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Pubblicato il giugno 14th, 2018 | by DDG

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EUGENIO FINARDI – Blitz (1978)

Tracklist

Lato A
1. Extraterrestre
2. Come un animale
3. Drop out rock
4. Affetto

Lato B
1. Cuba
2. Op. 29 in do maggiore
3. Northampton, genn. 78
4. Guerra lampo


Personell
Eugenio Finardi (voice) ● Luciano Ninzatti (guitar) ● Stefano Cerri (bass) ● Mauro Spina (drums) ● Ernesto Vitolo (piano) ● Maurizio Preti (percussions) ● Stefano Pulga (keyboards on “Affetto”) ● Lucio Fabbri (violin on “Op. 29 in do maggiore”) ● Claudio Fabi (string arrangements) ● Claudio Pascoli (horns arrangements) ● Paolo Tofani (production)


Quando qualcuno dice: questo lo so fare anch’io, vuol dire che lo sa rifare, altrimenti lo avrebbe già fatto prima. (Bruno Munari)

Mi piacerebbe scrivere un classico, per una volta nella mia vita!, si augurava Eugenio Finardi nelle interviste realizzate durante i tour con i Crisalide, la band che lo accompagna su BLITZ (1978) e sul successivo ROCCANDO ROLLANDO (1979). I pur riusciti precedenti tre dischi – sempre pubblicati dalla Cramps – erano impregnati di una visione ingenua e romantica della politica del Movimento, e dovevano ormai suonargli superati: negli anni successivi ne avrebbe comunque ripreso almeno le pagine dove l’aspetto personale superava in qualche modo l’epoca – il rock che parla di sé di Musica ribelle, lo scherzo di La radio.

I miei padri spirituali sono stati i Rolling Stones, e da lì gli WHO, i Led Zeppelin… poi ho scoperto il jazz, i Weather Report, musica con un uso più completo della strumentazione, che ho provato ad applicare al rock: e poi ho integrato i nuovi amori, il sud America, il reggae, e il risultato è un amalgama latino-rock’n’roll, un tentativo di discorso innovativo sul rock, un sound europeo, italiano – come quello degli Area, della PFM. (Eugenio Finardi)

Con NON GETTATE ALCUN OGGETTO DAI FINESTRINI (1975) e SUGO (1976), ma soprattutto con DIESEL (1977), Finardi era riuscito a definire uno stile, una personale via italiana al rock, che non suonava derivativo grazie all’efficacia dei testi, lineari e sentiti, e ai tanti altri ingredienti – più esotici che latini – che adattano alla nostra lingua il tiro anglosassone: nelle scalette dei tre dischi, oltre ai quasi classici citati, trovano posto tante altre canzoni dove la nostra lingua si concilia benissimo con un suono rock dai riflessi prog, grazie al supporto di stelle del pantheon alternativo dell’epoca come Ares Tavolazzi, Walter Calloni e Patrizio Fariselli.

La breve scaletta di BLITZ si apre finalmente proprio con quello che diventerà davvero un classico, Extraterrestre, ironica e riuscita parabola sull’inutilità della fuga, ispirata (pare) dagli atteggiamenti di un giovane amico diventato poi famoso in un campo contiguo, il Carlo Massarini di Mister Fantasy e della videomusica RAI. Otto canzoni in tutto, e se si escludono il rock’n’roll tradizionale di Drop out rock e l’aggressività di maniera di Guerra lampo, il programma è tutto memorabile e intenso: la sentimentale ballata pianistica Come un animale, la trascinante festa di Affetto, il riflusso esotico di Cuba (…ed è normale ci si sia rotti i coglioni di passare la vita tra dibattiti e riunioni… fino alle storie vere e proprie, la caduta di Robin lo studente che diventa ladro in Op. 29 in do maggiore,  sempre col tiro jazz rock di Extraterrestre, e il toccante racconto del rapporto col padre di Northampton, genn. 78 (Oggi ho conosciuto mio padre, finalmente credo di aver capito: ora che viviamo in due famiglie separate è uno qualunque, anzi, un buon amico…).

All’inizio cantavo di situazioni che vivevo, la politica usciva molto nelle mie canzoni; ma la politica poi è degenerata, anche in violenza, e quindi mi sono spostato più sul personale, non tento più di dire alla gente cosa deve fare, cerco invece di comunicare le mie emozioni in maniera più intima, più privata, piuttosto che da un pulpito o da una cattedra. (Eugenio Finardi)

Se BLITZ suona ancora attuale è sicuramente anche per la qualità dei musicisti: i Crisalide hanno una sezione ritmica capace di rendere fluide e movimentate le composizioni, che grazie anche al lavoro di arrangiamento di Claudio Fabi e Claudio Pascoli guadagnano in profondità armonica, a dispetto della relativa semplicità degli spartiti. Ma sono proprio la semplicità e la naturalezza della scrittura di Finardi le cifre che rendono vero e ancora moderno BLITZ, così come tante altre delle pagine più riuscite del cantautore rock italiano per eccellenza: le parole sono sentite e dirette, restano in testa, diventano slogan di cui non si percepisce la retorica, tanto facili da rifare e parodiare (come farà lo stesso Finardi, spiritosamente, quando con Elio e le Storie Tese scriverà la divertente introduzione a Complesso del Primo Maggio), quanto complessi da inventare, come è naturalmente ogni semplicità efficace.

 

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