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Pubblicato il settembre 27th, 2018 | by Paolo Carnelli

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The Pineapple Thief – Dissolution (2018)

Tracklist
1. Not Naming Any Names
2. Try As I Might
3. Threatening War
4. Uncovering Your Tracks
5. All That You’ve Got
6. Far Below
7. Pillar Of Salt
8. White Mist
9. Shed a Light

Etichetta KScope/CD

Durata 43’32”

Personell
Bruce Soord (guitars & vocals) ● Steve Kitch (keyboards) ● Jon Skyes (bass & backing vocals) ● Gavin Harrison (drums & percussion). Additional guitar on White Mist: David Torn

Come l’acqua di un torrente che batte incessante sulla roccia, Bruce Soord continua a levigare e depurare la proposta musicale dei suoi Pineapple Thief da ogni tentazione nostalgica. Il percorso iniziato con il precedente YOUR WILDERNESS prosegue nel segno di quel post – progressive così caro all’etichetta Kscope. E’ già di per sé una notizia, vista la poca omogeneità che ha caratterizzato la produzione del gruppo almeno fino agli ultimi anni. Sicuramente la conferma del sodalizio con lo straordinario batterista Gavin Harrison (ex Porcupine Tree, attualmente nei King Crimson), presente nei credits anche come co autore di quasi tutti i brani, deve aver convinto Soord a lasciarsi definitivamente alle spalle i voli pindarici e i sofismi che nel bene e nel male avevano caratterizzato album come ALL THE WARS o MAGNOLIA. Ecco quindi l’approdo a un sound e a un songwriting sempre più preciso e tagliente, in cui ogni nota, ogni suono e ogni accento sembrano essere stati pesati e pensati con maniacale attenzione e meticolosità, in un gioco di incastri che rimanda a tratti all’estetica math rock.

Il risultato sono nove canzoni/composizioni dove niente è lasciato al caso, asciutte e schematiche, colonna sonora perfetta per descrivere le storture e le contraddizioni assillanti del mondo tecnologico e digitale in cui viviamo. E proprio la sofferta (e forse tardiva) presa di coscienza di questo processo di progressiva “dissoluzione” dell’individuo è alla base del concept su cui si fonda l’intero album. Un cammino raccontato attraverso una serie di canzoni algide e “scomode”, di accuse/confessioni che trova il suo punto di arrivo nella lunga e stratosferica White Mist, durante la quale, grazie anche alla presenza di un ospite di spessore come David Torn, la band sembra riuscire finalmente a sprigionare tutte le sue potenzialità.

I Pineapple Thief ripartono da dove si sono arenati Porcupine Tree e Radiohead: alla ricerca di un difficile equilibrio tra melodia e minimalismo, intimismo ed epicità, complessità e semplicità. Un’esplosione sommersa, un grido soffocato. DISSOLUTION è il selfie più crudele che sia stato mai realizzato.



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