Cuore

Pubblicato il settembre 3rd, 2018 | by Davide Arecco

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Blue Oyster Cult – Extra Terrestrial Live (1982)

Tracklist

1. Dominance and Submission
2. Cities on Flame
3. Dr. Music
4. The Red and the Black
5. Joan Crawford
6. Burnin’ For You
7. Roadhouse Blues
8. Black Blade
9. Hot Rails to Hell
10. Godzilla
11. Veteran of the Psychic Wars
12. ETI
13. (Don’t Fear) The Reaper


Personell
Erich Bloom (guitar, vocal, keyboards) ● Donald ‘Buck Dharma’ Roeser (guitar, vocal, keyboards) ● Joe Bouchard (bass, vocal, guitar) ● Rick Downey (drums) ● Allan Lanier (keyboards, guitar) ● Robbie Kieger (guitar on Roadhouse Blues)


Un mito. Ma anche il gruppo americano degli anni Settanta più bravo, raffinato, anticipatore e incompreso, “in eterno equilibrio fra rigore colto e gelida distruzione” (L. Signorelli, Heavy Metal. I classici, Giunti, 2000). I Blue Oyster Cult – BOC, più brevemente – hanno avuto vere legioni di fans: scrittori come Stephen King (ricordate L’ombra dello scorpione?), registi del calibro di David Cronenberg, produttori come Martin Birch (Fleetwood Mac, Peter Green, Iron Maiden, Black Sabbath, Groundhogs, Jeff Beck, Deep Purple, Rainbow, Gary Moore, Whitesnake, Flash).

Perché i Blue Oyster Cult, e come arrivarci? A me accadde in estate, la lontana estate del 1991. Ci sono stagioni che si fissano nel nostro archivio di ricordi, più e meglio di altre, malgrado non siano, poi, così diverse e speciali. A me capitò con l’estate dei miei sedici anni (chi ha letto Stand By Me, a proposito di Stephen King, mi capirà). Ascoltavo già prog e hard, tuttavia cercavo qualcosa che li fondesse, in maniera più ‘intellettuale’. E la trovai. Quel qualcosa erano – e, da allora, sarebbero per sempre rimasti – gli statunitensi BOC.

Chi volesse introdursi al Culto dell’ostrica blu – già il monicker scelto è splendidamente enigmatico – oppure riscoprirli, al meglio della loro forma, può forse ascoltare questa magnifica antologia dal vivo. Iniziai anch’io così. Nei tredici brani di questo (allora doppio) disco rivive un songwriting tra i più ispirati di sempre. I toni sono talvolta aspri, violentemente cerebrali, negativi, miglia lontani dai sogni positivi della contro-cultura anni Sessanta (quindi della psichedelica, degli hippies, del florer power e dell’estate dell’amore, dai BOC esplicitamente criticata). La band di New York, più vicina semmai nello spirito ai Velvet Underground (che accompagnò sul palco, nei primi anni di attività), dipinge un affresco cosmico in più atti, costantemente in bilico tra mitologia, fantascienza e temi di ascendenza mistico-esoterica (The Red and the Black, tratta dal secondo album del gruppo, TYRANNY AND MUTATION, attirò alla sua uscita nel 1973 accuse di satanismo, rimbalzate poi anche su Hot Rails to Hell). Altrove – le copertine nere ed inquietanti di SECRET TREATIES (1974, con l’aereo da guerra ME262, dell’aviazione tedesca, in bella mostra), SOME ENCHANTED EVENING (1978, con la Morte stile Settimo Sigillo a cavallo con la falce tra le Montagne Rocciose), titoli come Subhuman, Dominance and Submission (che apre questo live), SPECTRES e TYRANNY AND MUTATION (pure qui un art work che pare una geometria impossibile, disegnata da Escher dopo un giro agli Inferi) – taluni critici hanno voluto intravedere punti di contatto con l’occultismo nazional-socialista, dai BOC peraltro sempre smentiti.

Con un piede nell’hard rock più classico (quello, dark, di Led Zeppelin e Black Sabbath) e uno nel progressive, ma inventori, di fatto, del post punk e dell’industrial, rilevanti proprio culturalmente, i BOC traducono in musica, con gelido distacco, il canto dell’universo (M. Milani, Godzilla e altri sogni, EDS, 2008). I loro brani sono visionari, inquietanti e oscuri, evocativi e letterari: un peccato, al riguardo, che in questo live manchi uno dei loro cavalli di battaglia, la leggendaria Astronomy: in bilico tra scienza (dei cieli) e meta-scienza, superba cavalcata pianistica, insieme onirica e terrestre, uranica e ctonia, trascendente e immanente. Merito anche dei testi, curati da Sandy Pearlman, allo stesso tempo manager e paroliere (non senza fondamentali apporti, nei primi anni e poi in seguito, da parte di Patti Smith, autrice di liriche dalla malvagità sprezzante). Testi che si muovono tra Legge e Caos, Rosso e Nero, orgoglio e purezza, in una Grande Mela apocalittica e abbagliata da una sorta di anti luce lovecraftiana (Signorelli, cit., p. 39), con echi sinistri dal Settecento francese (The Red and the Black è anche una rilettura di Sade), rivisti in modo terrificante e personalissimo. Il sentire dei BOC è, insieme, quotidiano e alieno (come in Brandbury, il fantastico emerge inatteso tra le pieghe della realtà), reso attraverso una proposta artistica che sa fondere con equilibrio invidiabile la durezza (lo storico riff di Cities on Flame, già presente sull’altro doppio live precedente, ON YOUR FEET OR ON YOUR KNEES, del 1975, dalla copertina che mescola sotto i riflessi di un Sole nero apparenti richiami al nazismo ed alla Church of Satan) e melodia tastieristica (Burning For You e, naturalmente, Don’t Fear the Reaper: dolce ed ambigua canzone, famosissima e senza bisogno di ulteriori presentazioni, letteralmente adorata da Stephen King).

Anche in altri pezzi – Dr. Music (da MIRRORS, 1979), tendente all’AOR; la stupenda Joan Crawford (dal geniale e sottovalutato FIRE OF UNKNOWN ORIGIN, 1981, composto con Michael Moorcock, già collaboratore degli Hawkwind), con note alte di piano che restano nella memoria ed un break vocale mozzafiato – non mancano ambiguità di fondo e temi legati alla segretezza ermetico-alchemica. Un merito, ancora una volta, di Pearlman, che come scrittore di testi ha toccato vertici davvero altissimi (le sue sono autentiche visioni cosmiche). In altri frangenti, prevale una urgenza più classicamente rock, come nella cover di Roadhouse Blues, dei Doors, con il grande Robbie Krieger ospite. Perché il passato – un certo passato, attenzione: quello più legato al volto luciferino e apocalittico dei ‘60 – anche per i cinque newyorkesi non è mai morto.

In ETI – Extra Terrestrial Intelligence, a dominare in modo drammatico sono criptiche cospirazioni aliene, che torneranno l’anno dopo, nella grafica di REVOLUTION BY NIGHT (1983): una svolta verso un pomp rock d’alta classe. Per l’occasione – l’ammaliante singolo Shooting Shark, sette minuti molto new wave – torna a scomodarsi l’amica Patti Smith, ritiratasi dalle scene tre anni prima. Sulla stessa falsariga, il successivo disco, CLUB NINJA (1985), ancora più cinematografico, futuristico e giostrato su suoni elettronici. Quindi IMAGINOS (1988) segna un ritorno al gotico, agli incubi di Lovecraft e ai labirintici enigmi di Borges, che tornano a materializzarsi in un castello degno di Frankenstein. E’ il disco che chiude un ‘ciclo infernale’, dando risposta ai non pochi quesiti irrisolti della Trilogia Nera realizzata dal gruppo tra il 1972 (l’anno dell’esordio, al 1970 risale la fondazione) e il 1974. Infine, negli anni Novanta e all’alba del terzo millennio, i BOC hanno rilasciato altri validissimi lavori, frutto di una collaborazione con un grande scrittore della fantascienza di impronta cyber-punk, John Shirley. E i mostri (come Godzilla), la fantasy epica e eroica alla Howard (Black Blade), i micidiali flash bellici (Veteran of the Psychic Wars, tutte composizioni presenti in questo live) sono ritornati a riverberarsi in nuovi e cangianti affreschi sonori, dal fascino realmente intramontabile.

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