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Pubblicato il Gennaio 14th, 2019 | by Paolo Carnelli

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Anathema – Internal Landscapes (2018)

Tracklist
1. Anathema
2. Untouchable (Part 1)
3. Untouchable (Part 2)
4. Thin Air
5. Ariel
6. Can’t Let Go
7. Dreaming Light
8. Are You There?
9. J’ai Fait Une Promesse
10. Leaving It Behind
11. Springfield
12. Distant Satellites
13. Internal Landscapes

Etichetta Kscope/CD

Durata 77’03”

Personell
Lee Douglas / vocals ● Danny Cavanagh / electric & acoustic guitars, bass, grand piano, keyboards, vocals ● Vincent Cavanagh / keyboards, programming, guitar, bass, vocals, arrangements ● Jamie Cavanagh / bass ● John Douglas / drums, keyboards, programming ● Daniel Cardoso / drums

Chi conosce un minimo gli Anathema  già saprà di come la band di Liverpool dal 1992 a oggi sia passata attraverso varie fasi stilistiche, anche radicalmente diverse tra loro, prima di approdare al sound che ha caratterizzato la sua proposta musicale degli ultimi anni: dall’ep PENTECOST III & THE CRESTFALLEN, vicinissimo al death metal (d’atmosfera) e incline al growling, passando per la fase alternative per arrivare alla lunga pausa tra A NATURAL DISASTER (2003) e il sorprendente WE’RE HERE BECAUSE WE’RE HERE del 2010 (mixato da Steven Wilson). 

INTERNAL LANDSCAPES è un disco antologico che raccoglie quanto basta all’ascoltatore per farsi un’idea della musica prodotta negli ultimi 10 anni dal gruppo di Liverpool. La raccolta si limita quindi ai dischi degli Anathema pubblicati dalla Kscope, tutti bagnati dalle stesse atmosfere al limite del post rock ma con una tensione emotiva che spesso trasborda in romanticismo dai toni sinceri e introspettivi. Ascoltare in sequenza brani come AnathemaUntouchable Part 1 2Ariel e la quasi canterburyana Dreaming Light è un tuffo al cuore. Se non fosse per la dilatazione di alcune tracce si potrebbe parlare di un pop molto raffinato, pensate ai cari vecchi Lotus Eaters (anch’essi di Liverpool) per esempio, ma per apprezzare al meglio le composizioni dei fratelli Cavanagh è fondamentale sintonizzarsi sui tempi giusti della marea sonora, che parte quasi sempre sottovoce per poi esplodere in crescendo emotivamente travolgenti. 

A giudicare dai risultati ottenuti con l’ultimo lavoro in studio, THE OPTIMIST , premiato come disco prog dell’anno ai Prog Awards del 2017 e capace al tempo stesso di entrare nella top 40 nel Regno Unito, sembra proprio che gli Anathema siano riusciti nel tempo a diventare un gruppo trasversale. E in un’epoca in cui dividere è indubbiamente molto più facile che unire, questo è un merito non da poco. 

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