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Pubblicato il settembre 14th, 2018 | by DDG

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Miles Paralysis, la sintesi e la distanza

MILES PARALYSYS, il debutto del duo formato dal math rocker canadese Alex Litinsky (AM Overcast) e dal newyorkese Jon Markson (basso e voce per il gruppo punk Such Gold), è stato uno dei migliori dischi recensiti su Open Magazine nel 2018: 11 canzoni compattate in 25 minuti, un mix di complessità math e melodie emocore assolutamente originale. Una conversazione a tre tra Canada, Stati Uniti e Italia ci ha permesso di conoscere maggiori dettagli su questo progetto.

(Alex) Grazie per la recensione! Il fatto che un paio di riff possano trasformarsi in una canzone che entra in risonanza con qualcuno dall’altra parte della Terra è sempre uno shock per me…
(Jon) Io apprezzo sempre quando qualcuno scava profondamente e attentamente in un disco: e penso che il nostro album inviti proprio a questo tipo di immersione.

Potete spiegare come è iniziato questo progetto? Entrambi avete altre band e carriere da gestire …

(A) Jon mi ha contattato attraverso la pagina Facebook del mio altro progetto (AM Overcast), facendomi sapere che il suo gruppo punk-rock Such Gold avrebbe suonato nella mia città, Winnipeg. Ci siamo incontrati allo show e siamo andati subito d’accordo, il che ha portato Jon e Such Gold a chiedermi se avrei potuto suonare la chitarra per uno dei loro tour. Dopo aver trascorso più tempo insieme, Jon e io sapevamo che dovevamo fare qualcosa insieme – et voilà!
(J) Ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto collaborare con Alex – e a dire il vero speravo che avremmo finito per collaborare già dopo il nostro primo incontro! Quando abbiamo deciso di fare un disco, siamo entrati in studio con pochissime aspettative e ci siamo semplicemente fidati del fatto che avrebbe funzionato. Penso che il fatto che abbia funzionato da subito così bene ci abbia ispirato a tentare la realizzazione di un album completo.

Come avete collaborato nella scrittura delle canzoni?
(J) Alex è grandioso! Anche il modo in cui abbiamo consegnato e arrangiato le canzoni è stata una stupenda collaborazione sonora. Siamo stati meticolosi riguardo ai suoni e alla tavolozza sonora del disco, e abbiamo cercato di utilizzarli al massimo delle loro possibilità. Ci siamo sforzati di mantenerlo colorato e coerente, senza uscire dai binari che ci siamo dati… per ora!
(A) Alcune canzoni sono state scritte in una serata insieme a Brooklyn, alcune canzoni erano state scritte in precedenza, da me o da Jon. Avevamo tempi stretti per la registrazione, quindi abbiamo usato anche quello che avevamo…
(J) … ma abbiamo già un sacco di idee per nuove canzoni, e non vedo l’ora di sentire come le svilupperemo!

Pensi che math e punk / emocore (il punk di Washington DC, per così dire) possano essere considerati parte delle vostre radici? Non solo le vostre band, ma anche Jawbox, Mission of Burma, Smart Went Crazy, per esempio.

(J) Penso che la scena DC sia senz’altro nel nostro DNA, anche se il nostro punto di connessione principale è Rob Crow, il chitarrista e cantante dei Pinback. Siamo grandi fan del suo lavoro come chitarrista negli anni ’90 e ‘2000. Penso che sia stata una delle prime cose che ci ha connessi musicalmente.

Alcune delle vostre canzoni sono decisamente complesse – Open The City Up, ad esempio, è una sorta di suite prog compattata in 2 minuti, considerando il numero di cambi ritmici e sezioni – eppure, a prima vista sembra una canzone normale: un gioco di prestigio?

(A) Open The City Up è una delle canzoni che avevo già scritto prima di incontrarci. È composta da alcune idee diverse che ho avuto in testa per un po ‘.
(J) Quella canzone è stata divertente da registrare, anche come tecnico del suono. Il modo in cui le scene cambiano drasticamente, mentre la canzone continua a muoversi, credo funzioni molto bene.
(A) A parte le visibili variazioni di tempo, c’è questo ostinato sull’ottava nota costante in tutta la canzone, che può effettivamente far capire che è più semplice di quanto tu possa pensare. Ma io sono di parte, ho ascoltato la canzone solo 600 miliardi di volte…

Per il momento, MILES PARALYSIS è un progetto piuttosto liquido: niente tour, né copie fisiche del disco …

(J) Immagino che stamperemo il disco in vinile alla fine…
(A) … e forse faremo anche un tour, in futuro! Abbiamo entrambi delle vite molto occupate – e distanti!
(J) Ma la vita è lunga, e penso che faremo musica insieme per molto tempo.
(A) E sia che si tratti di spettacoli dal vivo o semplicemente di nuove registrazioni, non vedo l’ora di fare nuovamente musica con uno dei miei migliori amici!
(J) Spero che questo significhi che finiremo anche per fare un tour in Europa. Sono il tipo che ama davvero fantasticare e sviluppare gli spettacoli dal vivo – quindi sono sicuro che accadrà alla fine!

(Intervista realizzata nel settembre 2018)

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