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Pubblicato il Luglio 21st, 2017 | by DDG

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Andrea Laszlo De Simone – Uomo Donna (2017)

Tracklist
1. Uomo Donna
2. Sogno l’amore
3. Vieni a salvarmi
4. Meglio
5. Solo un uomo
6. Eterno riposo
7. Questo non è amore
8. Gli uomini hanno fame
9. Che cosa
10. La guerra dei baci
11. Fiore mio
12. Sparite tutti

Etichetta 42 Records/CD

Durata 77′ 46”

Personell
Andrea Laszlo De Simone (Chitarra caustica e voce) ● Daniele C (Quattrocorde e cori) ● Damir Zagabria Nefat (Chitarra eclettica) ● Zevi Bordovach (Piano, tastiere, pianole) ● Filippo Cornaglia (Batteria e cori) ● Anthony Sasso (Percussioni, cori e rumori)

Per essere libero dovrei scordare tutto quello che ho imparato, canta in Vieni a salvarmi: e libero lo è davvero, Andrea Laszlo De Simone, che con il suo (quasi) esordio UOMO DONNA lascia una traccia, lanciando in aria un pugno di frammenti di specchio, dove ognuno può vedere riflessi e risonanze di decenni di musica italiana e non.
Il suono rock compresso, le dilatazioni psichedeliche, la struttura da concept album con code anomale di nastri e voci a unire i brani, e tutti i rimandi che evocano direzioni differenti: ma soprattutto, le canzoni, con le melodie che oscillano tra Verdena e Bruno Lauzi, con le battistiane I giardini di marzo e 7 e 40 che sembrano trasparire in filigrana nella strofa di Eterno riposo e nel cambio di Fiore mio, il Battiato da CLIC in avanti sintetizzato dentro Gli uomini hanno fame (aforismi inclusi: cessate il fuoco/ uomini duri/ o durate poco), e gli echi di Afterhours contrapposti al pop anni ’60, al prog italiano o all’indie più moderno – Mina, Disciplinatha, Sergio Endrigo, Radiohead, Ivan Graziani, la vita, l’universo e tutto quanto, che siano realmente presenti o meno nel bagaglio del cantautore torinese, o piuttosto nelle orecchie di chi ascolta (…non mi aspetto che sia vero tutto quanto ciò che vivo e mi possiede, come dichiara in apertura del disco). E al di là dell’enciclopedia, ad emergere dal caleidoscopio rumoroso sono dodici canzoni memorabili, sentite e meditate (…e se smetterò di pensare, vienimi a salvare…), in forma di inni (Vieni a salvarmi) o scherzi esotici (Questo non è amore), di ganci quasi radiofonici (Fiore mio, La guerra dei baci, dove anche il video è una citazione esplicita) o riflessioni cupe (Sparite tutti) o jam psichedeliche (Uomo donna): e il tutto resta anomalo e coerente, tra sonorità consapevolmente vecchie e testi diretti e profondi.
Uno dei dischi italiani più sorprendenti e significativi degli ultimi anni, sicuramente non immediato né conciliante, ma denso di bellezze nascoste, da conquistare con l’attenzione e gli ascolti: del resto, come si afferra la tranquillità senza ferirsi il palmo delle mani?

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