Over 40

Pubblicato il agosto 8th, 2018 | by DDG

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KATE BUSH – The Kick Inside (1978)

Tracklist

Lato A
1. Moving
2. The Saxophone Song
3. Strange Phenomena
4. Kite
5. The Man With The Child In His Eyes
6. Wuthering Heights

Lato B
1. James And The Cold Gun
2. Feel It
3. Oh To Be In Love
4. L’Amour Looks Something Like You
5. Them Heavy People
6. Room For The Life
7. The Kick Inside


Personell
Kate Bush (vocals, piano) ● Andrew Powell (production, keyboards, celesta, percussions) ● Bruce Lynch (bass) ● David Paton (acoustic guitar, bass, backing vocals) ● Duncan Mackay (keyboards) ● Andrew Powell (synth) ● Ian Bairnson (electric guitar, backing vocals, percussions) ● Alan Skidmore (saxophone) ● Barry De Souza (drums) ● Alan Parker (guitar) ● Paul Keogh (guitar) ● Morris Pert (percussions) ● Stuart Elliot (percussion) ● Paddy Bush (mandolin, backing vocals) ● David Gilmour (executive producer A2, A5)


Un giorno è capitato questo amico di mio fratello, che lavorava nello spettacolo, e poteva trovarmi qualche contatto: conosceva David Gilmour dei Pink Floyd, e gli chiese di venirmi a sentire…
(Kate Bush)

Quando David Gilmour le produce le due canzoni che finiranno tre anni dopo nel suo album di esordio, The saxophone song e The man with the child in his eyes, Kate Bush ha 17 anni e le idee molto chiare: l’anticipo sul contratto spuntato con la EMI verrà investito in lezioni di danza con Lindsay Kemp, per completare la formazione di una cantante che intende dare spettacolo a modo suo, in tutti i sensi. La casa discografica avrà modo di sperimentare la determinazione della giovanissima cantautrice quando si tratterà di definire la copertina del disco, e soprattutto di scegliere il singolo d’esordio del LP: l’artista riuscirà a convincerli a scartare i pezzi più diretti, morbidi e tradizionali, per puntare sulla anomalia in falsetto di Wuthering Heights, col suo testo letterario basato sul romanzo di Emily Brontë. Qui, come in tante altre occasioni, Kate avrà ragione: Wuthering Heights sarà il primo 45 giri scritto ed eseguito da una donna a conquistare la testa della hit parade inglese, e resta ancora oggi la sua canzone più nota al grande pubblico, capace di trascinare in cima alle classifiche di tutto il mondo un album tutt’altro che convenzionale.

THE KICK INSIDE è un esordio sfolgorante e ancora attuale. 13 canzoni istintive, ispirate e coerenti, con tante declinazioni diverse dello spirito teatrale e ironico di una cantautrice personalissima: Kate Bush sa già come essere struggente (The man with the child in his eyes, The kick inside), trascinante (James and the cold gun), addirittura romantica (Feel it, L’amour looks something like you) o ironica (Oh to be in love, Strange phenomena), e usa i falsetti del singolo per marcare altre composizioni (Moving, Kite), nello stile originale che continuerà a caratterizzarla per l’intera prima fase della sua lunga e rarefatta carriera.

Gli artisti non dovrebbero essere resi famosi. Lo sai, loro sono importanti… come… non so, i dottori, o i sacerdoti – e nemmeno così tanto, spesso, ma hanno questa aura da semidei solo perché il loro lavoro rende così tanti soldi. E nello stesso tempo, è una fama costruita – calciatori e star del teatro, è una fama creata dagli uomini, e la stampa la alimenta.
(Kate Bush)

L’immagine più vivida del suo spirito da antidiva in questi anni giovanili è quella dei balletti scherzosi con cui accompagna negli spettacoli alcune delle pagine più belle del disco: la rissa danzante della allegra Them heavy people, realizzata dal vivo in un interessante speciale natalizio dell’epoca (dove duetta anche con Peter Gabriel, con cui condividerà in seguito altri progetti), la mostra in stato di grazia, con la espressività teatrale volta in pura gioia, come negli anni a venire capiterà sempre meno, fino alla progressiva scomparsa dalle scene.

Al frettoloso LIONHEART (1978), dove la maniera talvolta prevale sull’ispirazione, seguirà l’ottimo NEVER FOR EVER (1980), col singolo-alla-Kate-Bush, la comunque bellissima Babooshka, che sembra un corpo estraneo in una scaletta compatta e riuscita, che mostra quanto la giovanissima stella sia cresciuta: il meno scintillante THE DREAMING (1982) chiuderà la storia di questa Kate Bush, poco ripresa nelle scalette dei concerti degli anni più recenti, e dopo gli anni ’80 del grande successo di HOUNDS OF LOVE (1985) arriveranno altre opere belle e diverse.
Il perfezionismo la porterà a lunghe pause tra i dischi, e addirittura a riletture e ripensamenti su cose già incise, fino al ritorno recente con la penna e il cuore segnati dal tempo e dalla vita cui ha sempre voluto dare la priorità: l’evoluzione dell’artista non si è mai fermata, e le atmosfere intense e algide dell’ultimo 50 WORDS FOR SNOW (2011) sono ormai lontanissime da quella ragazzina che sapeva essere contemporaneamente sensuale e spiritosa, spontanea e teatrale, mentre si prendeva a bottigliate in testa con i ballerini.



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