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Pubblicato il Ottobre 9th, 2019 | by Paolo Formichetti

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IQ – La lunga strada new prog

All’inizio degli anni ’80 i Marillion conobbero un periodo di notevole successo di pubblico grazie al loro new prog che fondeva stilemi sinfonici anni ’70 con sonorità più moderne e una buona dose di orecchiabilità. Numerose band, inglesi e non, tentarono di inserirsi nella loro scia per replicarne il successo ma la maggior parte di esse fallì nell’intento limitandosi ad una carriera breve ed avara di soddisfazioni. I più fortunati furono principalmente i Pendragon (la cui guida all’ascolto è stata precedentemente pubblicata su questo sito) e gli IQ. Nati dalle ceneri dei The Lens, gli IQ si formano nel 1982 allorquando Mike Holmes (chitarra), Martin Orford (tastiere), Peter Nicholls (voce), Paul Cook (batteria) e Tim Esau (basso) registrano il loro primo demo Seven Stories Into Eight dando il via ad una carriera di alto profilo artistico che dura ancora oggi. In questa guida all’ascolto analizzeremo i lavori ufficiali realizzati in studio da questa band straordinaria, escludendo pertanto, salvo poche eccezioni, dischi dal vivo, raccolte ed EP.




TALES FROM THE LUSH ATTIC (The Major Record Company, 1983) – Un anno dopo la realizzazione del primo demo, questo lavoro rappresenta il vero e proprio esordio discografico della band inglese. L’album viene registrato in grande economia, mixato in un solo giorno e camuffato da produzione ufficiale a nome di una etichetta discografica inventata. La data di uscita segue di pochi mesi il clamoroso debutto dei Marillion e l’accoglienza da parte degli appassionati è ottima, nonostante lo scomodo concorrente. La mega suite The Last Human Gateway, che apre il lato A, è clamorosa per costruzione e intensità emotiva e rappresenta il miglior biglietto da visita con cui gli IQ si presentano ufficialmente al mondo del prog. Nei suoi 20 minuti di durata abbondano gli echi genesisiani grazie alle avvolgenti tastiere di Orford, alla chitarra hackettiana di Holmes, e ad una sezione ritmica affiatata e frizzante. Su tutti spicca poi la voce di Nicholls che ricama linee vocali graffianti che sembrano uscite dritte dritte da THE LAMB e si fa strada nel cuore degli ascoltatori, compensando la scarsa potenza e un’intonazione a volte perfettibile con un timbro evocativo ed affascinante. Dopo un simile folgorante inizio il disco si dipana sinuoso tra pseudo singoli di facile presa (Through The Corridors), lirici interludi di piano (My Baby Treats…) e pezzi di ben altra caratura che diverranno dei classici in sede live come Awake and Nervous e The Enemy Smacks. L’album è stato ristampato nel 2013 in una splendida versione restaurata, remixata e rimasterizzata a partire dai nastri originali alla quale è stato aggiunto un DVD contenente tonnellate di materiale extra di grande interesse per gli appassionati.




THE WAKE (Sahara Records, 1985) – Il successo del disco di esordio tra gli appassionati è tangibile e le esibizioni dal vivo si moltiplicano. Tanto che, nell’anno che segna la consacrazione mondiale dei Marillion, gli IQ decidono di battere il ferro finché è caldo e produrre, questa volta tramite una piccola etichetta indipendente, il loro secondo LP. Una suggestiva copertina, disegnata come la precedente da Peter Nicholls, cela un vero e proprio capolavoro del new prog la cui sola grande sfortuna è quella di essere coevo di un vero e proprio monumento come MISPLACED CHILDHOOD, cosa che contribuirà a relegarlo in secondo piano. Brani come The Wake, The Thousand Days, Outer Limits o Widow’s Peak si pongono nella diretta scia stilistica del lavoro precedente e mostrano per l’ennesima volta quanto drammatico ed espressivo possa ancora essere il prog seppur lontano dalla passata gloria dei seventies. I brani sono complessi, romantici, caratterizzati da umori cangianti a seconda che il sopravvento venga preso dalla fantasiosa sezione ritmica o dai liquidi solismi della sempre più affiatata coppia Holmes-Orford. Di questo disco è stata pubblicata nel 2010 una sontuosa versione commemorativa contenente due dischi aggiuntivi di bonus track e un DVD con una esibizione live dell’epoca.




NOMZAMO (Squawk, 1987) – Il riscontro degli IQ rimane limitato ad un pubblico fedele ma decisamente di nicchia. Tutto ciò provoca qualche dissidio all’interno della band, che si mostra indecisa sulla strada da seguire per realizzare il terzo disco. Dopo due album oscuri di ottimo livello artistico, la defezione di Peter Nicholls spinge i “superstiti” a tentare un mix, sulla carta piuttosto difficile, tra il mai rinnegato prog e un pop-rock commerciale e patinato che assecondi i gusti di un pubblico più ampio. Trovato un nuovo vocalist nel bravo e duttile Paul Menel, gli IQ firmano quindi un contratto con una sottoetichetta della Vertigo e realizzano NOMZAMO, album ottimamente registrato ed arrangiato che però, come prevedibile, lascia un po’ spiazzati i fan. Il lavoro infatti si allontana dalla drammatica cupezza dei predecessori e mostra chiaramente le sue due anime: a brani prog di ottimo livello come Human Nature o Common Ground, giustappone pezzi orecchiabili ed easy come Passing Strangers e Promises (della quale viene realizzato anche un videoclip). In generale si può dire che la componente prog viene ammorbidita e resa più accessibile, mentre quella pop viene nobilitata da arrangiamenti raffinati e dalla classe tipica di musicisti di razza.




ARE YOU SITTING COMFORTABLY? (Squawk, 1989) – Mentre i Marillion appaiono in crisi per la clamorosa separazione dal loro frontman, gli IQ tentano il tutto per tutto e realizzano un nuovo lavoro ancor più tendente al commerciale del precedente. Il disco contiene veramente poco materiale in grado di accontentare i vecchi fan: se brandelli di prog possono trovarsi nelle belle Nostalgia e Nothing At All, lo stesso non può dirsi per pop song banali ancorché orecchiabili come War Heroes o Drive On. L’etichetta inizialmente sostiene il gruppo scritturandolo addirittura come apertura per il tour di Mike and the Mechanics ma poco dopo si tira indietro gettando i cinque musicisti nello sconforto. Le discussioni relative alla strada sulla quale continuare la carriera musicale portano all’inevitabile frattura culminata con la fuoriuscita dal gruppo di Paul Menel e Tim Esau.




EVER (Giant Electric Pea, 1993) – Silurata dall’etichetta discografica e con due elementi da rimpiazzare, la band non si perde d’animo, e cerca di reagire anche se le velleità di fare della musica una professione vengono abbandonate. Dapprima viene reclutato John Jowitt al basso, mentre per il ruolo di frontman si opta per un ritorno al passato riaccogliendo Peter Nicholls a braccia aperte. Si decide quindi di operare in autoproduzione fondando la Giant Electric Pea, la cui prima uscita, J’AI POLLETTE D’ARNOU (1991) è un’interessante raccolta che comprende inediti e brani live eseguiti con entrambi i cantanti. Nel 1993 viene quindi pubblicato EVER, il nuovo album in studio. Sotto una iconica cover ancora una volta disegnata da Nicholls, si cela quello che è a tutt’oggi il miglior lavoro mai realizzato dalla band, una vera e propria pietra miliare del new prog inglese. Gli IQ decidono infatti di tornare alle origini sfornando un disco di progressive melodico e intriso di romanticismo, che riprende la lezione dei maestri Genesis modernizzandola e personalizzandola fino a creare uno stile peculiare e inconfondibile, un vero e proprio marchio di fabbrica. Nelle sei tracce che compongono il disco tutto è perfetto: le strutture musicali sono complesse senza essere cervellotiche, le melodie vocali orecchiabili ma mai banali, gli arrangiamenti cesellati alla perfezione, l’amalgama tra i musicisti intensa come mai prima d’ora. Impossibile assegnare la palma di miglior brano anche se l’introduttiva The Darkest Hour e la suite Further Away sono probabilmente le più accreditate concorrenti per il gradino più alto del podio.




SUBTERRANEA (Giant Electric Pea, 2001) – Bissare il successo di un capolavoro come EVER è sulla carta un’impresa ai limiti del possibile. Gli IQ si prendono il loro tempo e, invece di adagiarsi sugli allori, si mettono nuovamente in gioco e tentano un nuovo azzardo andando a realizzare, nella miglior tradizione del genere, il loro primo doppio album. Il disco, nemmeno a dirlo, è anche il loro primo concept e narra la storia di un uomo che, per un bizzarro esperimento, vive relegato nel sottosuolo avendo come unico legame col resto del mondo un misterioso individuo chiamato “Provider”. La storia prosegue raccontando l’esplorazione del mondo reale da parte del protagonista, la scoperta dell’amore e delle macchinazioni del Provider fino al sospirato ritorno al rassicurante mondo di partenza. Il concept si articola in 19 brani e si dipana per oltre cento minuti risultando pertanto di non immediata assimilazione anche se, va specificato subito, si tratta di un lavoro di altissimo livello che rappresenta, con EVER, il vertice artistico della band. I brani sono splendidi ed estremamente variegati, in maniera da descrivere al meglio i sentimenti del protagonista e i cambiamenti di registro della storia. C’è spazio per ogni genere di emozione: il romanticismo (la delicata Speak My Name), l’inquietudine (la cupa Sleepless Incidental), la speranza (la solare Unsolid Ground), l’incertezza (la cangiante Tunnel Vision). Ogni tassello del disco è perfettamente ragionato e studiato per far funzionare il tutto come una macchina perfetta tanto che si arriva alla conclusiva, lunghissima The Narrow Margin, con la voglia di ricominciare da capo l’ascolto.




SEVEN STORIES INTO 98 (Giant Electric Pea, 1998) – La prima registrazione con la quale la band si era presentata al potenziale pubblico di appassionati progster, ancor prima del disco d’esordio, era stato un demo, intitolato SEVEN STORIES INTO EIGHT, pubblicato esclusivamente in cassetta e diventato pertanto di difficile reperibilità. A una quindicina d’anni di distanza da quel lavoro, gli IQ decidono di ristamparlo in cd e approfittano dell’occasione per coccolare i fan aggiungendo un secondo disco contenente una versione registrata ex novo con mezzi tecnici moderni. Il risultato è un doppio cd che rende finalmente disponibili ai fan canzoni magari un po’ acerbe ma dotate di un certo fascino, a dispetto della giovanissima età che avevano i membri della band al momento della loro composizione. Belle, soprattutto nelle nuove versioni, About Lake Five, Intelligence Quotient, e la straordinaria It All Stops Here. Da segnalare, nel disco riregistrato, l’arrangiamento completamente stravolto di Barbell Is In (l’originale simil-reggae non faceva certo gridare al miracolo), e l’inserimento del grazioso inedito strumentale Eloko Bella Neechi.




THE LOST ATTIC (Giant Electric Pea, 2000) – In attesa del nuovo disco la band decide di accontentare ancora una volta i fan, con i quali il rapporto è ormai strettissimo, pubblicando un disco di rarità, inediti, versioni alternative e via dicendo. Sotto una bella copertina ancora una volta disegnata da Nicholls, il disco contiene diverse chicche piuttosto interessanti: quattro inediti tratti dalle sessioni di registrazione di SUBTERRANEA e addirittura del primo disco, tre classici del gruppo (Awake And Nervous, Just Changing Hands e Window’s Peak) registrate nel 1984 nei BBC Studios per il programma Friday Rock Show, una cover di Geoff Mann (Apathetic And Here I) precedentemente pubblicata in un disco tributo. La classica ciliegina sulla torta è rappresentata dalla versione originale di Hollow Afternoon, brano edito solo in un 45 giri rarissimo che la band realizzò nel 1984 per regalarlo ai concerti nonché dalla sua versione riregistrata. Da segnalare il booklet ricchissimo di informazioni sui vari brani e contenente molte foto d’epoca.




THE SEVENTH HOUSE (Giant Electric Pea, 2000) – Realizzare un nuovo album dopo due autentici capolavori come EVER e SUBTERRANEA sembra un’impresa ardua per gli IQ che invece sorprendono tutti pubblicando il nuovo lavoro dopo soli tre anni. THE SEVENTH HOUSE non riesce, come era prevedibile, ad eguagliare qualitativamente i dischi precedenti ma si rivela in ogni caso un lavoro più che buono (a parte la copertina decisamente poco attraente). La solare traccia d’apertura The Wrong Side Of Weird è uno di quei brani di impatto immediato a cui la band ci ha abituato in passato, tanto da restare impresso al primo ascolto nonostante duri più di 12 minuti e sia piuttosto complesso e cangiante. Con la successiva, breve, Erosion il mood si fa invece più oscuro, richiamando le atmosfere non proprio gioiose di SUBTERRANEA, mentre la title track  è ancora una volta una lunga suite in pieno stile IQ capace di accontentare pienamente i fan più tradizionalisti (a maggior ragione visto che a tratti richiama alla mente la mitica The Last Human Gateway). Le successive Zero Hour e Shooting Angels sono due brani più diretti, nei quali fa capolino, come in SUBTERRANEA, il sax dell’ospite Tony Wright e sono gradevoli pur rappresentando il punto più basso del disco. Per fortuna il livello sale nuovamente con la conclusiva Guiding Light che in poco meno di 10 minuti passa da un’introduzione voce e piano densa di emozioni a una furiosa cavalcata strumentale di rara bellezza.




DARK MATTER (Inside Out, 2004) – Dopo aver tentato in passato la carta di un’apertura commerciale, gli IQ sembrano ormai da tempo pienamente ritornati nell’alveo del new prog, avendo codificato uno stile apparentemente destinato a ripetersi identico a se stesso con solamente piccole inevitabili oscillazioni a livello di qualità delle composizioni. Se il precedente disco aveva infatti mostrato un’ispirazione in lieve calo, con DARK MATTER le cose tornano a migliorare (a partire dalla tenebrosa copertina che lo racchiude) rinverdendo i fasti passati di EVER o THE WAKE. La lunga Sacred Sound, la cupa Red Dust Shadow, l’emozionante You Never Will sono infatti brani destinati a deliziare i fan storici ormai legati indissolubilmente ai loro adorati beniamini. In chiusura c’è persino spazio per una nuova mega suite a ripagare idealmente tanta fedeltà: Harvest of Souls che si sviluppa per oltre 24 minuti rappresentando, con le dovute proporzioni, la The Last Human Gateway del nuovo millennio. L’unica brutta notizia che accompagna l’uscita dell’album riguarda la formazione del guppo che perde due membri storici: il batterista Paul Cook e il mitico tastierista/flautista Martin Orford.




FREQUENCY (Inside Out, 2009) – I nostri affezionatissimi si fanno attendere per ben cinque anni prima di pubblicare il nuovo lavoro, stavolta tramite la potente etichetta Inside Out. Tale ampio lasso di tempo si spiega con una serie di problemi vissuti in seno alla band a seguito dei cambi di formazione prima descritti. Fortunatamente l’attesa patita dagli appassionati viene ampiamente ripagata. La title track apre infatti il disco in maniera clamorosa ed è una sorta di archetipo del perfetto brano degli IQ: un concentrato di energia ed emozioni che permeano la linea melodica di Peter Nicholls, le liquide chitarre di Mike Holmes, le aperture tastieristiche del nuovo membro Mark Westworth, il basso pulsante di John Jowitt e il frizzante drumming dell’altro neo-entrato Andy Edwards. Se il resto del disco si mantenesse su questi livelli saremmo al cospetto di un nuovo capolavoro ad oltre quindici anni da EVER, ma sarebbe stato troppo bello per essere vero. Più realisticamente gli altri brani si collocano tutti almeno un gradino sotto ma contribuiscono in ogni caso a fare di FREQUENCY il disco migliore del post-SUBTERRANEA. Forse la principale critica che si può muovere a pezzi peraltro splendidi come The Province, Stronger Than Friction o Ryker Skies è una certa prolissità di alcuni passaggi che allunga il minutaggio ma finisce inevitabilmente per annacquare leggermente il brodo.




THE ROAD OF BONES (Inside Out, 2014) – Ancor più lungo è il lasso di tempo che porta al lavoro successivo: ben sei anni durante i quali la formazione subisce ulteriori sconvolgimenti. I defezionari stavolta sono Andy Edwards e John Jowitt, sostituiti dai rientranti Paul Cook e Tim Esau (altro membro fondatore), nonchè Mark Westworth rimpiazzato da Neil Durant, fan di vecchia data ed abile tastierista. Il lavoro di scrittura è piuttosto prolifico tanto che THE ROAD OF BONES viene pubblicato anche in versione speciale con allegato un bonus cd contenente sei brani inediti. Nel primo disco, ancora una volta in pieno stile IQ, la band, ormai in stato di grazia tecnico-espressivo, sfodera una serie di brani di ottimo livello, degna prosecuzione del lavoro precedente. Su tutte si ergono la lunga title track e la mega-suite Without Walls, ma anche un gioiello malinconico relativamente breve come Ocean si mostra ampiamente degno di nota. Passando al bonus cd le cose si fanno ancora più interessanti in quanto non si tratta di un cd composto banalmente di pezzi scartati. Nei 6 brani in esso contenuti gli IQ si mostrano infatti disposti a sperimentare nuove sonorità ampliando la loro tavolozza espressiva e contaminandosi, seppur in dosi moderate, con stili diversi: psichedelia, post rock, sperimentazioni elettroniche, prog-metal, ambient. Il risultato è a tratti spiazzante ma anche dannatamente affascinante, ed è la miglior testimonianza di quanto la band, nonostante la lunga carriera musicale, abbia sempre mantenuto la voglia di divertire e soprattutto divertirsi con la musica.

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