Ristampe

Pubblicato il Giugno 19th, 2019 | by Roberto Paravani

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VV.AA. – The Rolling Stones Rock And Roll Circus (2019/1996)

Tracklist
LP 1
1. Mick Jagger – Introduction Of Rock And Roll Circus
2. Circus Band – Entry Of The Gladiators
3. Mick Jagger – Introduction Of Jethro Tull
4. Jethro Tull – Song For Jeffrey
5. Keith Richards – Introduction Of The Who
6. The Who – A Quick One While He’s Away
7. Circus Band – Over The Waves
8. Taj Mahal – Ain’t That A Lot Of Love
9. Charlie Watts – Introduction Of Marianne Faithfull
10. Marianne Fathfull – Something Better
11. Mick Jagger & John Lennon – Introduction Of The Dirty Mac
12. The Dirty Mac – Yer Blues
13. Yoko Ono & Ivry Gitlis with The Dirty Mac – Whole Lotta Yoko

LP 2
1. John Lennon – Introduction Of The Rolling Stones / The Rolling Stones – Jumpin’ Jack Flash
2. The Rolling Stones – Parachute Woman
3. The Rolling Stones – No Expectations
4. The Rolling Stones – You Can’t Always Get What You Want
5. The Rolling Stones – Sympathy For The Devil
6. The Rolling Stones – Salt Of The Earth

LP 3
1. Taj Mahal – Checkin’ Up On My Baby
2. Taj Mahal – Leaving Trunk
3. Taj Mahal – Corinna
4. The Dirty Mac – Revolution (rehearsal)
5. The Dirty Mac – Warm-up Jam
6. The Dirty Mac – Yer Blues (take 2)
7. Brian Jones – Introduction Of Julius Katchen
8. Julius Katchen – De Falla: Ritual Fire Dance
9. Julius Katchen – Mozart: Sonata In C Major-1st Movement

Etichetta ABKCO/3 LP

Durata 30’09” + 28’56” + 35’50”

Nel corso del 1968, i Rolling Stones idearono uno spettacolo televisivo per promuovere il nuovo LP BEGGAR’S BANQUET, che doveva essere nelle loro intenzioni – e in effetti lo sarà – il disco del riscatto dopo il passo falso di THEIR SATANIC MAJESTIES REQUEST. Guidati come al solito dalla verve di Mick Jagger, organizzarono un concerto rock in un contesto circense, con tanto di clown, acrobati e mangiatori di fuoco, con la partecipazioni di alcuni musicisti amici quali The Who, Taj Mahal, Marianne Faithfull e Jethro Tull. Le riprese ebbero luogo l’11 dicembre 1968, mentre lo show avrebbe dovuto essere trasmesso dalla BBC in occasione del Natale; ma i Rolling Stones cancellarono la messa in onda per ragioni mai del tutto chiarite. Una delle ipotesi più accreditate è quella che vorrebbe la band insoddisfatta della sua performance e timorosa di sfigurare al confronto con quelle degli ospiti. Suoni e immagini sono rimasti quindi relegati in chissà quale teca, salvo comparire qua e la in alcuni bootleg; fino al 1996 quando è stato finalmente deciso di pubblicare ciò che era ormai diventato leggenda, in formato video (VHS e DVD) e audio (CD).

THE ROLLING STONES ROCK AND ROLL CIRCUS è un (quasi) live – questa recensione verte esclusivamente sulla parte audio – più importante che bello poiché è testimone di situazioni storicamente importanti se non uniche, ma fotografa anche una performance degli Stones – la parte più corposa del disco – cui manca la scintilla, la magia che spesso riuscivano a sprigionare soprattutto dal vivo. Ed anche tutto il resto non è esente da critiche.

Veniamo ai dettagli. Lo spettacolo inizia con i giovanissimi Jethro Tull: la loro A Song for Jeffrey oltre che essere una gran pezzo, rappresenta anche uno di quei momenti “storici” cui si faceva cenno in precedenza, visto che è l’unica testimonianza oggi esistente del passaggio di Tony Iommi nel gruppo di Ian Anderson; purtroppo però di live c’è solo la voce di Anderson. A seguire gli Who che eseguono una mini-rock-opera di sette minuti: A Quick One While He’s Away. La loro esibizione è letteralmente devastante e va ad alimentare quelle voci che vogliono la soppressione del programma proprio a causa del raffronto tra Who e Stones. Taj Mahal è in quel momento un punto di riferimento musicale per gli Stones che lo fanno arrivare dagli USA per suonare l’eccellente rhythm and blues Ain’t That a Lot of Love. Marianne Faithfull, fidanzata all’epoca con Jagger, canta Something Better con una voce virginea e imparagonabile a quella roca e vissuta di oggi. Poi un altro momento storico: The Dirty Mac un super supergruppo formato da John Lennon, Eric Clapton (che accetta l’invito allo show solo per vedere in azione Taj Mahal), Mitch Mitchell, e Keith Richards (al basso) che vive lo spazio di una notte. Il gruppo esegue Yer Blues, certamente non il miglior brano scritto da Lennon, ma indubbiamente nelle corde degli altri tre, soprattutto di un Clapton che ha modo di snocciolare le sue scale blues. Poi i Dirty Mac vengono raggiunti sul palco dal violinista classico Ivry Gitlis e da lei: Yoko Ono! Facile a questo punto infierire sulle doti canore, compositive, artistiche della futura signora Lennon… ma perché non farlo visto che se lo merita? Whole Lotta Yoko è un mezzo disastro e l’interpretazione vocale della “cantante” è più fastidiosa di un controllo della prostata. Arrivano quindi i Rolling Stones integrati da Rocky Dijon alle percussioni e dal grandissimo e indimenticato Nicky Hopkins al piano. E’ l’ultima occasione per sentire all’opera Brian Jones, ormai di fatto fuori dal gruppo e fuori di testa. Sono ben sei i pezzi che la band si riserva, da Jumpin’ Jack Flash sino al gran finale di Salt of the Earth, una delle più belle ballate mai scritte dalla ditta Jagger & Richards, purtroppo cantata dal vivo su una base registrata.

E veniamo ai nostri giorni. A 23 anni dalla prima stampa e a ben 51 dalla registrazione, lo show televisivo viene reimmesso sul mercato in vari formati audio e video. La sezione audio ha il suono completamente migliorato da una nuova masterizzazione e un intero LP/CD di brani non presenti nella prima stampa. Si parte con tre brani di Taj Mahal: questa volta siamo decisamente più in atmosfere blues, e che blues! Nonostante la vulgata racconti dell’insoddisfazione degli Stones per le esecuzioni del loro maestro, questi brani sono di parecchio il meglio tra i bonus e non avrebbero sfigurato anche nella prima stampa. Poi altri pezzi dei Dirty Mac: una sgangherata versione di Revolution, una anonima jam di riscaldamento e una versione diversa di Yer Blues: niente di ché. In conclusione, annunciato da Brian Jones, due pezzi suonati dal pianista classico Julius Katchen, che come lo stesso Jones sarebbe morto di lì a pochi mesi: affascinanti ma assolutamente fuori contesto.


 

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