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Pubblicato il maggio 14th, 2018 | by Lorenzo Barbagli

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Not a Good Sign – Icebound (2018)

Tracklist
01 Second Thought
02 Frozen Words
03 Hidden Smile
04 As If
05 Down Below
06 Truth
07 Not Yet
08 Trapped In
09 Uomo Neve

Etichetta Self production/CD

Durata 48’40”

Personell

Paolo «Ske» Botta (Keyboards, Glockenspiel) ● Alessio Calandriello (Vocals) ● Alessandro Cassani (Electric Bass, Vocals) ● Martino Malacrida (Drums, Trumpet) ● Gian Marco Trevisan (Electric Guitars, vocals)

Guests: Fabio «Ciro» Ceriani (Percussions and Sounds) ● David Jackson (Saxes, Flute) ● Eloisa Manera (Violin) ● Margherita Botta (Toy Glockenpiel, Voice) ● Marcello Marinone (Timpano)

In pochi anni il progetto Not a Good Sign, pensato e assemblato nel 2012 dal chitarrista Francesco Zago (Yugen) e dal tastierista Paolo «Ske» Botta, è arrivato al terzo album, questa volta con qualche novità. Zago infatti all’indomani del secondo lavoro in studio FROM A DISTANCE (2015) ha lasciato la direzione del gruppo nelle mani del solo Botta, che in questa sede si carica sulle spalle il peso di firmare quasi tutte le composizioni. ICEBOUND testimonia inoltre l’ultima apparizione del cantante Alessio Calandriello (La Coscienza di Zeno) che si congeda lasciando le future parti vocali al nuovo chitarrista Gian Marco Trevisan.

Ma le novità più considerevoli riguardano la direzione dell’album. Quello che era nato come un sodalizio che potesse valorizzare le potenzialità melodiche delle composizioni, alleggerendo le complessità più astruse del prog in favore di costruzioni musicali più scorrevoli, qui assume contorni propriamente avventurosi e audaci, come testimonia la lunga cavalcata Hidden Smile, brano che approfondisce in maniera spigolosa e ruvida le prospettive di 1000 AUTUNNI, il bell’album solista di Botta risalente al 2011. Se infatti prima nei Not a Good Sign era rispettato il giusto equilibrio tra parti vocali e strumentali in una filosofia compositiva prossima all’estetica “song oriented”, ICEBOUND si immerge in spazi multiformi tipici del prog, riuscendo a mantenere legami tanto con il presente che con il passato. Le due anime di Frozen Words e Down Below si riescono ad integrare con il moderno art rock e il prog jazz, rimarcato anche dai prestigiosi interventi del sax vandergraaffiano di David Jackson che si fanno spazio nelle trame tensive di Trapped In.

Alla fine però il maggior pregio di ICEBOUND (e della band soprattutto) risiede nel fatto che, pur utilizzando timbriche strumentali ormai consolidate all’interno del progressive rock, queste si discostano da qualsiasi sterile citazione e creano una miscela esplosiva e personale. ICEBOUND è un grande album di prog moderno.



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