Over 40

Pubblicato il Maggio 25th, 2020 | by Roberto Paravani

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YES – Drama (1980)

Tracklist

Lato A
1. Machine Messiah
2. White Car
3. Does It Really Happen?

Lato B
1. Into the Lens
2. Run Through the Light
3. Tempus Fugit


Personell
Trevor Horn – lead vocals, fretless bass ● Steve Howe – guitar, mandolin ● Chris Squire – bass guitar, vocals, piano ● Geoff Downes – keyboards, vocoder ● Alan White – drums, percussion, backing vocals


Con TORMATO, pubblicato nel 1978, gli Yes hanno taccato il punto più basso nella loro decennale carriera mettendo d’accordo per una volta critica e pubblico. In negativo. Ciò che succede in pochi mesi dalla pubblicazione di quell’album, è complesso, teatrale e frenetico. In una parola: DRAMMAtico…

1979: gli Yes sono in piena crisi. Gli ultimi album hanno venduto meno del solito, mentre le spese legate ad un tenore di vita particolarmente dispendioso, da vere rockstar, sono sempre più alte. Il prossimo passo discografico è un grosso punto interrogativo dato che la band non ha idee nuove e contemporaneamente la casa discografica fa pressione per avere potenziali singoli di successo. I cinque per sopravvivere sono costretti ad inanellare concerti su concerti, i quali a loro volta producono liquidità ma anche stanchezza e nervosismo. In queste condizioni, il gruppo collassa:  il tastierista Rick Wakeman e il cantante Jon Anderson (leader e principale fonte di idee ma anche di stress per tutti coloro che gli gravitano attorno) abbandonano e solo la forte determinazione del bassista Chris Squire impedisce lo scioglimento del gruppo.

I tre sopravvissuti (oltre a Squire, il chitarrista Steve Howe e il batterista Alan White) entrano in studio per registrare del nuovo materiale ed anche con una certa fretta, visto che c’è alle porte un tour nel nord America già fissato, con parecchi biglietti venduti e anticipi incassati. In questo momento di urgenza, confusione e precarietà, ricorrente nella storia del gruppo, i tre sono anche alla ricerca di un paio di musicisti in grado di sostituire i fuoriusciti e magari di portare in dote qualche nuova canzone. A seguito di una serie di coincidenze e incontri casuali, decidono di annettere il duo techno-pop dei Buggles, che in quel 1979 aveva avuto un singolo in testa alle classifiche inglesi: Video Killed The Radio Star. Le due band non hanno in comune assolutamente nulla tranne il management di Brian Lane, ma i due giovani – il cantante Trevor Horn e il tastierista Geoff Downes – sono due fan di vecchia data. Immediatamente la nuova versione del gruppo si ritrova in studio per registrare il nuovo album degli Yes. Viste le condizioni drammatiche in cui l’opera viene creata, il titolo del nuovo lavoro non può che essere DRAMA.

L’album ottiene un discreto riscontro di vendite e di critica. Anche il tour nel nord America ottiene un buon successo, anche perché in molti hanno comprato i biglietti non sapendo un bel nulla delle pesanti defezioni. Il seguente tour inglese non va altrettanto bene visto che la notizia della “fusione a freddo” è ormai arrivata in Gran Bretagna, lasciando sgomenti i fan dei due gruppi che non perdono occasione per esternare le proprie frustrazioni. Frustrazioni che si riverbereranno sul già provato umore di un gruppo che prima decide di fermarsi e poi dà luogo ad una una ennesima rivoluzione. DRAMA invece finisce tra i lavori di retrovia degli Yes e le sue sei canzoni – con il rientro di Anderson – escono dalle scalette dei concerti per oltre un ventennio. Immeritatamente, visto che il suo contenuto, per quanto realizzato in fretta, ha sicuramente una propria dignitosa personalità.

DRAMA è un lavoro che unisce i capisaldi della tradizione a elementi più moderni e proprio per questo ha il pregio di avere attirato nel tempo nuovi fan, almeno quanti il precedente e bistrattatissimo TORMATO ne aveva fatti perdere. Il nuovo suono degli Yes è più moderno, più duro. Nella iniziale Machine Messiah si intravvedono addirittura ingredienti tipici dell’heavy-metal, soprattutto per i fraseggi irruenti della chitarra di Howe. Ovviamente sparisce quell’alone mistica indotta dai testi e dalla personalità di Anderson e senza dubbio le trame sonore sono meno complesse; ma altresì emerge un notevole, insolito, senso del gruppo. Chitarra, basso e batteria sono un tutt’uno che si muove in sintonia se non addirittura all’unisono, le tastiere sono completamente prone all’atmosfera del pezzo e mille miglia lontane dagli svolazzi leziosi della precedente gestione. Squire è in forma strepitosa e in Tempus Fugit confeziona una performance incomparabile, che poi riproporrà parzialmente in quasi tutti i suoli soli dal vivo. Infine, Does It Really Happen?, il miglior pezzo rock nella discografia ultracinquantennale di una band senza pace: in Italia fu scelto come sigla del famoso programma televisivo Discoring e divenne per questo un singolo di discreto successo.

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