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Pubblicato il agosto 7th, 2018 | by Paolo Carnelli

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Paolo Paròn

Polistrumentista eclettico, autore e compositore, dopo aver suonato con diverse formazioni nel corso degli anni, Paolo Paròn ha pubblicato le prime canzoni originali insieme all’Orchestra Cortile, «un (im)possibile incrocio tra Area, Capossela, Tom Waits e King Crimson». Con l’Orchestra pubblica due EP autoprodotti e un album prima sciogliersi nel 2011. Dal 2013 inizia a lavorare a un nuovo ciclo di canzoni, accomunate dal tema delle solitudini e della difficoltà di trovare il proprio spazio nel mondo. Un lavoro lungo che culmina a fine 2017 con l’incontro con Toks Records e Music Force che pubblicano l’ottimo “Vinacce”, distribuito da Egea. More info: hwww.musicforce.it/catalogo-produzioni/1501-paolopar%C3%B2n-vinacce

ANIDRIDE SOLFOROSA – Lucio Dalla (1975)
La ricerca di un modo diverso di fare canzoni qui raggiunge uno dei punti più emotivamente intensi. Senza annoiarsi sugli aspetti tecnici e compositivi, ascoltare il lamento di un Ulisse moderno o scorgere la donna di un tempo sulla panchina di una piccola stazione dalla voce di Dalla è per me un continuo dono di cui sorprendersi.

AMORICA – The Black Crowes (1994)
I Corvi Neri sono stato l’unico gruppo di cui ascoltavo i dischi man mano che uscivano, e non con vent’anni di ritardo. Avevo quattordici anni e volevo i pantaloni di ciniglia rossi di Chris Robinson. Questo è stato il primo disco in cui ho visto il blues essere una cosa dei miei giorni.

RADICI – Francesco Guccini (1972)
Me lo prestò l’insegnante di Italiano in seconda superiore. Le prime note di un vecchio pianoforte male in arnese mi rapirono da subito. Non era il canzoniere solito, c’era qualcosa di più. Qualcosa di monumentale che ancora non capivo, «e quel vizio che ci ucciderà… è vivere».

AMORE E NON AMORE – Lucio Battisti (1971)
Ero indeciso tra questo e ANIMA LATINA. Credo che fare “cantautorato elettrico” in Italia non possa prescindere da questo disco. Sì ne sono stati fatti mille poi, e magari anche prima. Ma pochi con questa freschezza e divertimento nel suonare.

BONE MACHINE – Tom Waits (1992)
Quando ho messo questo CD nel mio impianto ho alzato subito il volume a un livello importante, incurante di cosa sarebbe successo. Perché non sai mai cosa possa succedere con un disco di Tom Waits. È sceso l’inferno nella mia cameretta e ho cominciato a spalare carbone. E a fumare sigarette.

MAURO PELOSI – Mauro Pelosi (1977)
Guido Gozzano in musica. Ho sempre avuto una certa affinità con Gozzano, e quando ho sentito questo disco ho sentito un’empatia rara. La libertà di essere definitivamente inadeguati e cantarlo. Pure dileggiando il mondo serio.

CRAC! – Area (1975)
Ero a un festino delle superiori e Uano mise su L’elefante bianco, riconobbi subito gli Area e mi sentii per la prima volta meno solo, meno cagacazzi, e mi venne pure voglia di ballare. Gli Area hanno insegnato a tutti, anche a essere maledettamente kombat in ogni strada artistica da prendere.

LA MACARENA SU ROMA – Iosonouncane (2010)
Il corpo del reato resta una canzone che avrei voluto scrivere io. La trovo perfetta, tagliente, senza maschere di finta ironia, un cielo di asfalto e miseria culturale che ti cade, lentamente e inesorabilmente, sulla testa. Mi ci sento raccontato.

LA TERZA GUERRA MONDIALE – Zen Circus (2016)
Che dire? Ignorati per anni, me li ritrovo con un disco che mi ha fatto cadere dalla sedia. Ci sono tutti gli anni dieci, i coretti, la voglia di saltare e sudare per scongiurare tutto questo (i coretti e gli anni dieci).

OVUNQUE PROTEGGI – Vinicio Capossela (2006)
L’ho lasciato per ultimo perché ha popolato il mio immaginario per diverso tempo. Scrivere canzoni così è riuscire a rubare alla terra, quella che si tiene tra le mani e che riecheggia le storie di bambino, la musica che vuoi suonare forte per sconfiggere i demoni che ti perseguitano da adulto. Da ascoltare preferibilmente in viaggio.

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