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Pubblicato il agosto 23rd, 2018 | by DDG

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Miles Paralysis – Miles Paralysis (2018)

Tracklist

1. Take Care Of You
2. Boring
3. Open The City
4. Volcano
5. Grown And Faded
6. Found Away
7. Dream Accelerator
8. Nothing
9. We All Get A Believer
10. In The Mirror
11. Paper Route

Etichetta: Miles Paralysis

Durata 25’ 36’’

Personnel
Alex Litinsky (drums, guitars, vocals, synth, piano, glockenspiel, percussion) ● Jon Markson (bass, guitars, vocals, synth, piano, percussion, electronics) ● Featuring: Sam Palumbo (guitar and addtional vocals on “Volcano”) ● Liz Delise (additional vocals) ● Catherine Litinsky (additional vocals on “Boring”) ● Godfrey Furchtgott (violin, viola)

Non serve leggere la recensione, basta ascoltare i 75 secondi di Take Care of You, quelli che aprono l’esordio del duo formato dal math rocker canadese Alex Litinsky (A. M. Overcast) e dal newyorkese Jon Markson (basso e voce della punk band Such Gold): un minuto e poco più, ma si tratta di una miniatura perfetta, una canzone dove gli spigoli ritmici vengono smussati dalla melodia emocore, e la struttura ha dentro tutto quello che serve – riff, strofe, ritornelli e cambi, una costruzione apparentemente convenzionale, fatta in realtà tutta di anomalie. Non si tratta solo della finezza tecnica di chi è capace di gestire certe complessità, dentro gli undici brani della compattissima scaletta c’è la mano di chi sa come trasformare in pop apparente tutta l’intelligenza profusa nella scrittura: i Jawbox rasserenati di Volcano, col ritornello che non ritorna e quindi forza al riascolto, In the Mirror che ha dentro i contrasti dei Mission of Burma, i 100 secondi di We All Get a Believer che trascinano al coro.

I 25 minuti scorrono veloci, ma senza frenesie, con i suoni diretti delle chitarre ammorbiditi qua e là da cori e sparse note di archi, eco della Washington D.C. di Smart Went Crazy e J Robbins: e alla fine bisognerebbe citare tutte e undici le canzoni, dal primo brano già menzionato al gioco di prestigio conclusivo con il math che diventa power in Paper Route – con gli intrecci ritmici che simulano una semplicità inesistente.

MILES PARALYSIS ha la sua forza nella sintesi, e cattura l’attenzione tagliando ogni tempo morto: come cantano  in Volcano: “time runs away, when you’re not paying attention”.

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