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Pubblicato il giugno 20th, 2018 | by DDG

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Bess of Bedlam: l’elogio (folk) della follia

Fanny L’Héritier è la cantante solista della band pop sperimentale francese Odessey & Oracle (O&O). Pochi mesi dopo il bellissimo SPECULATIO (2017), pubblica il suo primo disco solista, FOLLY TALES, sotto lo pseudonimo Bess of Bedlam (BoB): un po’ più oscuro e morbido delle opere di O&O, con le influenze del folk inglese degli anni ’70 che prevalgono sugli echi della musica classica del’ 900…
Non mi piace molto classificare la musica, ed è sempre difficile farlo con la propria musica, ma per me le differenze sono abbastanza semplici da spiegare: O&O è più “pop” e solare di BoB, che è più dark e folk, ispirato alla musica folk inglese degli anni ’70. Tuttavia, anche BoB può diventare musica pop in alcune composizioni (ad esempio, The Painter). Direi che BoB è più vicino alle cantautrici come Vashti Bunyan, Linda Perhacs, Joni Mitchell, Shirley Collins e le altre cantastorie degli anni ’70, con la semplicità data dal suono della musica folk – con la voce abbinata semplicemente alla chitarra o al piano. La mia principale fonte di ispirazione per BoB è il folk tradizionale inglese, ma anche la musica barocca inglese (Henry Purcell, per esempio): alle spalle ho anni di studio del pianoforte e del violoncello barocco, quindi potrei essere influenzata in qualche modo anche dalla musica classica!

Probabilmente, questo porta anche al gusto per i cambi di ritmo durante la stessa canzone: diciamo che a volte suoni abbastanza prog, per essere una cantante folk.
In BoB sono comunque la stessa persona di O&O, quindi non posso sfuggire alla ricerca di armonie sorprendenti, melodie e cambiamenti di struttura…

Il cantato in inglese rappresenta sicuramente un cambiamento significativo rispetto a SPECULATIO.
Sì, scrivere in inglese è stato normale per la musica che volevo sviluppare in BoB, proprio a causa delle influenze musicali: per il modo di cantare e articolare le parole, l’inglese è più naturale. From silent shades per esempio è in realtà un poema anonimo del 17° secolo che è stato musicato per la prima volta da Purcell in una raccolta di canzoni, le Canzoni folli. Si tratta di un inglese antico, e anche se come madrelingua francese non posso certo pensare di scrivere in questo modo, lo adoro.

SPECULATIO era un concept album sull’economia moderna, mentre i testi di FOLLY TALES sembrano diversi, ho notato alcune frasi molto “forti”, ad esempio in The Poet…
The Poet è la storia di un poeta che crede fortemente nell’arte, che si è imbattuto in una strega corrotta e malvagia, che gli ha fatto un incantesimo trasformandolo in uno scienziato molto cattivo, attratto dallo scintillio di una gloria artificiale… il tipico cinico scienziato pazzo che fallirà tutti i suoi esperimenti, dal momento che è accecato dalla ricerca della gloria.

This war is not over and may never end, but I am with you.
(The Painter)

Hmmm… credo di aver capito il punto: continuare a scegliere l’arte è piuttosto difficile, la società moderna cerca di spingerti verso attività più “produttive”…
È esattamente questo! Ho scritto questa canzone molto tempo fa, mentre stavo finendo gli studi sulle neuroscienze, lo confesso… Per gli altri testi di FOLLY TALES, ho capito il tema soltanto dopo, alla fine del processo: ho pensato molto alla follia, qual è il limite tra l’essere sano di mente e l’essere pazzo, in quale contesto possiamo determinare chi è pazzo e chi no, e perché siamo così spaventati dalle persone folli, squilibrate, strane, e perché la società ha bisogno di canalizzare queste persone bloccandole in strutture come carceri e ospedali. FOLLY TALES mette in discussione il concetto di “normalità” – qual è l’arbitro che determina i limiti, la cornice. Per me, sono la società e le strutture di un certo tipo di società (capitalismo, patriarcato, colonialismo…) che tendono ad omogeneizzare, standardizzare le persone spingendole a essere tutte uguali, a diventare in qualche modo dei piccoli soldati – soldati al lavoro, soldati per il consumo…

I am a dead leaf, I didn’t fall from the highest branch: but a howling wind tore me away from the tree I used to dance on with others, sometimes.
(Dead Leaf)

Probabilmente, la scelta di dedicarsi alla musica può anche essere considerata “follia”, oggi.
Sì! Il desiderio di fare musica e solo musica in questa società moderna non è proprio follia, ma può essere considerato una follia, perché è marginale. Però io ho abbandonato le neuroscienze per fare musica a tempo pieno… e ho anche fatto qualcosa di più, ho coprodotto questo disco! Abbiamo lavorato con Another Record, un’etichetta francese indipendente con sede nella città di Tours, che ha anche pubblicato un’altra eccellente band parigina, i Selen Peacock, che adoro! Another Record ha prodotto la versione CD di FOLLY TALES, mentre io e Guillaume Médioni (anche lui di O&O) abbiamo pubblicato la versione in vinile (che si può ordinare qui, NDR) con La Société Secrète, un’etichetta che abbiamo creato per questo disco, che potrebbe essere utile per progetti futuri.

Fondare una nuova etichetta con un disco sulla follia suona in qualche modo come una metafora, va detto: e adesso?
Per il momento, non ho in programma nient’altro che comporre e scrivere al più presto nuove canzoni per BoB e O&O, e questo è già un progetto ambizioso! Non sono pronta a chiudere la bocca, voglio continuare ad affrontare comportamenti umani, dominazioni, relazioni complesse e contraddizioni! So che suona come un progetto ambizioso, detto così, ma è quello che mi spinge a immaginare un mondo migliore in cui vivere, e a sperare nei cambiamenti. Oltre a questo, OK, mi piacerebbe DAVVERO venire a suonare in Italia!

(Intervista realizzata il 3 giugno 2018)

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