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Pubblicato il agosto 22nd, 2018 | by Ed Pisani

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Nile Rodgers & Chic – Ancienne Belgique, Bruxelles – 19/08/2018

Abbiamo iniziato a suonare allo Studio 54 di New York quando aveva appena aperto e subito c’è stato feeling tra tutti: noi facevamo ballare la gente, tutti si divertivano, e i proprietari del locale sapevano gestire questa miscela di ‘fun, dance and togetherness’. Poi non so se gli Chic sono diventati famosi grazie allo Studio 54, o lo Studio 54 grazie agli Chic. 

Questa è una delle storie che Nile Rodgers ha raccontato al pubblico osannante durante il concerto brussellese (si potrà mai dire?) con i suoi Chic, ormai da quarant’anni un brand inossidabile e soprattutto, una band da paura. Attualmente il gruppo include nove elementi: due tastiere-canto, due fiati, due cantanti soliste, basso, batteria e, ovviamente, la mitica chitarra di Nile. Ha inventato uno stile, non si dimentichi: quella ritmica funky che riesce ininterrottamente a fare su/giù sulle corde parzialmente strozzate e che al tempo stesso esalta il riff su due corde sole… Mi spiego: la classica Freak Out ha un riff chiaramente riconoscibile (diciamo sulla pentatonica di LA maggiore), eppure la mano destra del nostro Nile non si ferma mica alle note del riff, ma continua tranquillamente a suonarle tutte e sei. Basta con questi tecnicismi, che peraltro lui stesso spiegò bene ad un workshop durante il Montreux Jazz Festival un paio di anni fa. Ha vinto una difficile battaglia contro il cancro, ed anche di questo ha voluto parlare Nile, dicendo che – siccome sa fare solo musica – ha deciso che per il tempo restante di vita che gli è stato concesso vuole raddoppiare le sue attività musicali… grande idea, aggiungo io, e grande uomo.

E poi anche i numeri fanno paura: mezzo milardo di dischi venduti (non è uno scherzo), 1500 brani circa incisi, ha collaborato e scritto per tanti artisti. In ordine di simpatia (mia naturalmente) David Bowie, B52’s, Diana Ross, Sister Sledge, Duran Duran, Madonna, Sheila B. Devotion, Daft Punk, eccetera. Durante una brevissima pausa tra un brano e l’altro del concerto ha detto che Chic sono funky, disco, r’n’b, ma soprattutto soul music! (…sic). E via la voce di Kimberly Davis – che ha appena raggiunto due primi posti su Billboard Magazine – che canta Upside Down e poi, con voce da blues lady, una versione lenta di Get Lucky. Un riferimento merita anche il bassista Jerry Barnes, che il funky probabilmente ce l’ha mischiato con i globuli rossi – da restare a bocca aperta un suo assolo di slap bass che a mia memoria avevo sentito solo da quel tale Marcus Miller. In un tripudio di cori e balli, abbiamo rivissuto i nostri anni ruggenti con la colonna sonora degli anni 70, 80 e 90, con brani indimenticabili e divertenti, eseguiti in modo magistrale. C’erano sessantenni con la lacrimuccia ma anche sedicenni esaltati – per tutti sono stati Good Times!

Una notizia  in conclusione: tra poche settimane uscirà il NUOVO album degli Chic, a testimonianza della sempreverde stagione del funky di buona qualità.

PS: è la prima volta che mi capita all’ingresso di un concerto di non trovare dischi in vendita su un bancone. Suppongo che dopo averne venduti mezzo miliardo, per Nile e gli Chic sia difficile reperirne copie sufficienti…

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