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Pubblicato il Agosto 31st, 2016 | by Roberto Paravani

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The Fusion Syndicate – The Fusion Syndicate (2012)

Tracklist
1. Random Acts Of Science
2. Stone Cold Infusion
3. Molecular Breakdown
4. Particle Accelerations
5. At The Edge Of The Middle
6. Atom Smashing
7. In The Spirit Of…

Etichetta Purple Pyramid/CD

Durata 52’40”

Personell
Billy Sherwood (keyboards, guitars, drums, vocals) ● Nik Turner (sax on 1) ● Jerry Goodman (violin on 1) ● Rick Wakeman (keyboards on 1) ● Jimmy Haslip (bass on 1) ● Mel Collins (sax on 2) ● Colin Edwin (bass on 2) ● Billy Cobham (drums on 2) ● Steve Stevens (guitars on 2) ● Jordan Rudess (keyboards on 2) ● Jay Beckenstein (sax on 3) ● Billy Sheehan (bass on 3) ● Gavin Harrison (drums on 3) ● David Sancious (keyboards on 3) ● Eric Marienthal (sax on 4) ● Larry Coryell (guitars on 4) ● Chester Thompson (drums on 4) ● Derek Sherinian (keyboards on 4) ● Randy Brecker (trumpet on 5) ● Jim Beard (piano on 5) ● Steve Morse (guitar on 5) ● Percy Jones (bass on 5) ● Tony Kaye (keyboards on 6) ● Chad Wackerman (drums on 6) ● John Etheridge (guitar on 6) ● Theo Travis (sax on 7) ● Justin Chancellor (bass on 7) ● Asaf Sirkis (drums on 7) ● Steve Hillage (guitar on 7) ● Scott Kinsey (keyboards on 7)

Billy Sherwood è un giovanile cinquantenne americano in preda ad uno stacanovismo incontrollabile che lo vede attivo come autore, cantante, autore e produttore su più fronti. In passato, dopo essersi formato con alcuni gruppi di stampo prog, ha militato per qualche anno nelle fila degli Yes, con cui è rimasto in buoni rapporti e con cui ancora collabora occasionalmente. Negli ultimi anni, Sherwood ha sviluppato numerosi progetti che lo rendono paragonabile, almeno per la mole di musica prodotta, al suo collega d’oltre oceano Steven Wilson. Il suo ultimo progetto si chiama The Fusion Syndicate e si occupa di rendere omaggio, più che ad un singolo artista, a un genere specifico: “Sono cresciuto ascoltando Weather Report, Return To Forever e Mahavishnu Orchestra, e ho un profondo amore per il jazz e la fusion. Per questo album sono riuscito a mettere insieme un vero e proprio dream team, nel quale militano alcuni dei musicisti più rispettati a livello mondiale”. La squadra che l’artista americano è riuscito ad assemblare per The Fusion Syndicate è effettivamente da sogno e da un punto di vista puramente strumentale il livello è altissimo. Sherwood fa quasi tutto: oltre a produrre, registra, missa, canta (solo alcuni cori di ambiente, l’album è strumentale) e suona di tutto. Le tracce sono sette da circa sette minuti l’una e in ognuna suonano musicisti diversi: ovviamente gente del giro jazz/fusion ma anche del prog e del rock più tecnico. Dicevamo delle sette tracce; purtroppo sono state composte proprio da Sherwood e questo è il limite più evidente del progetto: le composizioni mancano di profondità, di lirismo, risultando mediamente tutte anonime, vuoi che si giochino su ritmi aggressivi, vuoi che swinghino (perdonate) morbidamente. Ma forse in un progetto come questo, un eccessivo sforzo compositivo sarebbe stato inutile visto che i pallidi temi proposti da Sherwood bastano ad indicare la strada e a consentire lo sfogo al talento solistico dei partecipanti. Si ha così modo di venir trascinati dall’impeto di Steve Stevens (il più hard tra i coinvolti), dai delicati fraseggi di Chad Wackerman, dalle turbolenze della sezione ritmica formata da Billy Sheehan e Gavin Harrison, dalla forza e dalla lucidità che ancora sprigionano dei vecchietti come Larry Coryell e Billy Cobham. Da questo insieme multiforme di idee (poche) e suoni (tanti) ne esce un album tutto sommato gradevole, che potrà addirittura far felici coloro i quali apprezzano più la padronanza tecnica di uno strumento rispetto alla costruzione dell’insieme.

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