Cuore

Pubblicato il luglio 11th, 2018 | by Simone Ercole

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The Kinks – The Kinks Are The Village Green Preservation Society (1968)

Tracklist

Lato A
1. The Village Green Preservation Society
2. Do You Remember Walter?
3. Picture Book
4. Johnny Thunder
5. Last of the Steam-Powered Trains
6. Big Sky
7. Sitting by the Riverside

Lato B
1. Animal Farm
2. Village Green
3. Starstruck
4. Phenomenal Cat
5. All of My Friends Were There
6. Wicked Annabella
7. Monica
8. People Take Pictures of Each Other


Personell
Ray Davies (lead vocals, guitar, keyboards, harmonica, saxophone, trumpet, trombone, accordion, oboe, flute) ● Dave Davies (lead guitar, backing vocals, lead vocals on track 13) ● Pete Quaife (bass, backing vocals) ● Mick Avory (drums, percussion) ● Nicky Hopkins (keyboards, mellotron) ● Rasa Davies (backing vocals)


Il sesto album dei Kinks, uno dei primi a poter essere visto come un concept album. Certo, si potrebbe discutere su quanto sia forte e importante o meno il tema che lega i vari brani, ma di fatto praticamente tutto l’album gira intorno a questo luogo chiamato Village Green e a ciò che rappresenta: un luogo simbolico dove rifugiarsi, dove le vecchie tradizioni inglesi sopravvivono, la raffigurazione della nostalgia per i tempi andati… E infatti l’album è costellato di piccoli quadretti, ad opera di Ray Davies, che parlano di luoghi, persone ed abitudini del passato.

La title track e Village Green (da non confondere nonostante il titolo simile) presentano in modo efficace il luogo in questione. Se il primo brano in sostanza espone un elenco delle cose che vengono lì preservate (Donald Duck, vaudeville, variety, little shops, china cups, virginity…), nel secondo invece emerge forte l’elemento nostalgia, del voler ritornare in quel luogo, che oltretutto pare essere diventato anche un’attrazione turistica grazie alle sue peculiarità. Do You Remember Walter? invece affronta questo tema nostalgico parlando di persone, in particolare appunto di Walter: un ragazzo che il narratore conosceva da giovane e che inevitabilmente negli anni è cambiato, e si chiede se possa essere in grado di riconoscerlo oggi. “Le persone spesso cambiano, ma i ricordi delle persone possono rimanere”. Discorso simile per Johnny Thunder, che invece era il tipico rocker ribelle, oltre che una figura che ritornerà in alcuni album successivi dei Kinks, e per altri personaggi come Monica e Wicked Annabella. In questo senso è importante il ruolo delle fotografie per ricordare, concetto che affiora in ben due canzoni: Picture Book e People Take Pictures Of Each Other. Se nella prima si sfoglia un album fotografico rivivendo vecchi ricordi, nella seconda Davies offre un punto di vista un po’ più sardonico dell’atto dello scattare fotografie: “le persone si fanno le foto solo per provare che sono veramente esistite”. Davies pare poi voler far intendere che questo senso di nostalgia sia una cosa non condivisa da molti, includendo brani che ben rappresentano il sentirsi fuori posto, come Last Of The Steam-Powered Trains e Animal Farm. Poi indubbiamente ci sono brani che faticano un po’ a rientrare nel concept, come Phenomenal Cat e la pur bellissima Big Sky (che in sostanza riflette su quanto l’essere umano, tutto preoccupato dai suoi problemi quotidiani, sia invece piccolo e insignificante), ma grazie all’atmosfera generale non li si percepisce come totalmente fuori posto.

Musicalmente l’album ha una forte componente folk acustica, in completo contrasto con l’immagine dei Kinks di You Really Got Me, e porta a compimento un cambiamento stilistico già evidente due album prima, in FACE TO FACE. Non mancano però arrangiamenti più ambiziosi e particolari, come ad esempio gli inserti orchestrali e di clavicembalo in Village Green e l’uso decisamente originale del Mellotron in Phenomenal Cat e Starstruck (tra l’altro suonato da Nicky Hopkins, turnista presente in molteplici album di quegli anni e non solo, dagli Who ai Rolling Stones a vari album solisti degli ex-Beatles). Nonostante ciò una delle cose che più penalizza l’album, a mio parere, è la produzione: tutt’altro che pulita e decisamente inferiore ai contemporanei Beatles ad esempio. Certamente frutto dell’assenza di un produttore di ruolo e della decisione di Ray Davies di occuparsi della produzione in completa solitudine, senza forse averne ancora le capacità necessarie. D’altro canto però questo possibile limite si trasforma in punto di forza ed elemento caratterizzante dell’album, soprattutto perché in linea con la sua atmosfera (un album che parla del passato è anche giusto che suoni “vecchio” già all’uscita).

THE KINKS ARE THE VILLAGE GREEN PRESERVATION SOCIETY negli anni ha sicuramente guadagnato ancora più fama e rispetto, arrivando anche a trovare un posto nella discussa e sostanzialmente inutile classifica dei migliori 500 album di Rolling Stone. A mio parere rappresenta una delle migliori prove del talento compositivo di Ray Davies, oltre che uno dei lavori più completi ed equilibrati dei Kinks, che grazie al suo essere stato sempre fuori dal tempo stilisticamente, riesce a farsi apprezzare facilmente anche esattamente cinquant’anni dopo.




 

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