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Pubblicato il agosto 21st, 2018 | by Lorenzo Barbagli

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Krakow – Minus (2018)

Tracklist

1. Black Wandering Sun
2. Sirens
3. The Stranger
4. From Fire, From Stone
5. Minus
6. Tidlaus

Etichetta Karisma Records/CD

Durata 38’02”

Personell

Frode Kilvik (Bass, Vocals) ● René Misje (Guitar,Vocals) ● Kjartan Grønhaug (Guitar) ● Ask Ty Arctander (Drums) ● with: Phil Campbell (Guitar on 1)

Come fa intuire il titolo, per il loro quarto album in studio i norvegesi Krakow hanno lavorato di sottrazione, limando con pazienza il materiale in eccesso scritto per MINUS (il gruppo parla di sufficiente minutaggio da riempire un doppio) fino a concentrarlo e piegarlo ai proprio scopi per un lavoro dai connotati sintetici ma incisivi. Ciò ha permesso alla band di curare altri aspetti rilevanti come la produzione, più attenta a far risaltare ogni piega delle stratificazioni elettriche, oltre ad una maggiore consapevolezza per la varietà che può offrire l’estetica post metal nella quale da sempre si muove la band. Le lunghe cavalcate doom del passato qui si condensano in un coacervo di stoner e space rock celebrato sin dalla traccia di apertura Black Wandering Sun (che nei toni più aspri arriva a sfiorare le paranoie vandergraaffiane) con l’ospitata di Phil Campbell dei Motörhead alla chitarra. Quello dei Krakow è infatti un universo sonoro che affonda le sue radici nel passato dell’ipnotica psichedelia hard rock degli Hawkwind e lo sludge dei Neurosis e arriva fino al nostro presente accostandosi a cose più recenti come Mastodon e Motorpsycho.

In pratica quello messo in atto su MINUS è un rituale heavy metal condito di tutti gli umori dark del caso, il quale ci riporta all’essenza di progressioni gotiche e pagane, passando attraverso i tribalismi di From Fire, From Stone e le astrazioni quasi post rock di Tidlaus. L’interessante evoluzione dei Krakow è percepibile nella montante estasi lisergica della title-track che, sotto un persistente fill percussivo, alterna ricami chitarristici narcolettici a improvvisi risvegli bombardanti; oppure in The Stranger, piuttosto spontanea nell’abbinare le due anime sludge e psych in un’unica resa molto suggestiva. MINUS fa di tutto per nobilitare un genere troppo spesso sottovalutato dagli amanti del prog, aggiungendoci complessità (non necessariamente virtuosistica) e una rude profondità viscerale.

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