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Pubblicato il luglio 14th, 2018 | by Antonio De Sarno

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Lunatic Soul – Under The Fragmented Sky (2018)

Tracklist
1. He Av En
2. Trials
3. Sorrow
4. Under The Fragmented Sky
5. Shadows
6. Rinsing The Night
7. The Art Of Repairing
8. Untamed

Etichetta KScope/CD

Durata 36’13”

Personell
Nariusz Duda (all instruments, vocals) ● Wawrzyniec Dramowicz (drums on Untamed)

Ascoltando il nuovo lavoro dei Lunatic Soul (in realtà il polistrumentista polacco Mariusz Duda) qualcuno potrebbe pensare ai Dead Can Dance o ai This Mortal Coil. Invece la prima cosa che mi viene in mente è il lontanissimo OLIAS OF SUNHILLOW di Jon Anderson, disco esplorativo e ipnotico, etnico e elettronico. Ovviamente in chiave dark. Anzi, a tratti, per la sua estrema facilità di immergere immediatamente l’ascoltatore in atmosfere inquietanti, sembra quasi un parto della premiata ditta Jansen/Barbieri/Karn. La sua cifra stilistica rimane la creazione di atmosfere intimistiche che rendono il disco unico nella carriera di Duda. Sì, anche rispetto ai soundscape di quell’IMPRESSIONS del 2011 che chiudeva la sua prima “trilogia” di opere solistiche.

Già la seconda traccia, Trials, con la sua ossessiva ripetizione di una singola frase, quasi un mantra, rimanda a quel mondo sonoro dell’ex cantante degli Yes. L’atmosfera diventa acustica con la breve Sorrows, con il lamento senza parole di Duda che preannuncia la title track. Il disco, intenso per tutti i suoi 36 minuti, è il seguito virtuale (ma non, attenzione, il gemello) di FRACTURED, uscito l’anno scorso ma registrato contemporaneamente. UNDER THE FRAGMENTED SKY è molto più essenziale e, oserei dire, diretto (nel suo genere) e segna i dieci anni di attività del cantante dei Riverside. Abbandona spesso la forma canzone, per perdersi lungo strade molto più interessanti al punto che, quando arriva il primo pezzo con un testo vero, la title track appunto, si rimane quasi spiazzati. Shadows, dal sapore orientale, e l’inquietante Rinsing The Night, sono immediatamente impresse nella memoria dell’ascoltatore, mentre il brano più lungo del disco, The Art of Repairing, riesce ad aggiungere un po’ di sano kraut-rock alla tavolozza dell’artista, tra vocoder, basso ipnotico e drum machine. Sia Under The Fractured Sky (che nella parte finale riprende il tema celestiale dell’iniziale He Av En) che la conclusiva Untamed avrebbero tranquillamente potuto finire in un disco dei Riverside, ma in questo contesto così rarefatto, calamitano un’attenzione totale che difficilmente avrebbero ottenuto. Un disco scarno ma assolutamente affascinante.

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