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Pubblicato il novembre 24th, 2018 | by Ed Pisani

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CHICK COREA – Bruxelles, Bozar – 12/11/2018

La libertà d’espressione è uno dei più fondamentali diritti dell’uomo. Ma bisogna conquistarla e saperla difendere”, diceva Chick Corea in un’intervista del 2015. Si riferiva, in quel caso, all’insegnamento del suo mentore e primo vero datore di lavoro, Miles Davis. Da innovatore e pioniere nell’arte, Miles incitava i giovani musicisti a sperimentare e pensare liberamente. E da scopritore di talenti quale era, scelse il giovane Chick, nel settembre 1968, come pianista per la registrazione di IN A SILENT WAY (1969) e BITCHES BREW (1970). Per la cronaca, negli anni precedenti nei dischi di Miles c’erano stati altri monumenti come Bill Evans e Herbie Hancock… insomma un’eredità da fare tremare le ginocchia.

Oggi, a 77 anni, Armando Anthony Corea – detto Chick per via delle guanciotte che da bambino una zia gli pizzicava – cita ancora le sue origini calabresi e quanto la sua famiglia, di modeste origini ma molto italiana, abbia contribuito alla sua formazione artistica. I suoi concerti in giro per il mondo, incluso quello a Bruxelles, sono un tributo alla sua arte, alla sua incredibile abilità pianistica, insomma sono sempre un’ovazione ad un mostro sacro del jazz. Al piano, da solo in questa occasione, ha voluto fondere Chopin e Gershwin, Scriabin e Jobim, Scarlatti e Evans. Nella seconda parte del concerto ha soprattutto ripreso sue composizioni da CHILDREN’S SONGS (pubblicato nel 1984, ma composto a partire da almeno dieci anni prima), un piccolo gioiello che secondo Chick rappresentava una pausa di pace tra un concerto di fusion ed uno di electro-funk di quell’epoca. Scherzando con il pubblico, ha invitato alcuni spettatori a salire sul palco ed improvvisare con lui, a quattro mani. Premesso che i tre fortunati, a mio avviso, non erano dei novellini, il nostro Chick li accompagnava ed incoraggiava come forse il mitico architetto Fidia avrebbe fatto con dei bambini alle prese con costruzioni di LEGO…

A me rimane impressa l’immagine (oltre che il suono!) di un uomo che ama il profilo basso, sempre in jeans, t-shirt e scarpe da ginnastica a prescindere dalla solennità delle sale da concerto, che ama stare “insieme” e sperimentare nuove sonorità. Ho visto Chick diverse volte, e recentemente al Blue Note di New York, dove è facile per lui stare tra il pubblico, parlargli e comunicare reciprocamente umori e stati d’animo. È lui il Bach del Blue Note.

 

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