda direttamente al teatro beckettiano dell’assurdo, un luogo dove parlare di inizio e fine non ha più significato e lo spazio sembra quello di un quadro senza immagini precise, sfuggente. Eppure i luoghi fisici possono avere un senso, anche se solo nei nostri ricordi, oppure come metafora dell’universo e l’infinito che non riusciamo a concepire. Lo schema si interrompe per un attimo con un racconto che supera i confini delle due pagine, riuscendo ad approfondire l’orrore vissuto e quindi narrato dal protagonista. Un momento romantico e disperato suggella uno degli ultimi racconti, la visione sfuggente di una donna, sconosciuta e senza volto, sotto la pioggia. Le visioni femminili sono un’altra costante del mondo di RACCONTI NOTTURNI.

Un piccolo saggio sull’importanza della musica nel #27 rappresenta il trait d’union tra lo Zuffanti scrittore che conoscevamo e il suo nuovo ruolo di romanziere. Poi, quando siamo quasi alla fine, l’autore sembra volerci calare direttamente nella SUA visione del mondo, nell’ineluttabile degrado, nella dicotomia consolatoria tra notte e giorno, “quella luce è illusione, quel vedere non è reale” perché la notte tornerà e “scorgerò l’orrore che vertiginosamente mi offre i suoi tentacoli”. Insomma, una visione molto cupa, in parte accettata con rassegnazione nel finale che non vi svelerò, nella certezza che, anche grazie al numero esiguo di pagine, vi troverete a leggere questi racconti tutto d’un fiato. Magari di giorno, però!

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